C’ERA UNA VOLTA IN ITALIA – A TORINO APRE UNA MOSTRA TUTTA DEDICATA SERGIO LEONE E ALLA SUA PASSIONE PER IL WEST – IL CURATORE FRAYLING: “AVEVA UN RAPPORTO EROTICO CON IL CINEMA”

Piero Negri per “la Stampa

 

SERGIO LEONESERGIO LEONE

La prima volta si incontrarono al Dorchester, dove si vede speso la gente del cinema quando capita a Londra. «L’appuntamento era al bar – racconta Christopher Frayling – e lui, pochi istanti dopo avermi salutato fece un gesto che non dimenticherò mai. Con una mano svuotò l’intero contenuto della ciotola di noccioline sul bancone e cominciò a mangiarle. Sergio Leone aveva l’aspetto di un Falstaff e come Falstaff era un uomo di grandi appetiti, con un sense of humour puntuto. 


In più aveva un rapporto molto sensuale, quasi erotico con il cinema. Una passione totalizzante, non solo intellettuale: coinvolgeva la vista, l’udito, un po’ tutti i sensi».

La mostra di Torino sull’opera di Sergio Leone e sul mondo che ha creato (da martedì, al Museo del Cinema nella Mole Antonelliana) è la prima di questa ampiezza (180 pezzi, molti inediti) mai organizzata in Italia. Nel mondo, c’è un solo precedente, che risale al 2005 ed ebbe luogo a Los Angeles: oggi come allora, il curatore è l’inglese Christopher Frayling, autore tra l’altro dell’unica vera biografia dedicata a Leone, Danzando con la morte. Frayling ha insegnato Storia a Bath e al Royal College of Arts di Londra, dal 2001 si fregia del titolo di Sir e dal 1967 combatte la battaglia in favore del regista italiano.

sergio leone sergio leone


«La mostra di Torino – dice – nasce per celebrare i 50 anni dall’uscita del primo western di Leone, e cioè Per un pugno di dollari. In Italia arrivò in sala nel settembre 1964, mentre in Gran Bretagna lo vedemmo tre anni dopo, quando furono risolte le questioni di diritti d’autore con Akira Kurosawa, che con il suo Yojimbo aveva “ispirato” il film. Avevo letto un po’ di recensioni, tutte abbastanza negative, e seduto in quel cinema a Londra mi chiedevo che razza di film avessero visto quei critici.

 

Era l’epoca in cui con un biglietto si poteva rimanere dentro il cinema anche tutto il giorno: io rimasi seduto al mio posto per due proiezioni consecutive. Che stile, che musica, che costumi! E quelle location polverose che poi scoprii essere spagnole e non americane, Clint Eastwood, che conoscevo come attore tv, qui completamente ridisegnato… Fu per me un’esperienza visiva straordinaria e l’avvio di una crociata, che in fondo non si è ancora conclusa, per dimostrare al mondo che grande artista fosse Leone».

APP LIFTING CLINT EASTWOOD APP LIFTING CLINT EASTWOOD


Oggi, cinquant’anni dopo Per un pugno di dollari, trent’anni dopo C’era una volta in America, venticinque anni dopo la morte di Sergio Leone, la questione è ancora aperta. Troppo fuori dagli schemi, troppo dentro il cinema di genere (uno, in particolare, il western, che insieme reinventò e affossò, esaurendone le possibilità narrative), troppo internazionale per l’Italia e troppo italiano per critici e produttori americani (ma non per il pubblico, che lo amò fin da subito, e per i registi, da Scorsese a Tarantino, che lo venerano come un maestro), troppo poco «politico» per un Paese superficiale e diviso, avviato a vivere anni di piombo.

 

È per questo – chiediamo a Frayling – che solo ora sembra arrivato il momento di Leone? «Intanto – spiega lui – è importante il titolo della mostra, C’era una volta in Italia, che rivendica un’appartenenza. Leone ha fatto esattamente ciò che in Gran Bretagna fecero i Beatles, che presero la musica pop e il blues americano e lo filtrarono con la loro sensibilità, o in Francia Django Reinhardt con il jazz che arrivava da oltreoceano.

 

clint eastwood spotclint eastwood spot

Ha abbracciato un linguaggio che apparentemente non era il suo e l’ha piegato al proprio gusto, alle proprie necessità di racconto. Il bello è che nessuno di loro, e tanto meno Leone, si può definire un filoamericano. Lui, al contrario, mi parlò della delusione terribile che ebbe quando i primi americani arrivarono a Roma, nel 1944: erano così diversi da Gary Cooper e Cary Grant… In fondo il suo cinema nacque in quel momento e non smise mai di misurare la distanza tra il mito e la realtà».


 

museo 
cinema 
Torino
museo cinema Torino

Non tutto il ritardo viene per nuocere, e la mostra di Torino (che Frayling peraltro spera di portare in altre città italiane) beneficia di materiale nuovo, o raccolto e catalogato negli ultimi anni, come le foto di scena di Angelo Novi, ora custodite dalla Cineteca di Bologna che partecipa all’organizzazione della mostra. «In genere le mostre come questa sono a due dimensioni – dice Frayling – io ho cercato di aggiungere la terza, per esempio con i costumi originali, che sono spesso l’unico elemento del set che è possibile mostrare, o con le armi, i dettagli di scena, a cui Leone prestava un’attenzione quasi maniacale.

 

Non sono un collezionista, ma con gli anni la mia raccolta di oggetti legata ai suoi film è diventata sorprendentemente ampia, nell’ordine delle migliaia di pezzi. Attingo anche da lì per fare un’affermazione molto semplice ma anche molto vera: non è la celebrazione di un morto, ma di un modo di intendere e fare il cinema che è ancora molto vivo, anzi, è più vivo che mai».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…