umberto bossi

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - “BOSSI È L’UOMO CHE HA SALVATO LO SHOW BUSINESS IN ITALIA”, SCRIVEVO NELLA PREFAZIONE DEL MIO PRIMO LIBRO, “BOSSOLI. IL BLOB DELLA LEGA” NEL LONTANO 1993, UN MONTAGGIO DELLE FRASI PIÙ CELEBRI DI UMBERTO BOSSI - A QUEL TEMPO BOSSI ERA IL NOSTRO EROE. APPENA APRIVA BOCCA PARTIVA UNA RISATA. MA LO FACEVA IN GRAN PARTE APPOSTA. UN PO’ RIDEVA UN PO’ NO. E CAPIVA L’IMPORTANZA DELLA TV - NON SI ERA MAI VISTO UN POLITICO CHE POTESSE PASSARE IN MANIERA COSÌ SPETTACOLARE DA MILITANTE POST-68 A CABARETTISTA, DA PORNOSTAR SEMPRE PRONTO ALLA GABRIEL PONTELLO (“IO CE L’HO DURO”) A LEADER DI PARTITO PRONTO PERÒ A METTERSI IN CANOTTIERA NELLA VILLA IN SARDEGNA DI BERLUSCONI. MA QUANTO CI HA FATTO RIDERE, ALLORA, BOSSI?… - VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

UMBERTO BOSSI

“Bossi è l’uomo che ha salvato lo show business in Italia”, scrivevo nella prefazione del mio primo libro, “Bossoli. Il blob della Lega”, edito da Severino Cesari e Paolo Repetti per Theoria nel lontano 1993, un montaggio delle frasi più celebri di Umberto Bossi. “Non ci fosse stato lui e il suo compare Miglio, di chi o di che cosa avremmo parlato oggi, di Mario Segni? Di Azeglio Ciampi?”.

 

A quel tempo Bossi, che doveva se non tutto, molto a Rai Tre, tra il “Profondo Nord” di Gad Lerner e “Blob”, era il nostro eroe. Degno di stare al livello, se non oltre, di Funari, Fede, Sgarbi, Brosio. Appena apriva bocca partiva una risata. Ma lo faceva in gran parte apposta. Un po’ rideva un po’ no. E capiva l’importanza della televisione.

 

marco giusti - bossoli il blob della lega

Fin dall’inizio ha puntata a prendersi Rai Tre, quella che vedeva più vicina a lui, a spostarla a Milano, negli anni si è accontentato di Rai Due mettendoci il suo uomo tv più fedele, Antonio Marano, che in Rai è rimasto. “Bossi”, scrivevo nel 1993, “è arrivato al punto giusto per coprire il buco, la voragine orribile lasciata aperta dai politici a go-go così in voga nei terribili anni ’80 e dai loro sosia di Saluti e baci.

 

Anzi, Bossi si é appropriato dei loro corpi, ha inglobato le loro voci, finendo naturalmente per pretendere poi lo stesso spazio sui giornali e tv. E la cosa si è puntualmente verificata nella medesima formula di informazione e spettacolo. Duro, durissimo, armato i kalashnikov o di “manico”, Bossi si è platealmente adattato a tutti i modelli, non solo politici, che lo hanno preceduto. Rivoluzionario, bottegaio, militante, mastrolindo, bravuomo, malintenzionato, pacifista, canzonettista, poeta”.

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTA

 Non si era mai visto un politico che potesse passare in maniera così spettacolare da militante post-68 a cabarettista, da pornostar sempre pronto alla Gabriel Pontello (“io ce l’ho duro”) a leader di partito pronto però a mettersi in canottiera nella villa in Sardegna di Berlusconi. Ma quanto ci ha fatto ridere, allora, Bossi? “Fisicamente”, scrivevo, “sembra ridisegnare frullati quasi impossibili di Don Backy, Celentano, Feltri, Sgarbi, Baudo. Ma è pronto a qualsiasi variazione.”

 

Per anni, ricordo ho cercato la sua unica esibizione come cantante al Festival di Castrocaro, titolo del brano “Col caterpillar”. Che faceva: “Noi siam venuti dall’Italy/Abbiamo un piano/per far la lira/Entriamo in banca col caterpillar/e ci prendiamo il grano”. Altro che Millei. “Quando scrive, ammesso che sia lui a scrivere e non quattro o cinque Bossi o semibossi diversi,” scrivevo in un’epoca ancora felicemente priva di social e AI, “rispunta l’italietta anticomunista degli anni ’50, le spiritosaggini da Travaso e la militanza dei volantini sempre pronti a citare Mao, Lenin, Hegel, Freud, Marx e Marcuse.”

 

UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO

Un controsenso, o quasi, visto che si dichiarava da subito fortemente antifascista (“Mai! Mai! Coi fascisti!!” - “Il MSI? Un partito che piscia controvento”), antifiniano (“Fini? Come fa con quel cognome lì a far concorrenza a noi che ce l’abbiamo sempre duro?”, e perfino anti-cattolico (“I preti? Ormai si trovano solo nel Terzo Mondo”), altro che le Madonne di Salvini. Bossi aveva preso dalla militanza politica quell’atteggiamento sano che lo vedeva pronto a diffidare di tutti, soprattutto di quelli che facevano i piacioni in tv.

