
LA VENEZIA DEI GIUSTI – “SOTTO LE NUVOLE”, ULTIMO FILM DI GIANFRANCO ROSI, È, COME “SACRO GRA”, UN GRANDE VIAGGIO IN UNA ZONA PRECISA DEL MONDO CHE RAPPRESENTA IMMEDIATAMENTE UN PO’ TUTTO IL MONDO, TRA IL GOLFO DI NAPOLI E IL VESUVIO – HA GRANDI MOMENTI POETICI, GRAZIE AL BIANCO E NERO CHE UNISCE E AMALGAMA NUVOLE E FUMO E TOGLIE A NAPOLI L’AZZURRO DEL CIELO E DEL MARE, MA ANCHE GRANDI MOMENTI COMICI. PERCHÉ BASTA ASCOLTARE I DIALOGHI AL TELEFONO DEI VIGILI DEL FUOCO DEI CITTADINI E SCATTA SUBITO LA COMMEDIA… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
Costruito alla luce di due ispirazioni, una fortemente romantica di Jean Cocteau (“Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo”), e una ideologica di Roberto Rossellini, “Viaggio in Italia”, magari ormai un po’ ovvia, ma che rimanderà alla bellissima lettera di Plinio a Tacito sul terremoto di Pompei, “Sotto le nuvole”, ultimo film di Gianfranco Rosi, costruito con l’aiuto di Carmelo Marabello e di Marie Pierre Duhamel-Muller, da poco prematuramente scomparsa, prodotto da Donatella Palermo e Paolo Del Brocco, è, come “Sacro Gra”, un grande viaggio in una zona precisa del mondo che rappresenta immediatamente un po’ tutto il mondo.
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
Strutturato a episodi ben definiti dove si muovono i tombaroli che scavano chilometri di galleria sotto la zona sismica e distruggono secolo di memorie e di storia romana, gli archeologi innamorati delle proprie scoperte, gli abitanti che a ogni scossa di terremoto chiamano i pompieri (“Mi dia il civico…” – “ Il civico…? – “’O nummero dell’abitazione!”), i marinai ucraini che portano il grano nel porto e devono ritornare in zona di guerra, il professore del doposcuola di un gruppo di ragazzi, è un film che passa costantemente dal presente al passato, dalla storia alla cronaca per rivelarci qualcosa che i tombaroli non potranno rubarci.
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
L’umanità di chi vive sotto quelle nuvole e sopra quelle infinite gallerie costantemente alle prese con una terra in movimento. La circumvesuviana, le nuvole del Vesuvio, i soffioni che vengono dalla terra, le onde del mare uniscono le tante storie che Rosi ci mostra a metà tra realismo e un minimo di messa in scena.
Alla fine il film ha più unità di “Notturno”, che soffriva del fatto di non sapere mai dove eravamo, ha grandi momenti poetici, grazie al bianco e nero che unisce e amalgama nuvole e fumo e toglie a Napoli l’azzurro del cielo e del mare, ma anche grandi momenti comici. Perché basta ascoltare i dialoghi al telefono dei vigili del fuoco dei cittadini e scatta subito la commedia.
Ma, rispettando l’impostazione rosselliniana di “Viaggio in Italia”, ha anche grandi momenti che ci mostrano quanto l’arte antica, la produzione creativa dell’uomo viva in eterno una volta tornata alla luce. Rosi passa costantemente dalla terra al mare, dal cielo ai cunicoli sotterranei.
Ha la fortuna di incontrare un vecchio, incredibile servizio sui tombaroli di Ugo Gregoretti, dove un personaggio chiamato “il topo” ci spiega che la sua è una professione antica quanto Roma. Che non c’è tomba romana, insomma, che sia mai esistita senza un tombarolo.
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
Avvolto da una musica giusta e ben dosata di Daniel Baumberg (“The Brutalist”), da un montaggio generoso e appassionato, “Sotto le nuvole”, secondo film italiano in concorso, è un film che si vede con estremo piacere, che ci fa sentire a proprio agio sia in cielo che sotto la terra a scavare coi tombaroli, che recupera giustamente la lezione di Rossellini e di Gregoretti, cioè il nostro cinema e la nostra tv del 900.
Che non vuole spiegarci nulla, né come si vive col Vesuvio e col terremoto, ma solo farci guardare sotto di noi, sopra, a destra, a sinistra. Nella cartina geografica, ma anche nella storia del mondo.
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
SOTTO LE NUVOLE DI GIANFRANCO ROSI
sotto le nuvole