IL GROUND ZERO DEI RAVE PARTY – UNA VECCHIA STAZIONE DEL METRÒ NEGLI ABISSI DI NEW YORK OSPITA LA FESTA PIÙ SFASCIONA DELL’ESTATE

Francesco Semprini per "La Stampa"

Il tam-tam inizia, discreto, un paio di settimane prima con una serie di email che cadenzano il conto alla rovescia per il grande appuntamento, la festa del Solstizio d'estate.

Man mano che passano i giorni il quadro si arricchisce di dettagli sulla «location», esclusiva e stravagante, ma soprattutto «underground», come ogni appuntamento modulato sotto la regia di Jeff Stark, impresario della notte e fondatore di «Nonsense Nyc», noto per le performance che organizza in vecchi vagoni della metro o fabbriche abbandonate.

«Questo è un evento rischioso, fisicamente e legalmente», recita una email, un evento a parecchi metri sotto terra, in una vecchia stazione abbandonata della «subway», negli abissi newyorkesi.

Comincia così «Before we were ghost», con un appuntamento per venerdì alla mezzanotte, a Dumbo, quartiere «nuart» incastonato tra il ponte di Brooklyn e quello di Manhattan: «Portate una candela, una flashing light e 20 dollari per gli artisti». La luce della luna piena accende i riflettori sullo stile stravagante che veste le decine di persone giunte al ground zero del solstizio.

Un ragazzo dello staff «Echo Vault» indica la strada, un varco ad altezza tombino, poi una serie di scale con vecchie insegne della «Mta» che portano sempre più giù, nelle viscere illegali della Grande Mela.

C'è chi si guarda indietro, quasi a chiedersi: «Come ne vengo fuori?». C'è chi invece si lascia rapire dal fascino delle tenebre, per destarsi tutto d'un tratto all'esplosione di luci e note musicali che alzano il sipario alla notte più corta dell'anno. Il clima ricorda quello dei «rave» al limite della legalità dei primi Anni Novanta, o degli «after hours» itineranti in Europa. Ma questa non è una festa di massa, gli invitati sono al massimo duecento, selezionati per quella che viene definita «half a party, half a performance».

La colonna sonora è una sinfonia senza tempo che unisce melodie, suoni e immagini, come quella della «Extra Action Marching Band», o di Jessica Delfino, che sul palco si diletta in una ballata moderna su New York, mentre il batterista Joel Saladino regala assoli mozzafiato.

Tutto intorno è un mosaico di graffiti e murales, illuminati a tratti dal tappeto di candele che delimitano il perimetro della vecchia stazione. Cubiste in body e calze a rete si muovono senza sosta dando forma alla musica, mentre davanti al palco è una querelle di abiti e colori, c'è chi indossa una vecchia divisa, chi un vestitino che ricorda una corazza, chi indossa i panni del super-eroe e chi, invece, sembra aver fatto appena in tempo a chiudere l'ufficio.

Mentre qui e là mangiafuoco e mangialame danno corpo a «freak show» improvvisati, gomito a gomito con i tanti che non ballano senza sosta, assorti in un viaggio interiore, che in alcuni casi sfiora lo sballo. Ma sempre ordinato, anche quando una voce spiega che lo spettacolo è giunto al termine, e indica di riprendere le scale per andar via, il più lontano possibile.

La festa è finita, i fantasmi riemergono dalla subway, in fila, quasi schivi gli uni degli altri, come quando la mattina vanno al lavoro. Già pronti a immergersi di nuovo negli abissi, quando suonerà la nuova adunata «underground».

 

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