SVANITY FAIR - LICENZIATO IN TRONCO IL VICEDIRETTORE MODA MICHELA GATTERMAYER, PERICOLANTE IL DIRETTORE LUCA DINI (VERSO UN RITORNO DI CRISTINA LUCCHINI?), PURE IL VICE MARCO DE MARTINO STA TRATTANDO LA SUA USCITA - DIMISSIONI DI CARLO VERDELLI, IN POLEMICA CON I TAGLI PREVISTI - A SPAVENTARE I TOP MANAGER USA È LA CONTRAZIONE PUBBLICITARIA, CON UN CALO STIMATO DEL 10% CIRCA PER IL 2012, E LA DISCESA DELLE COPIE VENDUTE DA CONDÉ NAST, IN PARTICOLARE DI ‘’VANITY FAIR’’: -35 MILA….

Marco Valle per Lettera43.it

Tagli, tagli e ancora tagli. Giampaolo Grandi, presidente e amministratore delegato in Italia del gruppo americano Condé Nast, ha imboccato questa strada nel gennaio 2012. E non ha intenzione di cambiarla. Tanto che - dopo aver ridotto le spese generali e decurtato i borderò collaboratori del 15% - adesso sono cadute le prime teste importanti.

Come quella di Michela Gattermayer, vicedirettore moda della testata leader del gruppo, il settimanale femminile Vanity Fair. È stata licenziata in tronco il 24 luglio 2012. Gattermayer, 50 anni, era arrivata a Vanity nell'autunno del 2011 da Velvet, il mensile patinato del gruppo Espresso, dopo un lunga esperienza nei femminili prima come caporedattore di Elle (Hachette-Rusconi, ora Hearst Italia) e poi come direttore del mensile Flair, gruppo Mondadori.

Ma, secondo quanto risulta a Lettera43.it, questo è stato solo l'inizio del terremoto in Condè Nast. Seguito mercoledì 25, dalle dimissioni (concordate con l'azienda) di Carlo Verdelli, che dal 2010 era executive vice president editorial, con mano libera sul cartaceo e sull'online.

TIENE L'UTILE MA CROLLANO LE COPIE DI VANITY. Eppure, i numeri del bilancio Condè Nast Italia, almeno sulla carta, non sono da crisi nera: il fatturato 2011 dell'azienda editoriale, infatti, è stato di 185,8 milioni di euro (in crescita del 2,5% rispetto al 2010), mentre l'utile netto è sceso a 13 milioni nel 2011, contro i 14,5 milioni del 2010.

E allora? A spaventare i top manager statunitensi è la contrazione pubblicitaria, con un calo stimato del 10% circa per il 2012, e soprattutto la discesa delle copie vendute, in particolare per Vanity Fair.

Il settimanale, che conta su una redazione di 50 giornalisti (circa un quarto dei 190 professionisti che lavorano in Condè Nast) da inizio anno ha perso 35 mila copie. Secondo l'ultimo dato Accertamento diffusione stampa (Ads) è infatti passato da una vendita a pagamento di 270 mila copie della media annua marzo 2011/febbraio 2012, alle 235 mila di maggio 2012.

In particolare, Vanity ha perso copie in edicola, quindi lettori veri: erano 175 mila quelle vendute mediamente nell'anno, che sono scese a 138 mila a maggio 2012, mentre gli abbonamenti sono saliti dai 94.292 mila di febbraio ai 97.398 mila di maggio 2012.

Dopo una drastica fase di razionalizzazione delle spese, che ha portato l'azienda a rivedere al ribasso i compensi dei collaboratori esterni, anche blasonati, di tutta la casa editrice, sono cominciati i licenziamenti. In modalità e stile tutto americano.

Secondo quello che si mormora nei corridoi di piazza Cadorna, nel mirino c'è anche il direttore di Vanity Fair, Luca Dini, che non ha ancora parlato con la redazione dopo il licenziamento di Gattermayer. Ma, secondo quanto risulta a Lettera43.it, ha smentito seccamente con i suoi fedelissimi un ribaltone in corso al settimanale.

Anche se alcune fonti hanno confermato a Lettera43.it che pure Marco De Martino, vicedirettore di Vanity, sta trattando la sua uscita con l'intenzione di tornare a New York.

PER VERDELLI DIMISSIONI POLEMICHE Le voci di un redde rationem che si rincorrono in azienda sono peraltro confermate dall'addio di Verdelli, che ha deciso di dimettersi in polemica con i tagli previsti. Verdelli resta però come consulente con un ruolo nel consiglio di amministrazione e farà parte, insieme con Grandi, dell'Editorial advisory board, che ha il compito di tutelare la qualità editoriale della casa editrice.

A Verdelli si deve il lancio di Vanity Fair nel 2005 e il merito di aver trovato, di fatto, l'ultima formula vincente nel settore dei periodici italiani. Una formula legata all'attualità e centrata su personaggi e interviste, che probabilmente sta ormai mostrando la corda nel difficile mercato dei femminili.

Verdelli aveva lasciato la Condè Nast per la Rizzoli occupandosi del rilancio della Gazzetta dello Sport, per poi rientrare il primo marzo 2010 con un ruolo manageriale.

VERSO UN RITORNO DI LUCCHINI. Tra i motivi delle dimissioni di Verdelli ci sarebbe proprio lo stravolgimento di Vanity Fair con il possibile ritorno sulla poltrona di direttore di Cristina Lucchini, già vicedirettore moda di Vanity, da quasi un anno direttore e protagonista del restyling del mensile Amica, gruppo Rcs periodici.
La svolta modaiola che prenderebbe il settimanale con il rientro di Lucchini è in contrasto con la linea che Verdelli ha lanciato e che poi Dini ha proseguito.

PROMOZIONI BLOCCATE, INCENTIVI ALL'USCITA. La prova che l'azienda editoriale voglia cambiare passo e alleggerirsi mirando alle figure apicali in previsione di tempi ancor più di magra, è arrivata nelle buste paga di giugno: lo scatto economico previsto dal contratto nazionale è stato assorbito nei superminimi dal ruolo di caporedattore in su.

E non basta. Il turn over - ovvero le nuove assunzioni - e le promozioni sono bloccati per tutto il 2012 e l'azienda ha fatto sapere ai dipendenti, non solo giornalisti, che è il momento giusto per concordare una buona uscita e lasciare il posto di lavoro licenziandosi.

La trattativa, ovviamente, è individuale perché non esiste nessun accordo sindacale che la regolamenti come, per esempio, era accaduto in Mondadori nel 2010. Ma di quanti giornalisti Condè Nast voglia fare a meno non è dato sapere, nemmeno al sindacato.

 

 

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