MINIMALISMO VERDE – NORMAN FOSTER SPIEGA LA SUA REGOLA AUREA: “LESS IS MORE” – “LA GREEN ARCHITECTURE È UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA DEL PIANETA E AL TEMPO STESSO UNA NECESSITÀ ESTETICA”

Cloe Piccoli per “la Repubblica

 

mexico city airpoert norman foster fernando romero 08mexico city airpoert norman foster fernando romero 08

Sembra strano che la filosofia di uno degli architetti che sta ridisegnando la skyline del pianeta, con all’attivo aeroporti (Londra, Pechino), ponti (Millennium Bridge, Londra) viadotti (Millau, in Francia) e poi edifici-icone (dal Cour Carrée di Nimes al Millenium Tower di Tokyo), sia « less is more ».

 

Eppure Norman Foster ragiona proprio così, sempre in termini di risparmio energetico, sia che si tratti di scegliere quali materiali utilizzare per uno dei suoi progetti sia che si tratti delle passioni che riempiono la sua vita privata. Per lui fare di più con meno non è uno slogan ma uno stile di vita teorizzato e praticato.

 

Del resto se così non fosse non potrebbe (per di più a ottant’anni quasi compiuti) dirigere uno studio di milleduecento persone, né lavorare a progetti titanici come l’aeroporto di Mexico City, il campus di Apple a Cupertino, o Masdar, la città ecosostenibile in pieno deserto ad Abu Dhabi. Impossibile sarebbe poi dividersi (cosa che puntualmente fa) tra Londra, Città del Messico, New York, Pechino e l’Engadina.

 

mexico city airpoert norman foster fernando romero 06mexico city airpoert norman foster fernando romero 06

Già, l’Engadina, è anche tra queste montagne svizzere che nasce l’aspirazione di Foster all’essenziale. «Il fondo, per esempio, è fare di più con meno». Parla di una delle sue passioni più grandi, lo sci nordico, mentre se ne sta seduto accanto al finestrino del trenino del 1910 su cui stiamo lentamente viaggiando. Con noi ci sono due protagonisti della scena dell’arte contemporanea, François Roche e Pierre Huyghe, autori del progetto “What Could Happen”.

 

E con Foster c’è la moglie Elena, spagnola, fondatrice del Centro d’arte Ivorypress di Madrid, elegantissima con il suo colbacco nero a incorniciarle il viso dalla carnagione chiara. «Prenda l’attrezzatura. È leggerissima, estremamente tecnica. Gli sci, poi, così lunghi e stretti, poggiano su uno spazio davvero minimo, mentre la concentrazione è massima e il silenzio avvolgente. In questa condizione la consapevolezza della natura e dell’ambiente che ci circonda è totale, entriamo in assoluta sintonia con il paesaggio. Mentre sciamo attraversiamo il vento e la luce, acquistiamo velocità, siamo leggeri, concentrati, presenti. Una sensazione straordinaria, un’esperienza poetica, direi estrema».

mexico city airpoert norman foster fernando romero 05mexico city airpoert norman foster fernando romero 05

 

“Estremo” è un’altra parola chiave quando si parla con Foster. Estremi sono certamente i suoi progetti perché ogni volta ambiscono a superare i limiti imposti dall’ingegneria. Ma estrema è anche la sua concezione di green architecture , «una questione di sopravvivenza del pianeta e al tempo stesso una necessità estetica». Le due cose coincidono. «Gli aeroporti, per esempio. Sono luoghi che hanno un impatto ecologico devastante. Io cerco di progettarli in modo che possano ottimizzare tutte le loro risorse, la luce, il calore, il raffreddamento dell’aria. Tutto deve funzionare per ridurre al minimo l’impiego di energia e moltiplicare le funzioni».

 

mexico city airpoert norman foster fernando romero 03mexico city airpoert norman foster fernando romero 03

In puro stile Foster, a questo punto la nostra conversazione si interrompe ma per riprendere qualche settimana più tardi esattamente da dove l’avevamo lasciata. Solo non più tra la neve e i ghiacci dell’Engadina ma nel suo studio di Londra, a Battersea Park. L’architetto sfoggia un vestito in velluto a coste viola, c’è il sole in questa giornata limpida di primavera e la luce penetra dall’immensa vetrata sul Tamigi. «C’è una grande differenza fra questa nuova generazione di aeroporti, come Pechino, Hong Kong, e ora Mexico City, e quelli tradizionali. Tutto sta nel disegno, e nella forma delle coperture».

