david riondino

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - C’È STATO UN TEMPO CHE NON SI POTEVA METTER IN SCENA UN PROGRAMMA INTELLIGENTE IN ITALIA SENZA AFFIDARLO A DAVID RIONDINO, ALLA SUA IRONIA, ALLA SUA GENTILEZZA, ALLA SUA CULTURA - RIONDINO, CHE SE NE È ANDATO IN PUNTA DI PIEDI COME È SEMPRE VISSUTO, ERA UNA SORTA DI INGENUO PRESENTATORE CHE SEMBRAVA CAPITATO LÌ PER CASO, LA PRESENZA IDEALE PER POTER FARE BUONA TV SENZA VERGOGNARCI. SOPRATTUTTO VERGOGNARCI DI FARLA - IN TANTI ANNI NON HA MAI PERSO LA GRAZIA E LA GENTILEZZA CHE AVEVA DIMOSTRATO NEGLI ANNI DEL SUO MAGGIOR SUCCESSO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

david riondino

C’è stato un tempo che non si poteva metter in scena un programma intelligente in Italia senza affidarlo a David Riondino, alla sua ironia, alla sua gentilezza, alla sua cultura.

 

Penso ovviamente alla Rai Tre di Angelo Guglielmi, al primo “Fuori orario” di Frassa e Ghezzi che presentava con Linda Brunetta e Tatti Sanguineti, al Teletango di Sergio Staino, inserito nel “Va’ pensiero” di Andrea Barbato, dove lo ricordo recitare insieme a Domenico Starnone in una grande parodia di “Il cielo sopra Berlino”,  ma anche a tanti  programmi di Mediaset da “Zanzibar” di Giorgio Gori a “Lupo solitario”, ’”L’Araba fenice”, “Matrjoska” di Antonio Ricci dove troviamo Moana Pozzi nuda, Vito, Francesco Salvi come Carlo Vanzina, la suora di Sabina Guzzanti, allora giovanissima.

 

david riondino

Riondino, che se ne è andato in punta di piedi come è sempre vissuto, era una sorta di ingenuo presentatore che sembrava capitato lì per caso, scivolato dal suo posto di fattorino-magazziniere alla Biblioteca Nazionale di Firenze, cosa che non ricordavo, di socio fondatore del complesso “Victor Jara”, cosa che ricordo ancora meno, dalle Case del Popolo toscane alle prime serate della grande tv.

 

Traduceva per tutti noi il mondo più aggressivo e contadino e poetico di Monni e Benigni, ma anche a quelli disegnati di Staino e Manara. Ma allora, non si poteva fare un film di culto, penso a “Maledetti vi amerò” di Marco Tullio Giordana, a “Kamikazen” di Gabriele Salvatores dove divide la scena e “lo sgurz” con Paolo Rossi (ah, ricordate?, non si può spiegare cosa sia lo sgurz, o ce l’hai o non ce l’hai).

SABINA GUZZANTI - DAVID RIONDINO

Ma anche a “Cavalli si nasce” di Sergio Staino, dove è col suo amico Paolo Hendel, tra apparizioni eccellenti di Beniamino Placido e Giacomo Marramao, tra Roberto Murolo e il mitico Bonvi delle Sturmtruppen. Con Hendel divide pure l’apparizione di culto nello stracult (per me) “La notte di San Lorenzo” dei Taviani, che non so spiegarvi perché a tanti giovani critici del tempo sembrò il massimo dell’orrore.

 

Mentre per il suo unico cortometraggio, “Gelosi quasi tranquilli” nel film a episodi “Provvisorio quasi d’amore”, Ghezzi lo chiamò a interpretare il suo miglior amico. Ecco.

 

milva e david riondino peter uncino

Per un breve, brevissimo periodo, che io e tanti cresciuti con me abbiamo amato tantissimo pur con mille contraddizioni e c’è rimasto impresso per sempre perché sembrò che le cose finalmente potessero cambiare, e sticazzi di Zero e della Carrà, dei lustrini e delle paillettes degli show Mediaset, della tv dei socialisti, David Riondino è stato il presentatore, l’attore, la faccia, la presenza ideale per poter fare buona tv senza vergognarci. Soprattutto vergognarci di farla.

