luciano de crescenzo

COSI’ PARLO’ LUCIANO DE CRESCENZO: “A 90 ANNI NON MI SENTO VECCHIO MA DIVERSAMENTE GIOVANE. QUANDO INCROCIO UNA BELLA DONNA MI VOLTO A GUARDARLA, MI PIACE, MA NON RICORDO IL PERCHÉ" - L’AMICIZIA CON ARBORE: “HA LA CAPACITÀ DI RENDERE ELEGANTE QUALSIASI COSA FACCIA O INDOSSI. PERSINO I SUOI IMPROBABILI GILET” – VITA, FILOSOFIE, ‘SEGNORINE’ E INCIUCI DEL “SIGNOR BELLAVISTA”... – VIDEO

 

 

Antonio Gnoli per Robinson-la Repubblica - ESTRATTO

 

(...)

de crescenzo

De Crescenzo sfiora la tastiera del computer, come se da quell' oggetto a lui particolarmente caro ( è stato ingegnere dell' Ibm) debbano uscire le parole per nuovi progetti e nuovi sogni. Ora che ha toccato il traguardo dei 90 anni vive come se un nuovo capitolo si stia per aprire: «Non ne capisco bene la direzione. La vecchiaia ha reso tutto più lento e questo mi permette di soffermarmi su cose che in passato avrei ignorato. È uno dei pochi vantaggi. Mi sento più affaticato, ma anche più sensibile. Non ho orari, non ho scadenze, in un certo senso non ho limiti imposti dall' agenda. E se ripenso alla mia vita, cosa che a volte faccio, avverto un senso di coerenza, di continuità, di felice scompiglio tra i pensieri. Mi capita di dimenticare i nomi, di non avere i riflessi di un tempo, quella prontezza che è insieme ironia e intelligenza del vivere. Ma alla fine che ti devo dire? Sono stato fortunato».

 

È anche l' ambizioso titolo che hai dato al tuo ultimo libro. Ne hai scritti più di quaranta e venduto milioni di copie. Sei uno dei rari casi di incontestabile successo. Nato, per altro, in un campo complicato come quello della filosofia. Come ti è venuto in mente di occupartene?

«Ero reduce dal successo imprevedibile di Così parlò Bellavista, con cui avevo venduto più di seicentomila copie solo in Italia. L' editore mi propose subito un Bellavista due. In quel periodo volevo scrivere di altro e pensavo alla Grecia antica. Al modo in cui la filosofia era lo strumento principe di comunicazione. Quando non c' erano la televisione, la radio, internet. Ma soltanto le piazze e i simposi dove discutere di tutto. Lo dissi al mio editor».

de crescenzo arbore laurito

 

Cosa accadde?

«Si scatenò l' inferno. Fui convocato in casa editrice e cercarono in tutti i modi di farmi cambiare idea. Mi dissero che ero impazzito. E che il mio libro sarebbe finito al macero. Volevo essere uno scrittore invenduto? Loro non avrebbero collaborato. Andò avanti per tutto il pomeriggio. Io fermo sulle mie posizioni. Loro terrorizzati dal fallimento. Li presi per sfinimento e perché dopo tutto c' era stato il successo di Bellavista ».

 

Successo che replicasti.

«Il primo dei tre volumi della mia Storia della filosofia vendette mezzo milione di copie. Quando poi con ''Il dubbio'' raggiunsi un milione di copie mi convinsi che la filosofia non era materia per pochi. L' importante era spiegarla con parole semplici ».

 

L' operazione fu considerata poco seria dagli addetti ai lavori. Dissero che il tuo lavoro squalificava il sapere che fu di Socrate e Platone. Come reagisti?

«L' invidia è un brutto sentimento che non ti aiuta a vivere bene. Oltretutto, ti priva degli strumenti creativi. E quella che percepivo, diciamo nell' ambito accademico, era appunto invidia: come ti permetti povero ingegnere di uscire dal tuo campicello per venire a parlare dei massimi sistemi? Solo che io non parlavo di massimi sistemi ma di cose minime che stanno a cuore alla gente e per questo ero amato dal pubblico dei lettori. Io non mi ritengo un filosofo. Diciamo costeggio con la mia barchetta la materia. Tutto qui».

laurito de crescenzo

 

 

(...)

A parte i cavalli le altre tue passioni sono state le donne. Come sei quando ti innamori?

«Se ti riferisci ad oggi, da molti anni ormai all' amore preferisco l' amicizia. In passato le cose sono state più complicate».

So di tue passioni travolgenti ma anche di rifiuti e delusioni subite.

«Mi fai tornare molto indietro nel tempo. Tieni conto che sono diventato maggiorenne prima che chiudessero le case di tolleranza».

 

Tu le frequentavi?

«Faresti prima a chiedere chi non le frequentava. Ma non sono mai stato un cliente abituale. E non necessariamente vi andavo con l' idea di consumare. Ti racconto questo episodio. Un compagno di classe mi presentò zì Alfonso, un losco personaggio che commerciava in liquori. Ci dava dieci lire per ogni bottiglia di whisky che piazzavamo nei casini. Le portavamo nelle cassette. Il whisky scozzese di zì Alfonso era fabbricato a Casavatore ».

Com’era?