 

 “Quando parla, se riesce a superare lo scoglio della grammatica, passa dallo slang lombardo agli slogan rivoluzionari da leaderino del ’68 precipitato dal pianeta Duplex dei vecchi albi di Nembo Kid. Ma ci ricorda anche tutti i tromboni da piazza che lo hanno preceduto. E’ come se dall’esplosione dei politici di tutti i partiti fosse nata questa tartaruga ninja che li ha fagocitati e mal digeriti. Più un groviglio da sciogliere con l’Alka Seltzer che un personaggio postmoderno”.

 

SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI

A Blob, ricordo che come lo vedemmo le prime volte da Gad Lerner e nei rari servizi dei tiggì io e il mio amico Alberto Piccinini, rimanemmo incantati. Sembrava un personaggio da commedia all’italiana, battute pesanti e due-tre idee in testa. Ricordate la vignetta di Altan? “Insomma, Bossi: separatismo sì o separatismo no?” – “Una domanda alla volta”.

 

Bossi bucava letteralmente lo schermo. Più di tutti gli altri leghisti, che, in fondo, anche spettacolarmente, penso a Speroni, a Castelli, a Formentini, a quelli della lega veneta, Rocchetta, erano davvero poca cosa. E così tristi. Bossi aveva la voce, il ciuffo, il tono alla Celentano, alla Cerruti Gino, il fisico da personaggio di Carosello, aveva fatto anche la Scuola Radio Electra -Torino, forse imitava un po’ il Gipo Farassino vero chansonnier e militante leghista della prim’ora, che non aveva però il lato auto-ironico del Bossi. Cioè ci credeva.

 

umberto bossi 1997 foto lapresse

 A differenza sua. Che sembrava non crederci mai. E per questo ci era simpatico. Ricordo che il primo spot della Lega del 1992, quello con la musica dei Carmina Burana e Bossi con giacca e cravatta storta che parla davanti a un’Italia (“Ogni popolo padrone a casa sua”), venne montato nello studio accanto al nostro a Roma dove si montavano Blob Cartoon e Fuori Orario. Le risate… Era già pronto per il Blobbone elettorale.

 

Bossi giocava in maniera volontaria/involontaria/chissà col trash, col camp, con lo stracult connettendosi naturalmente con i suoi elettori. Che ne sapevano cogliere la realtà. Allora, non averlo capito, non aver capito il Nord e il suo potenziale, e il gioco più sottile del previsto di Bossi, come lo avevano capito sia Blob che Profondo Nord, lasciandolo finire fra le braccia di Berlusconi e poi di Fini, fu una grande colpa della sinistra del tempo. Oggi quella Lega lì dei primi tempi si è trasformata esattamente in quello che voleva combattere

umberto bossi foto lapresse 9

umberto bossi e roberto maroni foto lapresse umberto bossigiancarlo pagliarini umberto bossiroberto maroni umberto bossi 1990 foto lapresseumberto riccardo bossiluca zaia umberto bossi umberto bossi foto lapresse 11umberto bossi foto lapresse 15umberto bossi foto lapresse 10UMBERTO BOSSI E PIER LUIGI BERSANIumberto bossi e massimo dalema foto lapresseumberto bossi silvio berlusconi raffaele fitto pierferdinando casini gianfranco fini 2000 foto lapresseumberto bossi foto lapresse 12umberto bossi foto lapresse 13umberto bossi con roberto maroni alla festa della lega nord 2017 foto lapressesilvio berlusconi e umberto bossi nel 2000 foto lapressesilvio berlusconi umberto bossi 2002 foto lapresseumberto bossi e marco formentini nel 1990 foto lapresseMINO REITANO DUETTA CON UMBERTO BOSSI A PORTA A PORTA SPECIALE SANREMO 2004 umberto bossi e roberto maroni nel 2005 foto lapresseUMBERTO BOSSI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

tommaso calderone vannacci schifani tajani

DAGOREPORT - COME MAI IL FORZISTA TOMMASO CALDERONE TRASLOCA DA VANNACCI E DIVENTA IL NONO DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE? - AVVOCATO SICILIANO CAMPIONE DI PREFERENZE (NE HA RACCOLTE 11.200  NELL'ISOLA ALLE POLITICHE DEL 2022) E' ENTRATO IN CONFLITTO SIA CON IL GOVERNATORE RENATO SCHIFANI, SIA CON ANTONIO TAJANI, CHE NON GLI AVREBBERO GARANTITO IL POSTO DA CAPOLISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI - SI TRATTA DEL TERZO SCIPPO DELL’EX GENERALE AI DANNI DI FORZA ITALIA DOPO GLI “ACQUISTI” DI ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI (ENTRAMBI PASSATI PURE DALLA LEGA) - PROTAGONISTA DI MOLTE BATTAGLIE CONTRO I MAGISTRATI, CALDERONE E’ VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (UN SALTO DI QUALITA' PER VANNACCI E LA SUA “SPORCA DOZZINA”)

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...