jannik sinner

“SINNER È TROPPO FORTE PER TUTTI, ORA C’E’ BISOGNO DEL RIENTRO DI ALCARAZ” – ADRIANO PANATTA: “IL SERVIZIO DI JANNIK È TRA I MIGLIORI DI SEMPRE E LUI HA MARGINI DI MIGLIORAMENTO SCANDALOSI. DOPO QUELLO CHE È SUCCESSO A PARIGI, I LUNGHI ACCERTAMENTI FATTI AL SAN RAFFAELE, CON QUESTA VITTORIA POTRÀ CANCELLARE ALMENO UNA PARTE DEI DUBBI CHE HA AVUTO” – IL COACH VAGNOZZI: ”DOBBIAMO ESSERE BRAVI A NON STRESSARLO TROPPO, SOLO COSÌ POTRÀ DURARE NEL TEMPO” – IL TORMENTO DI JANNIK DURANTE LA FINALE E’ STATA LA MAMMA CHE PER LA TENSIONE SI E’ ALZATA E SE NE E’ ANDATA ALLA FINE DEL PRIMO SET: “NON L’HO PIÙ VISTA E NON È STATO UN MOMENTO FACILE PER ME” – IL BALLO DEI VINCITORI CON QUEL CIOCCO DI LEGNO DI LINDA NOSKOVA – VIDEO

 

 

https://video.corriere.it/sport/jannik-sinner-balla-con-linda-noskova-il-ballo-dei-vincitori-a-wimbledon-sulle-note-di-justin-timberlake/05ad754e-754d-4cc5-a45f-755fc527exlk

 

https://video.corriere.it/sport/tutti-gli-highlights-del-match-sinner-zverev-e-il-dritto-vincente-per-la-conquista-di-wimbledon/0aebf8e7-9f80-439d-b4b6-859564136xlk

 

 

Adriano Panatta per corriere.it - EstrattI

JANNIK SINNER

Carlitos è il mio Godot. Io lo aspetto, convinto sinceramente che solo con i due di nuovo in coppia — Sinner da una parte, Alcaraz dall’altra, sempre che il suo infortunio non si dimostri troppo serio, ma mi auguro davvero di no — il tennis sarà di nuovo un confronto aperto, il duello che tutti desiderano.

 

Ora non lo è e non potrebbe esserlo. Vincendo il suo secondo Wimbledon Sinner ha dimostrato di essere troppo forte per tutti. Ha respinto Zverev che nel frattempo ha vinto Parigi e si è portato al secondo posto della classifica. Ed è la decima sconfitta consecutiva che somministra al tedesco. Lo sport, non solo il tennis, ha bisogno di confronti aspri per risultare più attraente che mai.

 

Eppure, Zverev l’ha affrontato nel migliore dei modi, gli faccio i complimenti. Si vede che la vittoria a Parigi gli ha restituito quella fiducia che troppe sconfitte impreviste avevano dissolto. E Zverev è un signor giocatore, con i suoi colpi base più che robusti e quel servizio che alla lunga si fa sempre sentire. Ma Sinner è ancora lontano, e migliore del tedesco. Il match è stato in parità fino al 6-6 del secondo set, da lì in poi il rullo compressore dell’italiano non ha trovato più ostacoli.

 

jannik sinner 56

Merito di molteplici aspetti. Ma alcuni colpiscono più degli altri. Il servizio di Jannik in pochi mesi è cresciuto a dismisura. Non è facile cambiarlo agli allievi più giovani, figuratevi a un tennista professionista già inserito nel circuito. Ma Sinner ci è riuscito, con l’applicazione e la voglia di migliorare che non ha eguali. Oggi il suo è un servizio pari a quello dei più grandi battitori di sempre, non soltanto perché lo dicono i numeri, ma perché il nostro Numero Uno sa sempre come trovare l’ace quando gli serve.

 

L’erba, conquistata due volte, è un regalo di gioventù. Le qualità dello sciatore Sinner si fanno vive quando cerca e trova l’appoggio sulla gamba esterna. Lì Jannik fa miracoli e riesce a riprendere palline quasi impossibili e a risollevare game altrimenti persi.

 

C’è di più… Sono quasi scandalosi i suoi margini di miglioramento. Sembra senza limiti. Ha ventiquattro anni, ne compirà presto 25, e ha un’attenzione verso la propria crescita che può solo fargli onore. Non so fin dove riuscirà ad arrivare, ma so che nei prossimi mesi lo troveremo sempre migliorato.

 

Infine, dopo quello che è successo a Parigi, quel blocco improvviso contro il minore dei Cerundolo, dopo i lunghi accertamenti fatti al San Raffaele, dopo i tanti dubbi che di sicuro ha avuto, con questa vittoria potrà cancellarne almeno una parte. Del resto, una vittoria a Wimbledon ha sempre qualcosa di magico. E anche stavolta è stato così.

