carlo ancelotti

“O IL CALCIO ITALIANO RECUPERA LA MENTALITÀ DIFENSIVA O SOFFRIRÀ SEMPRE” – CARLO ANCELOTTI, OGGI CT DEL BRASILE, INVITA IL CALCIO ITALIANO A RISCOPRIRE I SUOI FONDAMENTALI: “IL CALCIO È ANCHE PRENDERE UN GOL IN MENO DEGLI AVVERSARI. LE PARTITE DI CHAMPIONS PUBBLICITÀ PURA PER IL PUBBLICO, UN PO’ MENO PER GLI ALLENATORI ELIMINATI” – IL NAPOLISTA: “IN ITALIA, NON SE NE CAPISCE IL MOTIVO, DIFENDERSI È DIVENTATO QUASI FONTE DI VERGOGNA. IL CALCIO ITALIANO, PORTATO ALLA DERIVA DA COMMENTATORI CHE VIVONO SU MARTE, HA ORMAI PERDUTO IL SENSO DELLA REALTÀ” - PAOLO SORRENTINO STA PENSANDO A UN FILM SULLA VITA DI CARLETTO

Da calcioefinanza.it - Estratti
Dopo “L’uomo in più” del 2001 (ispirato alla vita di Agostino Di Bartolomei) e “È stata la mano di Dio” del 2021, Paolo Sorrentino torna a occuparsi di calcio: il regista napoletano premio Oscar 2014 per “La Grande Bellezza” sta infatti valutando la realizzazione di un film sulla vita di Carlo Ancelotti. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza in ambienti finanziari e confermato anche in quelli cinematografici, il pool di investitori sta finalizzando l’operazione e il via libera potrebbe arrivare a breve.

 

ANCELOTTI

Massimiliano Gallo per ilnapolista.it

 

carlo e davide ancelotti

Ancelotti Cassandra. Probabilmente il paragonerà gli piacerà, perché è un ottimista di natura, Guarda e coglie sempre il lato positivo delle cose e delle vicende. È un’attitudine naturale. Ma al tempo stesso, è realista. Fotografa la realtà. È un signore che non è stato modificato dal sistema calcio. Può parlare di pallone e al tempo stesso sa quanto costa un litro di latte. È una delle sue forze.

 

Eppure nel calcio Ancelotti rischia di somigliare sempre più alla sacerdotessa della mitologia greca. Ogni tanto qualcuno ricorda che nel remoto 2019 fu lui, in un incontro con i vertici arbitrali (all’epoca era Rizzoli il designatore), a porre la domanda che poi sarebbe diventata chiave: “Chi decide? L’arbitro o il Var?”. Parliamo di quasi sette anni fa.

 

carlo ancelotti al carnevale di rio 1

A Madrid adesso stanno aprendo gli occhi. Si sono resi conto che lo zero tituli dello scorso anno non era figlio del calcio superato del signore che li ha portati a vincere due Liga e due Champions in tre anni. Ma era figlio di una mossa che si è rivelata un trapianto non riuscito: far precipitare Mbappé in una squadra che aveva equilibri allo stesso tempo ben precisi e fragili.

 

Oggi il Paìs ricorda le sue frasi: “Nel 2023-24 abbiamo vinto il campionato e la Champions League, e in estate arriva il miglior giocatore del mondo [Kylian Mbappé]. Tutti pensano che sarà una passeggiata. Uno più uno fa due. Ma uno più uno non è sempre due nel calcio”. A Madrid la soluzione a quest’inghippo non l’hanno ancora trovata e intanto hanno chiuso la stagione senza trofei (lo scorso anno vinsero Supercoppa europea e Intercontinentale).

 

Oggi Ancelotti ha concesso un’intervista al Giornale (a firma Tony Damascelli) in cui ha fotografato la drammaticità (sportiva s’intende) della situazione del calcio italiano con frasi che l’opinionismo nostrano bollerebbe come eretiche: “Il calcio italiano ha perso la solidità difensiva. Già non abbiamo talenti in altre zone del campo ma il controllo eccessivo dell’aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche, quelle sulle quali abbiamo costruito la nostra storia, da sempre”.

carlo ancelotti al carnevale di rio 2

 

E ancora: “O recuperiamo i difensori, o meglio la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e nazionale, o continueremo a soffrire, perché il calcio è sì segnare un gol più degli altri ma anche prenderne uno in meno. Non è una battuta banale”. Non male nemmeno il commento sulle partite di Champions: “La due giorni di coppa è stata pubblicità pura per il pubblico. Un po’ meno per gli allenatori eliminati”. Ha voluto ricordare che il calcio è ancora uno sport in cui il risultato conta e i gol se non li si regala, è meglio. Blasfemo.

 

ronaldo e carlo ancelotti al carnevale di rio

Parliamo dell’allenatore italiano più vincente per distacco. E che – tranne la parentesi di 18 mesi di Napoli dove, è bene sempre ricordarlo, venne esonerato per Gattuso (roba da Tso) – non lavora in Italia da quasi vent’anni. Una domanda forse tocca farsela, in un ambiente in cui mediaticamente nascono ogni settimana novelli Van Gaal. Ancelotti da noi sarebbe considerato un dinosauro.

 

Del resto così venne trattato nella sua esperienza partenopea. Uno che ha vinto tutto in giro per l’Europa. Che ha incarnato il Milan di Sacchi e poi però ha saputo recuperare e integrare la tradizione del football italiano. Adesso è stato chiamato dal Brasile per provare la titanica impresa di riportare lì la Coppa del Mondo che manca dal lontanissimo 2002.

carlo ancelotti con la figlia katia 1

 

In Italia, non se ne capisce il motivo, difendersi è diventato quasi fonte di vergogna. Non parliamo poi di adattarsi alle caratteristiche dell’avversario. Il calcio oggi è inteso come se fosse un’esibizione geometrica, alla stregua del nuoto sincronizzato.

 

Il nostro timore è che anche in questa occasione, Ancelotti non verrà ascoltato. Il calcio italiano, portato alla deriva da commentatori che vivono su Marte, ha ormai perduto il senso della realtà. E da quel che si legge e si ascolta in giro, difficilmente lo ritroverà.

carlo ancelotti con i figli katia e davide carlo ancelotti al carnevale di rio 6

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