 

Sir Norman Foster architetto per il Campus Apple Sir Norman Foster architetto per il Campus Apple

Apre un quaderno con copertina in pelle nera e mi mostra gli schizzi a matita, punta grossa e tratto intenso: «Vede? Le coperture oggi sono più leggere, trasparenti, mentre l’ambiente interno ha percorsi più fluidi, facili, funzionali. Nel primo di nuova generazione, Stansted, a Londra, c’era già il concetto in nuce, ma è con gli altri aeroporti, in Asia e in America, che abbiamo raggiunto appieno il nostro obiettivo. Che era quello di avere spazi alti e continui, e una ininterrotta relazione con l’ambiente circostante, con l’aria e il cielo. Ma è meglio vedere delle immagini, venga con me».

 

Attraversiamo lo studio in cui sono allineati decine di tavoli lunghi decine di metri con centinaia di architetti, ingegneri, addetti alla comunicazione. In fondo a una grande sala, alte un paio di metri, le fotografie mostrano gli stadi d’avanzamento del cantiere di Mexico City. «Ecco, vede come filtra la luce? La luce è leggerezza, gioia, espansione dello spirito. In un contesto così puoi fare tutto, anche una mostra».

 

BOCCIONI FORME UNICHE BOCCIONI FORME UNICHE

L’arte, altra grande passione dell’archistar. «Uno dei miei favoriti è Boccioni. C’è una sua celebre scultura, Forme uniche della continuità nello spazio, che esprime perfettamente la mia idea di espansione dello spazio e dello spirito». Si fa portare un libro in cui ha raccolto la sua hit parade artistica, le sue fonti di ispirazione: Long, Serra, Boccioni, Brancusi. E poi progetti di eliche e aerei, opere di futuristi, la Dmaxion Car di Buckminster Fuller. La collaborazione con Fuller è stata fondamentale.

 

«Ho lavorato con Bucky gli ultimi dodici anni della sua vita. Vede questa foto? Quello sono io con la sua Dmaxion Car. La prima volta lo incontrai a Londra, cercava qualcuno che collaborasse con lui al suo primo progetto inglese, erano gli anni Settanta e Bucky era già famoso per le sue enormi strutture sempre essenziali. È stato il primo a pensare al concetto di sostenibilità, ancora prima che ci si inventasse la parola green architecture.

mostra futurismo guggenheim boccioni mostra futurismo guggenheim boccioni

 

A quell’epoca non era molto cool, né interessante, parlare di energia, nessuno si sarebbe immaginato che un giorno avremmo avuto tutti questi problemi di inquinamento e di sostenibilità. Bucky è stato un pioniere, e come tutti i pionieri non è stato capito. Soltanto ora i suoi concetti di spazio e energia sono diventati la base stessa dell’architettura contemporanea».

 

Sul concetto di energia sostenibile e di emissioni zero si fonda il progetto di Foster per la città di Masdar, ad Abu Dhabi: «Masdar significa “città sorgente” e sarà una città che si sostiene sfruttando l’energia solare, e farà risparmiare miliardi in petrolio e in emissioni. Francamente trovo incredibile che ci sia un solo esperimento di questo genere al mondo, vista l’urgenza della situazione ce ne dovrebbero essere venti di Masdar in giro per il pianeta. Voglio dire: qui c’è in gioco la sopravvivenza stessa della specie, quando ce ne renderemo conto, quando sarà troppo tardi? Certo, il mio è un esperimento, ma se funzionerà sarà qualcosa di straordinario, in caso contrario sarà un eroico fallimento. Bisognava comunque provarci».

 

wr344 world trade center norman fosterwr344 world trade center norman foster

A provarci l’architetto cominciò fin da ragazzino, quando a Manchester, la sua città, girando in bicicletta un bel giorno scoprì che non appena passato il ponte del quartiere operaio in cui era nato c’erano quartieri con alberi, parchi, ville, luce. «Poi, intorno ai vent’anni, venni assunto in Comune, un lavoro noioso, terribilmente deprimente. Così, durante la pausa pranzo, inforcavo di nuovo la mia bici e me ne andavo in giro a guardare le case. Ne guardavo l’architettura, ma non sapevo che la stavo guardando. L’ho scoperta e ho scoperto di nutrire nei suoi confronti una vera passione quando ho capito che l’architettura può cambiare la vita delle persone.