JANNIK SINNER

 

 

LA LIBERAZIONE DI SINNER A WIMBLEDON

Marco Imarisio per corriere.it - Estratti

 

Il sole bacia i belli ma anche i campioni. «Quando si è abbassato e la luce è scesa, ho iniziato a leggere meglio il suo servizio, a capire come vedere meglio la palla».

 

Era il tie-break del secondo set, contro un avversario che fino a quel momento aveva messo in campo l’ottantacinque per cento di prime palle a una media di 220 chilometri all’ora. Quattro battute di Zverev, quattro risposte profonde di Jannik. Le partite girano così, all’improvviso, e fino a quel momento era davvero una finale in bilico, di livello altissimo. «Non so spiegarlo bene, è una sensazione da giocatore. Ma da quel momento, più c’era ombra e più riuscivo a leggere dove tirava».

 

jannik sinner

Le seconde volte raramente assumono un significato particolare. Ma questa dovrebbe. Perché contro il miglior Alexander Zverev di sempre, Jannik Sinner ha saputo soffrire e resistere, aggrapparsi a un servizio straordinario che mai l’ha abbandonato. E poi con quelle quattro risposte nel secondo tie-break su altrettante prime battute del tedesco, ha lentamente portato il match dalla sua parte, vincendo il terzo set alla Novak Djokovic, recuperando, obbligando l’avversario a giocare sempre un colpo in più, fino a fargli perdere confidenza e fiducia. Capolavoro.

 

jannik sinner 3

 

«Non ho sentito paura in me e attorno a me. Quando ho perso il primo set mi sono detto che era girato su pochi punti, e che non stavo affatto giocando male». I suoi allenatori spiegheranno come si aspettassero una prestazione di grande livello da parte di uno Zverev rigenerato dalla vittoria del Roland Garros. Sapevano che era capace di giocare così, in spinta continua, ma non sapevano quanto a lungo sarebbe riuscito a farlo. Jannik ha trovato le risposte giuste, ma per farlo ha dovuto soffrire.

 

«Quando ero 0-30 sul mio servizio nel secondo set, mi sono detto di stare nel momento, di accettare la difficoltà. Sapevo che se avessi perso il servizio sarei stato in guai seri, ma sono riuscito a non sentire la pressione. Prima della partita ci eravamo detti che il risultato sarebbe dipeso da piccoli dettagli, ed è stato così».

 

Per qualità tecnica, la finale è stata molto più bella e difficile di quella dell’anno scorso contro Carlos Alcaraz. Ma affermarlo sembra quasi una eresia, perché Zverev continuerà a essere il più grande sottovalutato di quest’epoca del tennis. (...)

 

Jannik è stato soltanto più bravo, più solido, ha giocato uno dei suoi match migliori, per intensità e concentrazione. «Dieci vittorie in fila contro Alex? Non contano, e per fortuna non ci ho pensato prima del match, altrimenti avrei perso. Sapevo che sarebbe stata una partita durissima, e sono orgoglioso di aver trovato un modo per vincere, perché davvero, poteva andare da una parte o dall’altra».

 

JANNIK SINNER LINDA NOSKOVA

Quando Jannik arriva in sala stampa per sottoporsi a una lunga trafila di interviste, ha già metabolizzato il suo secondo Wimbledon consecutivo. Appare così lontano dal suo sé stesso in campo, capace di reggere un lungo gioco di intimidazione reciproca, una sfida a chi cedeva per primo. Ma per rompere la diga del tedesco ci è voluta tanta fatica, tanto lavoro lontano dalle luci della ribalta. «Vivi per queste partite, e se arrivi a giocarle in fondo sei contento anche quando le perdi».

 

Jannik mente spudoratamente, contraddicendo la sua aggressività in campo. Ma è vero che questo è uno Slam speciale. «Dopo quello che è successo al Roland Garros abbiamo lavorato davvero tanto. La delusione era stata grande, e non sapevo bene come mi sarei presentato qui a Wimbledon. Ma ho la fortuna di una squadra che mi spinge nella direzione giusta, che sa come prendermi».

 

La crisi di Parigi è alle spalle.

 

«Adesso sono in pace con me stesso e voglio riposarmi, perché non c’è solo il tennis» confida Jannik, ed è una frase che qualche anno fa non avrebbe mai detto. Pochi minuti prima, Darren Cahill e Simone Vagnozzi si erano lasciati andare a una mozione degli affetti. «Sta crescendo» hanno detto.

JANNIK SINNER LINDA NOSKOVA

 

«Non è più il ragazzo mono-pensiero, è un uomo di 24 anni che ha in testa altre cose. Dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo, perché solo così potrà raggiungere l’obiettivo di durare nel tempo». Sembra impossibile, a vederlo reggere tra le mani la coppa più importante del tennis, il suo quinto Slam.

 

Ma quella di Jannik Sinner è una storia appena agli inizi.

 

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