grandi discorsi

LE PAROLE SONO IMPORTANTI – DA TEMISTOCLE A OBAMA: IN UN LIBRO I GRANDI DISCORSI CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA – STEVE JOBS A STANFORD COPIO’ SIDDHARTA – TORO SEDUTO ARRINGAVA I CAPI TRIBU’ DICENDO: "L’HO SOGNATO" – OLIVER CROMWELL "PARAGRILLINO" – MA IL MIGLIOR DISCORSO RIMANE QUELLO AL CINE DI CHAPLIN/HYNKEL NEL "GRANDE DITTATORE"-VIDEO

 

TORO SEDUTO

Luca Rossi per Libero Quotidiano

 

Ci sono parole che fanno la Storia, che restano scolpite nella mente, che restano quando il corpo viene rottamato e guidano le generazioni successive.

 

Ne sa qualcosa Gianluca Lioni che ha raccolto in un libro i migliori discorsi del programma Rai I grandi discorsi della storia di cui è stato consulente. Assieme a Michele Fina ha raccolto i migliori, I grandi discorsi che hanno cambiato la Storia (Newton & Compton, 320 pagine, euro 10) Si legge come un romanzo, ma è tutto vero, 3600 anni di storia sulle favelle dei migliori parlatori, dai più famosi agli improbabili, un vero e proprio inno alla buona retorica.

 

C' è Steve Jobs con il suo celebre discorso di Stanford, con il tocco di laurea, fuoricorso cronico di successo, fresco di duodenoencefalipancreasectomia fece il celebre discorso dello Stay hungry, stay foolish, («siate affamati, siate folli») già con la voce di un tono più basso. La voce di Steve, già prima non baritono, si sarebbe ancora abbassata fino a un sussurro nell' ultimo Keynote dove brandiva il microscopico schermo di iPhone 4 che nella sua manina fantasmatica sembrava enorme, quasi un millennio informatico fa.

i grandi discorsi cover

 

L' ultimo Steve Jobs è una moderna icona bizantina stampata 3d nei nostri neuroni, ma non da meno la strana coppia Kruscev - Kennedy, che nell' immaginario si minacciano ancora da un capo all' altro del mondo con i missili sovietici al largo di Cuba.

 

Ma Kruscev, contrario al culto della personalità istituito dal predecessore baffone, quello che era solito minacciare il partito con il fucile, sarebbe stato contrario alla canonizzazione digitale di Jobs come a quella laica di Stalin. Entrambi però, il "presidente berlinese" che sognava d' infrangere la frontiera spaziale come quella che al checkpoint Charlie tagliava Berlino ce l' uomo del disgelo erano concordi su una cosa: parlare in pubblico e farlo bene, costituiva il 90% del lavoro di un presidente o di un profeta. Ne sa qualcosa Maometto che nella valle di Arafat arringa la folla di fedeli, del Corano non dell' iPhone, ricordando loro di trasmettere queste parole ai loro discendenti: non ci sarebbe stato un altro profeta.

steve jobs

 

Lui si era portato avanti con il lavoro avendo contratto nove matrimoni e diversi figli che diffonderanno la fede dell' anziano padre. Perché i parenti sono spesso serpenti, ne sapeva qualcosa il sovrano ittita Hattuili I che nel 1620 AC dopo aver metto sotto scatto Babilonia e aver sconfitto Ramses II si ritrova con due figli bamboccioni che non sanno gestire il suo impero immenso. Il nipote Labarna è avido e non sa parlare alla folla e quindi lo mette ai domiciliari.

 

obama

Il nipote Murili promette bene, ma non è ben visto dal consiglio degli anziani. Il re deve fare un ultimo grande discorso, e raccomanda il nipotino come ultima scelta: «Avevo proclamato mio nipote Labarna mio figlio, ma ora è stato diseredato Il mio nuovo figlio è Murili, è lui il vostro nuovo re. Proteggetelo e aiutatelo». Come a dire: sempre meglio scegliere il minore dei mali, minore perché più giovane, ma il vecchio re aveva ragione: il piccolino ci saprà fare, come Steve Jobs aveva visto giusto eleggendo il piccolo Tim Cook CEO-sacerdote della religione della mela.

GIANLUCA LIONI

 

È un gioco di equilibrio, un buon discorso: è una pennellata di grigio uniforme tra il bianco e il nero, «la vita media che offre visione e sapienza e porta alla pace e all' illuminazione, passando attraverso la sofferenza» questa l' hippy di Cupertino l' ha rubata al discorso di Varanasi di Siddhartha Gautama, il principe-buddha. Poi, tra i discorsi c' è anche di capo indiano Toro Seduto che arringa i capi tribù e li sprona a combattere contro gli invasori bianchi che li minacciano di privarli della Terra dei bufali: «Noi possiamo vincere, l' ho sognato!». Ma tra i discorsi storici svettano, tra gli altri, anche quelli di Temistocle, Socrate Alessandro Magno, Gesù (il Discorso della Montagna), Francesco di Assisi, Lorenzo de' Medici, Galileo, Oliver Cromwell (al Parlamento inglese:

il grande dittatore chaplin

 

«È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio, in nome di Dio, andatevene!»). E l' Obama del plebiscito «Yes, We Can!» prima che diventasse «No, We can' t!» perché «Le parole sono importanti», diceva qualcuno. Anche se il miglior discorso, forse, rimane quello al cine di Chaplin/Hynkel nel Grande dittatore: «Guarda il cielo, Hannah! L' animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare sull' arcobaleno»..

michele finail grande dittatore 1

 

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO

sigfrido ranucci

DAGOREPORT - MILENA GABANELLI, L'UNICA AD AVER CAPITO TUTTO DI SIGFRIDO RANUCCI: "È UN GRAN RUBACUORI... LE RACCOGLIE A MAN BASSA, VEDEVO QUESTO IO…", DISSE "MI-JENA" IL 30 OTTOBRE 2025, A DUE SETTIMANE DALL'ATTENTATO DI POMEZIA, OSPITE DI GEPPI CUCCIARI A "SPLENDIDA CORNICE", RAI3, RIVOLTA AL CONDUTTORE DI "REPORT", INCORNICIATO “MARTIRE DELLA LIBERTÀ”, CHE REPLICÒ RIDENDO: “NO, NON È VERO…NON ABBASTANZA PER DIVENTARE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO” - ERANO BATTUTE, CERTO, MA OGGI PRENDONO UN’ALTRA PIEGA, UN SIGNIFICATO DIFFERENTE ALLA LUCE DELL'“ATTENTATO D'AMORE” DI LAVITOLA PER LANCIARE RANUCCI IN POLITICA E SULLE PRODEZZE EROTICHE DEL “ROCCO SIGFRIDO” CON STAGISTE E FONTI IN GONNELLA – ANCHE LA LETTERA ANONIMA DEL 2021 INVIATA ALLA RAI CHE ACCUSAVA RANUCCI DI MOLESTIE E RICATTI SESSUALI NEI CONFRONTI DI TRE COLLEGHE DI "REPORT", E CHE SI CONCLUSE CON L'ASSOLUZIONE DEL CALDO SIGFRIDO, ASSUME OGGI UN'ALTRA LUCE... - VIDEO