VENEZIA, LO STAGNO DELLA CULTURA DOVE MUOIONO LE RANE E RINASCONO I LAMPIONI

Francesco Bonami per "La Stampa.it"

Che nessun partito o gruppo politico abbia prestato attenzione nel proprio programma alla voce «cultura», sia come «bene culturale» sia come «produzione culturale», era già una cosa molto grave, ma di questi tempi meravigliarsi dello stato dell'arte, politica o meno, è un po' da ingenui.

Certo però rimane difficile non scandalizzarsi davanti alla notizia, appena confermata dallo stesso artista, Charles Ray, che il famoso e fotografatissimo Ragazzo con la rana, la scultura che dal 2009 ha cambiato il paesaggio di Venezia in cima a Punta della Dogana, nel giro di pochi giorni dovrà fare le valigie. Il Comune non gli ha rinnovato il «permesso di soggiorno». Perché?

Incredibile ma vero: il motivo che ha portato il sindaco Giorgio Orsoni a sfrattare la bellissima opera d'arte sta nel fatto che alcuni veneziani gli preferiscono la copia di un lampione dell'800 che prima nel 2009 stava lì al posto della statua del ragazzo. Ancora una volta la codardia amministrativa e la politica del folclore, che a sua volta è folcloristica, hanno la meglio sulla vera cultura, contemporanea o meno che sia. Un lampione al posto di un'opera d'arte!

Capeggia le fila della rivolta anti-rana Franco Miracco, già consigliere della Biennale di Venezia ed eminenza grigia, se non addirittura consigliere ufficiale, di vari ministri della Cultura. Secondo Miracco, che ignora più di un dettaglio, l'opera dell'artista americano è solo un segno dell'imperialismo di François Pinault, il Napoleone dell'arte contemporanea che ha occupato la Repubblica veneziana. Ma, anziché fare come il suo famoso connazionale, le opere d'arte a Venezia Pinault le porta anziché toglierle.

Per Miracco questa piccola differenza poco conta. Secondo lui arricchire il patrimonio della città equivale a saccheggiarlo. Immaginate se al posto di gloriosi monumenti, tipo quello equestre di Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio, sempre a Venezia in piazza Santi Giovanni e Paolo, un manipolo di cittadini inveleniti volesse rimettere, che so, un pozzo di marmo.

Venezia è Venezia grazie al fatto che i veneziani di qualche secolo fa le opere le commissionavano ai grandi artisti e poi le tenevano regalandole alle generazioni che sarebbero arrivate dopo di loro. Miracco e quelli come lui vogliono espellere il Ragazzo con la rana convinti, in cattivissima fede, che quella scultura in quel luogo sia oltraggiosa. Mentre il lampione invece fu concepito dai Dogi proprio per quel punto lì ancor prima che ci fosse l'elettricità.

Eppure Charles Ray quel ragazzo l'ha proprio pensato per quel punto preciso. Partendo da lontano, dal romanzo di Mark Twain Huckleberry Finn, dove il protagonista ascolta il rumore delle acque del Mississippi e delle rane e sotto il cielo stellato prova questa sensazione di incredibile meraviglia. Meraviglia che milioni di turisti in arrivo da tutto il mondo provano davanti alle acque e alla magia di Venezia. Non solo, questi milioni di turisti forse, anzi sicuramente, più ignoranti di Miracco e dei veneziani doc del suo manipolo, davanti al Ragazzo con la rana impazziscono scattando milioni di foto.

Lo fanno perché una delle qualità di questa scultura è proprio quella di far convergere l'antico con il contemporaneo, la città, le acque del Canal Grande con il bianco puro dell'adolescente che con la rana in mano e con un piede leggermente più avanti sta per compiere un passo dentro la propria maturità, così come la famosa statua del kouros greco, tanto ammirata da Charles Ray, sta facendo un passo per attraversare il confine fra la Grecia arcaica e quella classica. Un passo che invece Venezia sembra ostinatamente rifiutarsi di fare.

Tutte queste cose i nemici del ranocchio forse non le sanno o forse ottusamente rifiutano di ascoltarle. Per loro quello che vedono è solo e semplicemente un'opera d'arte contemporanea, motivo sufficiente per rifiutarla a priori. Se a questi signori avessero detto che la scultura del giovane con il ranocchio arrivava dal mare Ionio ed era stata ripescata in una nave greca del IV secolo a. C. son certo che l'avrebbero accolta a braccia aperte. Se invece poi il lampione gli fosse stato presentato come opera d'arte contemporanea, cosa che in parte per altro è, visto che è una copia tarocca dell'«Originale», apriti cielo!

La cosa che disturba di più in questa vicenda è dunque la cecità culturale, civile e sociale di chi si oppone per partito preso a qualcosa che, in altri tempi più colti e illuminati del nostro attuale buio italiano, sarebbe stata acclamata e lodata. La cosa tragicamente incredibile è che reazioni irrazionali e retrograde come queste vengano prese sul serio dall'amministrazione pubblica, disposta a sacrificare, a poche settimane dall'apertura della Biennale di Arti Visive, quando Venezia tornerà a essere l'epicentro internazionale della contemporaneità, un gioiello artistico che altro non fa in modo splendido che creare continuità fra la storia e la cultura della città.

Vogliamo augurarci che il sindaco Orsoni e la sua Sovrintendenza non siano così miopi o così codardi da cedere agli schiamazzi di chi veramente non sa di cosa sta parlando e di chi alla cultura fino a prova contraria ha dato pochissimi e inutilissimi consigli. Chiunque abbia visto l'opera di Charles Ray dal vero in quel punto non può non esserne rimasto affascinato. Non dobbiamo decidere tra il valore del passato e quello del presente, ma tra i valori della civiltà, che sono sempre contemporanei, e quelli della barbarie che son sempre retrogradi. Far diventare un lampione il simbolo della cultura delle tenebre mi pare davvero paradossale.

 

VENEZIA STATUA DEL RAGAZZO CON LA RANA VENEZIA STATUA DEL BIMBO CON LA RANA VENEZIA STATUA DEL BIMBO CON LA RANA GIORGIO ORSONI GIORGIO ORSONI

Ultimi Dagoreport

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...