tom noonan

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SE NE VA TOM NOONAN, UNO DEI PIÙ GRANDI CATTIVI DI CULTO DEI FILM ANNI ’80 E ’90. AVEVA 74 ANNI - ATTORE, MA ANCHE REGISTA E SCENEGGIATORE, DAVVERO GRANDE, ALTO QUASI DUE METRI (1,98) E CAPACE REALMENTE DI METTERE PAURA CON LA SUA SOLA PRESENZA ANCHE SE AVEVA UN VISO TRANQUILLO, PACIFICO. FORSE PROPRIO PER QUESTO, PER AVERE UN VISO BONARIO E UN CORPO DA ORCO METTEVA COSÌ PAURA AL CINEMA… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

tom noonan 4

Se ne va uno dei più grandi cattivi di culto dei film degli anni ’80 e ’90, Tom Noonan, 74 anni, attore, ma anche regista e sceneggiatore, davvero grande, alto quasi due metri (1, 98) e capace realmente di mettere paura con la sua sola presenza anche se aveva un viso tranquillo, pacifico. Forse proprio per questo, per avere un viso bonario e un corpo da orco metteva così paura al cinema.

 

Fu l’indimenticabile grande cattivo, il serial killer Francis “Tooth Fairy” Dolarhyde, di “Manhunter” di Michael Mann, il primo film della saga di Hannibal Lecter, quando Hannibal era Brian Cox. Fu la Creatura di Frankenstein “Scuola di mostri” di Fred Dekker, ma lo troviamo anche in horror diversi come “Wolfen” di Michael Wadleigh, “The House of the Devil” di Ti West, ma anche in “FX – Effetti mortali”, “RoboCop 2” e in “The Last Action Hero” di John McTiernan.

 

Adorato da Michael Mann, che lo volle anche come cattivo in “Heat”, dove recita con Robert De Niro, da Sean Penn che in “La promessa” lo volle come primo possibile assassino, un prete, a fianco di Jack Nicholson, da Charlie Kaufman, che lo chiamò per “Synecdoche, New York” nel 2008 e poi come “la voce di tutti” in “Anomalisa”.

 

tom noonan manhunter

Nato a Greenwich Connecticut nel 1950, inizia come attore di teatro nell’Off-Broadway in “Buried Child” di Sam Shepard per passare non ancora trentenne al cinema con Michael Cimino in “I cancelli del cielo” con Richard Gere e lo stesso Sam Shepard. “Quella è stata probabilmente la peggiore esperienza che abbia mai avuto nella mia vita adulta fino a quel momento”, dirà.

 

“Michael Cimino non è una persona molto gentile... Una volta mi ha puntato una pistola a salve in faccia, il che è davvero pericoloso; puoi uccidere qualcuno con una pistola a salve, in modo minaccioso. Tipo, "Voglio che tu faccia questo, e se non lo fai..." Era davvero pazzo”. Lo troviamo poi in “Io, Willie e Phil” di Paul Mazursky, il remake americano di “Jules e Jim”, in “Gloria” di John Cassavetes, nello stracultissimo horror con lupi mannari “Wolfen”, il solo film che diresse Michael Wadleigh dopo “Woodstock” (e che neanche terminò), dove è Ferguson.

tom noonan in scuola di mostri

 Wadleigh voleva attori ignoti che venivano dal teatro, come lui e Diane Venora. A teatro nel 1982 fa colpo in un’edizione di “Of Mice and Men” di John Steinbeck al George Street Playhouse di New Brunswick dove divide la scena con Matthew Cowles. Lo troviamo poi in La fuga di Eddie Macon” di Jeff Kanew, “Soldi facili”, “FX – Effetto mortale” di Robert Mandel, ma soprattutto in “Manhunter” di Michael Mann che gli dette grande popolarità come il terribile serial killer Francis “Tooth Fairy” Dolarhyde.

 

La critica lo notò, “uno dei più complessi criminali che si siano mai visti al cinema”, scrissero. Altissimo, misterioso, minaccioso, era il perfetto avversario per il detective di William Petersen. Ma non era per nulla stereotipato. Si notò nel film il suo strano rapporto d’amicizia con la ragazza cieca, Joan Allen, che lavora nel suo laboratorio fotografico.

 

Mann chiamò ai provini attori della Steppenwolf, la compagnia teatrale di Chicago. “Entro e c'è Michael Mann”, ricordava. “Michael è un tipo un po' spaventoso, anche se non è un grande, e col tempo ho imparato che non gli si deve rispondere male o prenderlo in giro, mai. È come Napoleone. Mi sono avvicinato e ho detto: "Senti, leggo e poi me ne vado, ok?". Lui ha risposto: "Ok". Mi sono seduto.

