verdone cordelli mongiano

"ANCHE VERDONE RECITO’ IN UN TEATRO VUOTO!" - FRANCO CORDELLI RICORDA UN EPISODIO CAPITATO NEL 1977 ALL’ATTORE ROMANO: "NESSUNO SQUALLORE, VERDONE SI RIVELO’ UN MAGO. IL GIORNO DOPO SCRISSI UN LUNGO ARTICOLO: ’È NATO IL NUOVO FREGOLI’ - MEMORE DI QUESTO EPISODIO COME NON PLAUDIRE A GIOVANNI MONGIANO CHE A GALLARATE HA RECITATO ANCHE LUI DI FRONTE A UNA PLATEA VUOTA? - VIDEO

 

È diventato un caso quello dell' attore Giovanni Mongiano che, sabato scorso, è andato in scena al Teatro del Popolo di Gallarate recitando in una sala completamente vuota. Lo scrittore e critico Franco Cordelli ricorda un episodio analogo del 1977 che riguarda gli esordi di Carlo Verdone  

 

 

Franco Cordelli per il Corriere della Sera

 

VERDONEVERDONE

In quegli anni scrivevo per Paese Sera. Cominciai nel 1968 e nel 1977 credevo fermamente in un nuovo teatro, quello che era e per antonomasia divenne il teatro d' avanguardia. La fortuna fu che questo teatro era quasi tutto romano, si scrisse di quegli spettacoli fuori d’Italia, Roland Barthes recensì Le 120 giornate di Sodoma di Giuliano Vasilicò su Le Monde.

 

L' entusiasmo era alle stelle, di chi il teatro lo faceva e di chi lo seguiva passo passo, annotandone ogni minima manifestazione. Da poco, in quell' anno, il 1977, era nato un teatro nuovo, o meglio un teatrino - poco sotto Castel Sant' Angelo. Si chiamava Alberico. Ma era un teatro a due piani, al piano di sotto c' era un teatro più piccolo, l'Alberichino, quasi una cantina: del resto dove viveva e prosperava questo teatro se non nelle cantine? Nulla, allora, ci spaventava, si andava ovunque, anche nelle periferie più lontane, quelle che non conoscevamo e che l' avanguardia ci fornì l' opportunità di conoscere. Ma l' Alberico non era così lontano, quasi ci abitavamo, vivevamo accampati nei dintorni.

GIOVANNI MONGIANOGIOVANNI MONGIANO

 

Nel giro di un mese successero due cose che ricordo abbastanza bene. Un gruppo di attori toscani si era trasferito a Roma. Uno di loro, un certo Roberto Benigni, lo avevo già incontrato in una commedia di Kroetz, La corte delle stalle , in un' altra cantina divenuta famosa, il Beat 72. Ma era uno degli attori, non il solo. Da solo si propose all' Alberico, recitava in Cioni Mario.

 

Gli spettatori erano pochissimi, lui era letteralmente spalle al muro, dal vuoto dell' ambiente ricavò energia. Il giorno dopo scrissi un articolo entusiasta. Vi tornai su invitando i colleghi renitenti ad andarlo a vedere. E, in effetti, andarono, fu il successo, Benigni cominciò a diventare Benigni.

 

FRANCO CORDELLIFRANCO CORDELLI

Ma il vero episodio memorabile avvenne di lì a un mese. Al piano di sotto si stava proponendo un certo Carlo Verdone. Perché vi andai? Non lo so, forse perché ero tra gli accampati. Ma quando scesi le scale e arrivai nella sala vuota rimasi di stucco, qualcuno si avvicinò e disse che Verdone non avrebbe recitato, non c' erano spettatori.

 

Insistei, confermai che avrei scritto. I messaggeri convinsero Verdone a entrare in scena, con il suo Tali e quali , eravamo in due o in tre, faccia a faccia, con me c' era un' altra persona.

 

Dopo pochi minuti l' imbarazzante situazione svanì, fu dimenticata, eravamo davvero e proprio a teatro.

GIOVANNI MONGIANOGIOVANNI MONGIANO

 

Dove altro, se no? Nessuno squallore, era come se la sala fosse piena. Verdone si rivelò per ciò che è, un mago. Il giorno dopo scrissi un lungo articolo, era intitolato «È nato il nuovo Fregoli», il titolo Verdone lo ricorda sempre, allora lo ricordo anch' io.

 

verdone2verdone2

E memore di questo fausto episodio di quarant' anni fa come non plaudire a Giovanni Mongiano che a Gallarate ha recitato anche lui di fronte a una platea vuota, c' erano solo una cassiera e una tecnica delle luci? Lo si deve applaudire e gli si deve augurare la fortuna che toccò ai suoi illustri predecessori.

 

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