SOPHIA LOREN E LUCIANO DE CRESCENZO

«Veleno! Guagliò, ci minacciava, non lo bevete, basta un sorso e si muore sul colpo. Era per gli americani che aspettavano le "segnorine". Una di esse, molto carina, mi vide mentre scaricavo in cucina le cassette di whisky. "Quant' è bello 'stu piccirillo! Quase quase m''o facesse!". Fu il primo complimento che ebbi da una donna. Ketty si faceva chiamare. Più che innamorarmi entrò nel mio immaginario erotico e ci rimase a lungo, anche quando partì e non ne seppi più nulla».

 

Ma quello non fu il primo amore?

LUCIANO DE CRESCENZO E TEO TEOCOLI

«No, anche se di primi amori ne ho avuti quattro o cinque. Il primissimo fu con Lilly. Lei aveva otto e io nove anni. Abitavamo nello stesso palazzo. La famiglia era ebrea e per questo improvvisamente sparì. Seppi dopo che era riuscita a partire per l' America. Poi venne Giselle. Ero al liceo. Le feci la corte, ci mettemmo assieme. Ma era inquieta e snob. Mi invitò nella sua casa per il veglione di capodanno del 1947. Affittai uno smoking, elettrizzato dall' idea di passare un' intera notte con lei».

 

Cosa accadde?

«Non mi filò per tutta la sera e lì capii che aveva un altro».

 

Soffri gli abbandoni?

« Da morire. Poi venne Gilda. Ci sposammo. Dopo quattro anni ci separammo. Ricordo che una mattina mentre mi facevo la barba Gilda mi disse: Luciano, io vado via. Non capii e le dissi: se aspetti cinque minuti esco con te. Mi voltai e vidi che aveva la valigia in mano. Poi fu il turno della "maestrina", così la chiamavo per via degli occhiali. Era una prostituta. Gran cuore e intelligenza. Le raccontai tutte le mie sventure. Era una finissima psicologa. E non mi ha mai compatito. Poi sono venute altre storie. Belle, deludenti, istruttive. E ho imparato a non piangermi addosso. Ormai alla mia età quando incrocio una bella donna mi volto a guardarla, mi piace, ma non ricordo il perché».

(...)

LUCIANO DE CRESCENZO

 

Forse uno degli amici più cari è Renzo Arbore. Cosa gli devi e cosa lui deve a te?

« Non credo che l' uno debba qualcosa all' altro. Io e Renzo siamo amici da una vita. Quello che noto è il suo portamento innato, la capacità di rendere elegante qualsiasi cosa faccia o indossi. Persino i suoi improbabili gilet. Con Renzo abbiamo condiviso sia i momenti felici sia quelli meno felici della nostra esistenza. Sicuramente abbiamo riso e continuiamo a ridere tanto. La vecchiaia per noi non è stato un handicap».

 

Pensi che con la vecchiaia si migliori?

LUCIANO DE CRESCENZO

«Penso di sì, anche se trovo un po' ridicolo e pericoloso vedere certi che rincorrono la giovinezza a tutti i costi. Ognuno di noi è come un salvadanaio che si riempie con le esperienze della vita. Le rughe che segnano il nostro viso sono il risultato dei sorrisi, dei crucci, insomma di tutto ciò che ha suscitato in noi un' emozione. Cancellarle è un po' come cancellare una parte del nostro vissuto».

(...)

Dì la verità: ti senti davvero un filosofo?

«Avverto nella tua domanda un certo razzismo culturale. Di volta in volta sono stato definito macchiettista, umorista, attore, divulgatore. La verità è che sono un simpatizzante. Adottala come una categoria dello spirito. La simpatia è quella che ti fa prendere cura di te e degli altri. E allontana l' idea della morte ».

 

BUD SPENCER E LUCIANO DE CRESCENZO

Napoli ha un modo speciale di elaborare la morte e il lutto, non ti sembra?

«Noi napoletani abbiamo un rapporto amicale con la morte. Ricordo di una foto dove ci sono due ragazzi che mangiano una fetta di pizza mentre trasportano una bara. Forse agli occhi di un estraneo potrebbe sembrare un sacrilegio, in realtà è solo la dimostrazione che quello della vita è un ciclo continuo e ne abbiamo tanti esempi. Per quel che mi riguarda la morte non mi spaventa. Se potessi scegliere, preferirei un infarto, il dolore mi fa paura e la paura non mi fa ragionare. Ma poi torna il sereno. E penso: Luciano tu non sei vecchio, al più sei diversamente giovane».

MARIANGELA MELATO - LUCIANO DE CRESCENZO - RENZO ARBORELUCIANO DE CRESCENZO E RENZO ARBOREeduardo de crescenzoLuciano De Crescenzo Luciano De Crescenzo LINA WERTMULLER E LUCIANO DE CRESCENZO FOTO ANDREA ARRIGA LUCIANO DE CRESCENZO IN MEDITAZIONE FOTO ANDREA ARRIGA LUCIANO DE CRESCENZO INTERVIENE FOTO ANDREA ARRIGA MARINA RIPA DI MEANA LUCIANO DE CRESCENZO FOTO ANDREA ARRIGA Andrea Pichenz e Luciano De Crescenzo LUCIANO DE CRESCENZO E ISABELLA ROSSELLINIMarisa Laurito e Luciano De Crescenzo LUCIO DALLA - ISABELLA ROSSELLINI - LUCIANO DE CRESCENZO

 

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