 

Perché eravamo bravi ragazzi ancora freschi di liceo classico e di buone università (io tesi su Laurel e Hardy per “Storia dell’Architettura moderna” a Genova!), cresciuti, almeno io e Ghezzi e Tatti Sanguineti e Freccero e Maresco, a Matarazzo e Frank Borzage, a George Cukor e Nicholas Ray. Amavamo il porno di Damiano ma non eravamo pronti per i Taviani. Come posso spiegarvi…

david riondino

Riondino fu la perfetta mediazione per fare tv senza la tv, per liberarci delle domeniche di Corrado, delle prime serate di Sandra e Raimondo, per poter dare spazio inoltre a personaggi forse troppo estremi per la tv, anche per quella innovativa, da Monni a Benigni, che solo grazie alla tv più popolare di Arbore arrivò al successo, da Ghezzi a Tatti, da Milo Manara a Sergio Staino, o per costruire personaggi diversi da quelli che vedevamo di solito, da Paolo Hendel a Paolo Rossi, da Sabina a Corrado Guzzanti, prima di sviluppare, ancora nella Rai Tre di Guglielmi ma pure nelle reti Mediaset quella che penso sia stata la più grande stagione della nostra tv dell’epoca del colore, che va dalla fine degli anni ’80 ai primi anni ’90,

 

fatta di Blob, Cinico tv, il primo Chiambretti con dentro Tatti, la Tv delle Ragazze, ma anche i programmi di Frassica e Arbore, quelli innovativi di Giuliano Ferrara, di Funari, di Ricci, il primo Costanzo Show, dove nascono Valerio Mastandrea, Ricky Memphis, dove ritroviamo Riondino in versione menestrello improvvisatore, il ritorno di Carlo Freccero dalla Francia a Italia 1, con successiva cacciata da parte di Berlusconi e infine ritorno all’epoca di Prodi a Rai Due, finalmente libera di socialisti e letiziemoratti e muccioli.

David Riondino

 

 Durò poco. Con la discesa in campo di Silvio Berlusconi e lo sdoganamento della destra di Fini e della Lega di Bossi, a metà degli anni ’90, tutta la sperimentazione che avevamo fatto venne massacrata. Lo stesso Blob rischiò di chiudere. E il berlusconismo vinse su tutta la linea. Anche se tutto quello di buono che si è fatto dopo, in questi ultimi anni vent’anni, deve molto a quel momento felice.

 

Per celebrare la resistenza dei pochi sopravvissuti, ricordo che Riondino e Sabina Guzzanti mi chiamarono nel 1995 sul palco di Sanremo a cantare la loro canzone “Troppo sole”, assieme a molti altri personaggi della tv, dello spettacolo e della politica, da Nichi Vendola a Mario Capanna, da Curzi a Milo Manara, da Victor dell’Equipe 84 a Remo Remotti, da Antonio Ricci a Daria Bignardi. Eravamo la Riserva Indiana.

david riondino

L’idea di Sabina e Riondino era quella di far prigioniero Pippo Baudo sul palco. Per fortuna non lo fecero. I fan di Toto Cutugno, ricordo, non furono gentilissimi con noi, che venimmo pesantemente fischiati a casa.

 

Con l’arrivo del primo governo Prodi, per celebrare l’arrivo di Carlo Freccero come direttore di Rai Due, io divenni il suo assistente, ricordo che gli offrii una serie di programmi, da quello che poi diventerà “Orgoglio coatto” con Carlo Verdone a un documentario di Luciano Emmer su Galleria Borghese, che diventò “Bella di notte”.

 

DAVID RIONDINO - SABINA GUZZANTI - LA RISERVA INDIANA - SANREMO 1995

Ma il primo programma che feci per la Rai Due di Carlo Freccero fu una gara di acrostici da Gradara con la partecipazione di Roberto Benigni, Umberto Eco, Francesco Guccini, Paolo Fabbri. E chiamai a presentare proprio David Riondino, cultore, come Monni e Benigni di ottavine e di poesia improvvisata, e con lui venne anche Sabina Guzzanti. Ecco. Il resto della storia la conoscete.

 

Riondino ha girato pure dei film, come “Cuba libre – Velocipedi ai Tropici”, girato proprio a Cuba nel 1997, scritto con Roberto Duiz e Francesco Bruni, con Sabina Guzzanti, Antonio Catania, Tatti, Remo Remotti. In tanti anni non ha mai perso la grazia e la gentilezza che aveva dimostrato negli anni del suo maggior successo. 

DAVID RIONDINO - SABINA GUZZANTI - LA RISERVA INDIANA - SANREMO 1995

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