VUOI L'INTERVISTA A CANNES? PAGA! - PER BRAD PITT CI VOGLIONO 2.500 EURO. PER KRISTEN STEWART 1.500 - LE MAJOR LE INTERVISTE SE LE FANNO PAGARE, PER RIENTRARE DEI COSTI ENORMI DELLA PERMANENZA IN COSTA AZZURRA - A CANNES E VENEZIA LE MAJOR SONO OGGETTO DI VERE E PROPRIE RAPINE IN GUANTI BIANCHI. E, OVVIAMENTE, QUESTO ALZA I PREZZI - L'ABITUDINE DEL "PIZZO", INSOMMA, È VOLGAROTTA E INGIUSTA, MA QUASI NECESSARIA…

Boris Sollazzo per il sole24ore.com

Preparatevi a strappare il velo di romanticismo dalla vita festivaliera di critici e cronisti cinematografici. Il segreto di Pulcinella del "pizzo alle major" al Festival di Cannes, come viene spregiudicatamente chiamato ormai da molti il tariffario delle interviste con le star, è stato svelato dalla rivista canadese MacLean's.

La notizia è vecchiotta- uscì qualche settimana fa- e veniva dalla diretta esperienza di una giornalista che cercava di assicurarsi colloqui con divi e dive che sarebbero passati sulla Croisette in questa edizione. Ha scoperto l'acqua calda, facendosi opporre un netto rifiuto dall'Alliance Film, che presenta in concorso ‘On The Road' di Walter Salles, di fronte alla richiesta di intervistare Kristen Stewart.

Ora, sarà anche vero che la nostra è una delle attrici più pagate del momento, che ha dato il volto a una splendida Biancaneve e che fa persino scaldare il sangue ai vampiri più flemmatici. Ed è vero pure che in questo film si concede a una chiacchieratissima scena di nudo. Ma la collega si è sentita opporre una richiesta che ai più apparirà molto strana: un obolo. E non simbolico, parliamo di almeno 1.500 euro.

Già, perché le major a Cannes le interviste se le fanno pagare, per rientrare- dicono- dei costi enormi della permanenza in Costa Azzurra. Alla faccia del diritto di cronaca. E non pensate che sia una misura dettata dalla crisi: chi scrive va ai festival da una quindicina d'anni e ha sempre saputo di questo do ut des. Piuttosto è inusuale che la richiesta sia fatta direttamente dalla società che ha i diritti sul film alla rivista interessata. Di solito sono i distributori dei paesi d'appartenenza dei giornalisti a sobbarcarsi questi costi esorbitanti, il "pizzo" sullo scoop, per poi scegliere i giornalisti più redditizi per rientrare dell'investimento.

Triste ma vero. E, per inciso, non dite alla povera Stewart che l'"usato sicuro" Brad Pitt vale ancora quasi il doppio di lei (2500 euro)!

Se vi immaginavate i prodi cronisti alle prese con chilometri sotto le scarpe per conquistare la star di turno - ricordo un pedinamento a Maradona e Kusturica durato tre giorni, nel mio caso-, desistete dal vostro sogno: c'è qualcuno che paga per quelle interviste. Quasi sempre, perché il vero giornalista, ancora ce la fa a pescare i veri scoop, anche non concordati o profumatamente retribuiti: magari spulciando tra le sezioni parallele, magari scavalcando la costosa burocrazia delle interviste impossibili, magari trovando il primo corto diretto dal giovane attore rampante (e tanti altri piccoli trucchi del mestiere che non possiamo svelarvi, ovvio).

Ma cerchiamo di uscire fuori dal moralismo facile. Perché è troppo comodo scandalizzarsi pensando a una major- quindi a una multinazionale presumibilmente ricca e potente- che lucra sulla promozione, che già dovrebbe essere fonte di guadagno per essa. Ma forse è più interessante fare un paio di valutazioni ulteriori.

Perché lo fanno? Semplice, i due più grandi festival cinematografici sono spudoratamente costosi. Se Toronto, Berlino, Locarno, Rotterdam, Londra, San Sebastian vivono la rassegna internazionale di cinema come un'opportunità e un fattore di crescita, come un trampolino e non come un qualcosa da spolpare in ogni sua parte, Cannes e Venezia sono oggetto di una vorace rapacità da parte del proprio indotto.

Sarà scomodo dirlo, ma dagli albergatori ai ristoratori, tutti si scatenano a chi propone il prezzo più alto. Una speculazione ignobile e forsennata che alza i costi a livelli assurdi (controllate i prezzi delle camere ora a Cannes o i menu più scrausi delle brasserie: provate per credere).

Le major sono viste come polli da spennare e sono oggetto di vere e proprie rapine in guanti bianchi. E non a caso alcune preferiscono non passare per Venezia, ad esempio, e privilegiano Toronto. A Cannes, semplicemente, non si può non andare: è ancora un palcoscenico insostituibile (anche per il potentissimo mercato) e, ovviamente, questo alza i prezzi. L'abitudine del "pizzo", insomma, è volgarotta e ingiusta, ma quasi necessaria.

La seconda considerazione da fare è l'impatto che hanno queste tariffe sul giornalismo.
Semplice, quella di renderlo meno vario, vivace e libero. Già, perché c'è una categoria che subisce le conseguenze di entrambi i cancri descritti, i prezzi altissimi della vita festivaliera e le interviste a pagamento: i free-lance, i precari che a caccia di notizie e attori e registi ci vanno ogni giorno.

Per loro i distributori non pagano quasi mai: preferiscono puntare sui grandi nomi, su chi ha una testata che possa valere l'investimento, non certo sui giovani che cercano di farsi strada. Magari sono più competenti, curiosi e preparati ma non facilmente "monetizzabili".

Così quest'esercito silenzioso a Pitt o Stewart neanche si avvicinano e nel frattempo pagano stanze piccole e spoglie anche 2000 euro per 10 giorni (e magari stanno con altri cinque colleghi in 25 metri quadri) e ne spendono altri 1000 per sopravvivere (500, se imparano lo sport più usuale per gli under 40 di ogni festival: il salto triplo del pasto). Perché le regole valgono ovunque allo stesso modo: il pizzo non ammazza le grandi aziende, ma soffoca le piccole. E qui vale lo stesso, ma sostituite alle imprese giornali e giornalisti.

 

 

ANGELINA E BRADBRAD PITTon the road kristen stewart e garrett hedlund PREMIERE "SNOW WHITE AND THE HUNTSMAN": CHARLIZE THERON E KRISTEN STEWARTPREMIERE "SNOW WHITE AND THE HUNTSMAN": KRISTEN STEWARTROBERT PATTINSON E KRISTEN STEWARTKELLY BROOKKRISTEN STEWARTPOLVERINI E ORNAGHI A CANNES Nicole Kidman wallpaper

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