 

tom noonan wolfen 2

C'era una donna che leggeva con me, che a quanto pare era un'assistente al casting, ma ora era lei la responsabile del casting e avrebbe letto con me. L'hanno messa di fronte a me, e non so... non ho fatto niente, ma ha iniziato ad avere molta paura di me, il che mi ha fatto sentire molto emozionato e pieno di me. Michael si è emozionato molto e ha iniziato a gironzolare per la stanza.

 

(...) Mi disse: "Fai davvero paura. Come fai?". Io risposi: "Michael, il segreto per fare paura è avere davvero paura. Perché quando hai davvero paura, la gente ha davvero paura di te". Lui disse: "Wow", io dissi: "OK", e me ne andai. Ottenni il lavoro. Ora, non avevo lavorato molto. Guadagnavo qualcosa con la recitazione, ma ero davvero povero e disperato, e questa è la verità. Rifiutai quello che mi proponevano circa cinque volte. Volevo solo essere pagato più di quanto fossero disposti a pagarmi. Volevano darmi circa 35.000 dollari per fare l'intero film.

tom noonan wolfen 1

 

Erano soldi nel 1985, ma dissi: "Non lo farò per meno di 100.000 dollari". Il mio agente disse: "Sei pazzo". In qualche modo, alla fine mi diedero quella cifra”. Con Mann funzionò, ma fino a un certo punto. “Siamo diventati molto intimi durante le riprese, anche non ci siamo quasi mai parlati. Mi voleva bene. Mi mandava sempre biglietti di auguri di Natale – molto eleganti, con pezzi di carta oleata – ma ha smesso di farlo. Una volta stava girando e gli ho detto qualcosa; non era una frase rivolta contro di lui, ma non ero dalla sua parte.

tom noonan 6

Mi ha portato fuori e mi ha detto: "Puoi dirmi tutto quello che vuoi, ma non dire mai niente su di me davanti alla troupe". A parte questo, non mi ha mai parlato. Urlava molto. A volte faceva piangere Joan Allen. Pensavo fosse davvero brava. A volte faceva una ripresa e lui diceva cose tipo "Che cazzo? Pensi che qualcuno ci crederà?". Forse sto esagerando, è passato un po' di tempo. C'erano probabilmente 60 o 70 persone nella troupe, e c'è stato un ricambio di circa 80 ruoli nel film.

 

La prima scena che ho girato è stata quando ero seduto in questo furgone e Joan era sui gradini d'ingresso. C'era una piccola imperfezione nel furgone che non era nemmeno presente nell'inquadratura, non l'avresti mai vista nemmeno in un milione di anni. Si è lamentato con i produttori. Era davvero arrabbiato, e il tizio non era d'accordo con lui e gli ha detto: "Michael, calmati, lo sistemeranno". Lui ha risposto: "No, ti dico cosa succederà. Quando mi giro, non ci saranno più. Non rivedrò mai più nessuno del reparto artistico". E il tizio ha detto: "Ok, Michael", e tutti se ne sono andati”. Il ruolo del serial killer in un film così importante, gli aprì parecchie porte.

 

tom noonan 5

Lo troviamo in “Scuola di mostri” di Fed Dekker come Creatura di Frankenstein, in “Mystery Train” di Jim Jarmusch, in “RoboCop 2” di Irvin Kershner. Addirittura in “The Last Action Hero”. E’ protagonista del curioso piccolo film indie “Tom  Goes to the Bar” di Dean Parisot. Riesce a dirigere dei film tratti da suoi copione, “What Happened Was...” e “The Wife”. Ne girerà anche altri, tra corti e lungometraggi. E non lascia il teatro indipendente.

 

Lo troviamo con Anne Meara in "Spookhouse" di Harvey Fierstein a Manhattan. Michael Mann lo richiamo per “Heat” nel ruolo di Kelso. Sean Penn lo vuole in “La promessa”, dove è protagonista Jack Nicholson, Ha sempre ruoli di persona minacciosa, di psicopatico. Eccolo in “Compagnie pericolose”, nel buffo, trashissimo, “Arac Attack”, in “The Alphabet Killer” di Robert Schmidt.

 

TOM NOONAN HEAT - LA SFIDA

Lo scopre Ti West, che lo chiama per “The House of the Devil”, sia Charlie Kaufman, geniale sceneggiatore, che lo impone nel ruolo di Sammy Barnathan nel complesso, ma affascinante “Synecdoche” con Philip Seymour Hoffman e lo richiama per una delle voci fondamenti nel suo film a pupazzi a passo uno “Anomalisa”. Todd Haynes lo chiama per “La stanza delle meraviglie” con Julianne Moore nel 2017. 

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