platinette

TORNA PRESTO, PLATINETTE - LA BATTAGLIA DI MAURIZIO CORUZZI CONTRO LA DIPENDENZA DA CIBO: “SONO COME UN TOSSICO DAVANTI ALLA DOSE” - L’INFANZIA IN UNA FAMIGLIA POVERISSIMA, IL PADRE LONTANO FINITO IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO LA GUERRA E IL RAPPORTO COMPLICATO CON IL FIGLIO: “CI SIAMO ABBRACCIATI SOLTANTO ALLA FINE DELLA SUA VITA…”

Azzurra Barbuto per “Libero quotidiano”

 

platinette al maurizio costanzo show puntata del 25 aprile 2019 7

Fonte di consolazione e anche di angoscia, per coloro che ne sono dipendenti il cibo smette di essere un piacere e diventa un subdolo strumento di autodistruzione. Lo sa bene Mauro Coruzzi, in arte Platinette, 64 anni, che da decenni combatte una insostenibile guerra contro carboidrati, zuccheri e lipidi, da cui esce quasi sempre sconfitto.

 

«Sono l'equivalente di un tossico davanti alla dose», ha rivelato più volte la drag queen più famosa d' Italia, spiegando pure di soffrire di attacchi di fame nervosa soprattutto durante la notte, allorché le angosce che si covano dentro diventano mostri giganti a cui si dà in pasto qualsiasi cosa, pur di farli tacere e non esserne divorati. Quella che attanaglia Platinette è una voracità che sorge nella mente più che nello stomaco.

 

platinette

Ingurgitare pietanze succulenti altro non è che un disperato quanto vano tentativo di riempire vertiginosi vuoti, che brontolano dai recessi dell'anima. È lì che abitano paure, sensi di colpa, rimpianti, insicurezze, laceranti dolori, sottaciute verità e malinconie. Allora si mangia, anzi si ingurgita di tutto, per un attimo di sollievo, che subito dopo lascia il posto ad una cupa disperazione. È in questo modo che si accumulano i chilogrammi di troppo e si diventa grassi, enormi, pesanti proprio come quelle emozioni che si cerca di ignorare. Ingombranti.

 

I DEMONI

platinette

Come Platinette, la quale ha annunciato il ritiro dalle scene, dai salotti televisivi, al fine di affrontare i suoi demoni. «Mangio compulsivamente, anche quando non ne ho realmente bisogno. Negli ultimi mesi è stato più difficile, sono arrivato a trascinare una gamba. Adesso il male che porto dentro di me deve essere estirpato. Dopo 45 anni di lavoro e di carriera, devo rimettere a posto le mie fondamenta, poi magari ci rivediamo», ha dichiarato durante la prima puntata del programma di Raiuno Italia Sì, diretto da Marco Liorni, format al quale Platinette ha preso parte la scorsa stagione. Si tratta dunque di un "arrivederci" e non di un "addio".

 

Coruzzi riconosce che la priorità in questo momento è quella di lavorare su se stesso, pure perché queste problematiche alimentari hanno una peculiarità: se non le affronti a muso duro e le debelli, piano piano ti ammazzano.

 

Platinette, dotata di un' intelligenza brillante, ha sempre scherzato riguardo la sua mole. Allorché le fu proposto di partecipare all' Isola dei Famosi affermò: «Se come gli altri concorrenti mi buttassi in acqua dall' elicottero per raggiungere l' isola a nuoto, scatenerei uno tsunami».

platinette

 

L'ironia è un mezzo per vincere l' imbarazzo, mascherare la propria sensibilità, sdrammatizzare la propria condizione. Questo ora non basta più. Secondo Marco, è tempo di affrontare il disagio una volta per tutte, di darsi delle regole alimentari e di rispettarle, portando a galla quei motivi che lo inducono a rifugiarsi nel consumo di montagne di dolci e salati. Inizia la ricerca di un equilibrio perfetto, non quello dettato dall' ago della bilancia, bensì quello tra il dare ed il ricevere.

 

PLATINETTE

Forse è quando questo meccanismo è inceppato o sballato che si precipita nella trappola mortale della bulimia. Platinette, che con la sua allegria ed i suoi colori vivaci ci mancherà non poco nel periodo della sua assenza dalla scena, dovrà compiere un avventuroso viaggio all' interno di se stessa, giungendo fino a quel sé bambino, che Marco ha voluto proteggere avvolgendolo in spessi strati di grasso affinché nessuno potesse fargli del male.

 

NATO IN POVERTÁ

Quel bimbo nato e cresciuto in un famiglia poverissima, il quale pativa la lontananza emotiva di un babbo che, avendo vissuto le atrocità del campo di concentramento durante il secondo conflitto mondiale, aveva difficoltà a relazionarsi con il figlio, a cui non insegnò mai a giocare a pallone né ad andare in bicicletta, lasciando i contatti tra i due congelati fin quasi alla morte.

platinette

 

«Ci siamo abbracciati soltanto alla fine della sua vita«, raccontò Marco a proposito di suo padre. La madre, invece, lo amò persino troppo quel pargoletto. Ossia senza misura, senza limiti, senza controllo. In maniera smodata. Marco, non farci attendere troppo a lungo il tuo ritorno. A noi piaci così come sei, sia coperto da troppo trucco che senza maschere.

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