NORMAN FOSTERNORMAN FOSTER

 

È stato allora che ho cercato lavoro in uno studio. Ma ci voleva un portfolio. Un portfolio? Non sapevo nemmeno cosa fosse, figurarsi, ma la sera disegnavo tutto quello che vedevo dalla finestra della mia stanza, le case, i binari del treno, e poi ancora oltre. Misi insieme tutti quei disegni e quando bussai alla porta di uno studio finalmente mi diedero un primo incarico».

 

Contabile, ma poco importa: «La cosa per me straordinaria era che potevo parlare con gli architetti, capire il loro lavoro, come si fa un progetto. Solo poi cominciai anche a studiare. Perché in qualsiasi cosa devi sempre migliorare, essere sempre un passo avanti. Se non lo fai significa che non hai imparato da quello che hai fatto prima, e allora dovresti pensare che è ora di smettere e fare qualcos’altro che ti riesce meglio. Anche per lo sci di fondo è così, sa?».

NORMAN FOSTER NORMAN FOSTER

 

Ultimi Dagoreport

elkann ferragni

CHIARA FERRAGNI E' FINITA SUL GOZZO A TUTTI - UN SONDAGGIO "YOUTREND" CERTIFICA CHE, DOPO IL PANDORO-GATE, L'80% DEGLI ITALIANI HA UN GIUDIZIO NEGATIVO DELL'INFLUENCER (SOLO L'8% SI FIDA DI LEI) - MALISSIMO ANCHE JOHN E LAPO ELKANN: IL 58% DEGLI ITALIANI HA UN'OPINIONE NEGATIVA DEL PRESIDENTE DI "STELLANTIS". PEGGIO SUO FRATELLO, MAL VISTO DAL 69% DEGLI INTERVISTATI - AVVISATE CUCINELLI: IL 64% DEGLI ITALIANI NON LO CONOSCE, NONOSTANTE IL SUO FILM DAL POMPOSO TITOLO "BRUNELLO, IL VISIONARIO GARBATO", COSTATO 4 MILIONI DI SOLDI PUBBLICI...

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO

pier silvio marina berlusconi giudici toghe magistrati

FLASH! – E MARINA FINI' MARINATA DA PIER SILVIO - LA CAVALIERA AVREBBE CHIESTO UN IMPEGNO PIÙ INCISIVO DI MEDIASET PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, IN NOME DEL “CALVARIO” SUBITO DA PAPI SILVIO - MA “PIER DUDI”, CHE È MOLTO PIÙ AUTONOMO DALLA PRIMOGENITA DI QUANTO SI RACCONTI IN GIRO, IN NOME DEL PLURALISMO SI SAREBBE OPPOSTO – PERCHÉ SPINGERE CON UNA CAMPAGNA SPECIFICA, QUANDO BASTA MARTELLARE SUGLI ERRORI GIUDIZIARI (GARLASCO, TORTORA ECC.) SUI TALK SHOW E LE TRASMISSIONI CRIME?

donald trump ted sarandos david zaslav larry david ellison paramount

CASA BIANCA DELLE MIE BRAME (PICCOLI TRUMP CRESCONO) - COME MAI LA PARAMOUNT DELLA FAMIGLIA MULTI-MILIARDARIA DI LARRY ELLISON VUOLE WARNER BROS-DISCOVERY A TUTTI I COSTI? - DOPO IL NO ALL'ULTIMA OFFERTA DI 108 MILIARDI DI DOLLARI (25 IN PIÙ DI NETFLIX) L'EREDE DAVID ELLISON PORTA L'AFFARE IN TRUBUNALE - L’OBIETTIVO PRINCIPALE NON SONO I FILM O GLI STUDIOS, MA L'EMITTENTE ALL-NEWS, LIBERAL E ANTI-TRUMP CNN, TRAMPOLINO INDISPENSABILE PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI ELLISON JR ALLA NOMINATION REPUBBLICANA NEL 2028…(A DIFFERENZA DI TRUMP, NON HA BISOGNO DI FARSI FINANZIARE DA NESSUNA BIG TECH...)