tullio de piscopo

“SONO RIMASTO TRAUMATIZZATO DALLA MORTE DI SENESE, VOLEVO SMETTERE. HO SOFFERTO MOLTO” - TULLIO DE PISCOPO FESTEGGIA GLI 80 ANNI CON UN TOUR NEI TEATRI (“THE LAST TOUR - NUN'O SACCIO”): "RICORDERÒ JAMES E GLI ALTRI. NON PENSAVAMO AI SOLDI, NON SAPEVAMO CHE STAVAMO SCRIVENDO LA STORIA. CHI IMMAGINAVA PIAZZA DEL PLEBISCITO, NEL 1981, CON PINO DANIELE, DAVANTI A 220MILA PERSONE?" - "CON IL BRANO 'ANDAMENTO LENTO' MI CI COMPRAI LA CASA CON DUE BAGNI PER ME E MIA MOGLIE. È STATA LA MIA RIVINCITA, PERCHÉ QUANDO ERO BAMBINO NON AVEVAMO IL BAGNO IN CASA. QUANDO PENSO A QUELLA CANZONE VEDO I DOLLARI CHE CADONO” – VIDEO

 

 

Barbara Visentin per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

tullio de piscopo

Sarà un 2026 di celebrazioni per Tullio De Piscopo: gli 80 anni, che compirà il 24 febbraio, verranno festeggiati con un tour nei teatri, ’80 Tullio – The Last Tour… Nun ’o saccio! , da aprile, e poi un cofanetto in tiratura limitata ripercorrerà una vita alla batteria, da Napoli al mondo. 

 

Ma sarà l’ultimo tour? 

«Dopo la dipartita di mio fratello James Senese la mia intenzione era quella di smettere. Ho sofferto molto, sono stato in ospedale vicino a lui mentre era in terapia intensiva. Speravo in un miracolo, ma era in coma. Quindi sono rimasto un po’ traumatizzato, ma mi hanno convinto ad andare avanti. L’importante è fare tutto con amore. Avrò anche una batteria color oro. Mi hanno proposto pure le bacchette, ma ho detto “solo se sono di oro vero” (ride)». 

 

Nei concerti lo ricorderà? 

«Il tour è dedicato a tutto quel che ho fatto e alle persone belle che ho incontrato. Ricorderò James e gli altri. Non pensavamo ai soldi, non sapevamo che stavamo scrivendo la storia. Chi immaginava piazza del Plebiscito, nel 1981, con Pino Daniele, davanti a 220mila persone?». 

 

 

Quando era giovane lei? 

pino daniele tullio de piscopo

«Mi chiedevano “che lavoro fai?”. E io: “Suono”. “Sì, ho capito, ma di lavoro che fai?”. La considerazione non c’è mai stata, però noi abbiamo avuto una golden age. C’erano le balere, i nightclub dove suonavo con Pino e James, vicino al porto di Napoli, per la flotta americana». 

 

Un ricordo? 

«Una sera arrivò un militare nero e chiese qualcosa a Pino che stava lì con la sua sigaretta. Lui mi guardò e disse “nun aggio capito niente”. Io gli risposi: “Vabbuò, tu fai Stardust”. Poi ci facemmo anche ‘nu blues, andò bene. Agli americani piaceva la musica napoletana fatta a blues, con qualche frase in inglese. Fu quella una delle grandi intuizioni di Pino. Era un magico poeta e un magnanimo signore. Facevamo cose straordinarie, senza neanche provarle». 

 

Il suo talento per la batteria girava in famiglia. 

pino daniele tullio de piscopo

«Quando ho aperto gli occhi ho visto tamburi, piatti e bacchette. Mio papà era batterista e poi c’era the fabulous Romeo De Piscopo, mio fratello più grande che un sabato sera è uscito di casa per andare a suonare e non è più tornato. Tutto quel che ho fatto e che farò, è sempre dedicato a lui. Avrebbe fatto meglio di me, ne sono sicuro». 

 

Lo sente accanto? 

«Sono andato via presto da Napoli ed è stato difficile. Potevo perdermi, ma non è successo perché c’era Romeo. Finivamo di suonare alle 4 o 5 del mattino, si andava alla stazione Centrale, dove tutti si ritrovavano, e si poteva incontrare qualsiasi cosa, c’erano le tentazioni, ma per Romeo dovevo fare cose importanti. A volte ha suonato pure con me, dato che non capivo come riuscivo a fare certi passaggi». 

 

Poi ha collaborato con tutti i grandi. De André? 

«Era una persona buona che ti faceva sempre sentire a tuo agio. Ci siamo incontrati quando a Milano non mi conosceva nessuno e mi parlava come se ci conoscessimo da anni. Non metteva spazio fra sé e una persona normale». 

tullio de piscopo

 

Lucio Dalla? 

«Pino volle chiedergli di suonare il clarinetto in “Nami na”, brano molto importante della mia storia. Come due studenti, ci mettemmo il pesantissimo multitraccia sottobraccio e andammo in treno a Bologna. Poi andammo anche in vacanza da lui, alle Tremiti: una notte mi portò su un promontorio per farmi ascoltare le diomedee, degli uccelli che verso mezzanotte piangevano come neonati, incredibile. Allora le registrai e le misi in un pezzo, “San Domino”». 

 

Tutti la conoscono per «Andamento lento». 

«Mi ha dato la possibilità di comprare l’appartamento che la mia famiglia meritava, due scrivanie per le mie figlie che studiavano, due bagni per me e mia moglie. È stata la mia rivincita, perché quando ero bambino non avevamo il bagno in casa. Quando penso a quella canzone vedo i dollari che cadono». 

 

Come fu portarla a Sanremo, nel 1988? 

tullio de piscopo

«Non ci volevo neanche andare, c’erano tanti big, non andò bene in classifica. E dopo la prima esibizione, il 24 febbraio, giorno del mio compleanno, incontrai un produttore-manager, uno di quelli che vanno lì a mercanteggiare. “Ma perché sei venuto con quella canzone?”, mi disse, disprezzandola. Rimasi così male che andai a letto triste e nervoso. Il 25 mi svegliai e sentii “andamento lento” alla radio. Cambiai canale e... “vieni vieni con me”. Stava passando ovunque. Rimase per 7 mesi prima in classifica. Tiè». 

 

Anche quest’anno il Festival inizia il 24 febbraio. 

«Amo Sanremo, ho preso pure la patente lì nel 1966 perché dovevo suonare per tre mesi al casinò e mi iscrissi a scuola guida». 

(...)

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