abdul el sayed

NOI CI LAMENTIAMO DELLA SVOLTA "PUTINIANA" DEI PROGRESSISTI CON LA POCHETTE, MA IN AMERICA NON VA TANTO MEGLIO (ANZI) - ABDUL EL-SAYED, 42ENNE MUSULMANO DI ORIGINE EGIZIANA, HA VINTO LE PRIMARIE DEMOCRATICHE PER IL SENATO IN MICHIGAN: A NOVEMBRE SFIDERÀ IL REPUBBLICANO MIKE ROGERS PER IL SEGGIO – MEDICO DI PROFESSIONE, È UN ESTREMISTA CHE FA SEMBRARE OCASIO-CORTEZ UNA MODERATA: HA PROMESSO DI COMBATTERE “IL FASCISMO DI TRUMP” E ATTACCA FEROCEMENTE LO STATO DI ISRAELE, ACCUSANDO LA LOBBY AIPAC DI AVER SPESO 35 MILIONI DI DOLLARI PER OSTACOLARE LA SUA CANDIDATURA – A CHI LO ACCUSA DI ESSERE “CAVALLO DI TROIA PER PORTARE IL COMUNISMO IN AMERICA”, RISPONDE: “QUINDI IO SAREI ULISSE, MI PIACE…”

1 - NBC, ABDUL EL-SAYED HA VINTO LE PRIMARIE DEM PER IL SENATO IN MICHIGAN

abdul el sayed 9

(ANSA) - Secondo le proiezioni di Nbc, Abdul El-Sayed ha vinto le combattutissime primarie democratiche per il Senato in Michigan, assicurandosi la nomination in una gara serrata contro la deputata Haley Stevens e consolidando la sua posizione nel Midwest per la sinistra progressista in ascesa in queste elezioni di medio termine. Per altri media internazionali il candidato di origine egiziana è in vantaggio, anche se di misura.

 

2 - ABDUL EL SAYED - “NON RINUNCIO AI DIRITTI DEI PALESTINESI COMBATTERÒ IL FASCISMO DI TRUMP”

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”

 

L'uomo che non crede all'esistenza di Israele come Stato ebraico e contro il quale la principale lobby israeliana in America, l'Aipac, ha messo 30 milioni di dollari per fermare la sua corsa da Detroit al Senato di Washington, indossa una maglietta nera infilata nei jeans e scarpe da ginnastica scure.

 

Ha braccia muscolose – da affezionato delle sessioni con i pesi in palestra – e una retorica affilata e chiara. […] Abdul El Sayed, 42 anni, tre figli, si ferma a chiacchierare con alcuni giornali – fra cui La Stampa – nel basement del The Congregation, diventato il punto di aggregazione per i suoi volontari.

 

abdul el sayed 7

Sono ben 12 mila sparsi in tutto il Michigan, lui li chiama le «basi di un movimento che continueremo a espandere per affrontare il fascismo di Donald Trump, la corruzione di Mike Rogers (rivale repubblicano a novembre, ndr) e dare ai democratici la maggioranza al Senato».

 

Ripercorre i suoi 14 mesi di campagna elettorale e chiede di massimizzare gli sforzi per le «prossime 13 settimane, perché non è finita»; ricorda i temi, le polemiche per un carattere definito ai limiti dell'arroganza, definisce Rogers uno che «mette insieme il bagaglio peggiore dei neocon e quello peggiore dei Maga» (ed è la frase più generosa che gli riserva).

 

Parla di Israele, Palestina, e del suo rapporto con gli ebrei. «L'Aipac ha già speso 35 milioni di dollari per affondarmi e ne spenderanno altrettanti probabilmente fino al 3 novembre», dice con aria di sfida. «Spero che chiunque osservi quello che stanno facendo capisca che si sta continuando a usare il denaro degli americani per consentire a un governo straniero di fare cose spregevoli».

 

bernie sanders abdul el sayed

Nel linguaggio di El Sayed, parole come genocidio a Gaza sono la costante e non c'è nessun imbarazzo nell'urlare la denuncia contro Netanyahu e quanto accaduto nella Striscia. I suoi sostenitori sono pienamente allineati. «Sai – dice rispondendoci – perché mi vogliono battere? Perché io non ho nessuna intenzione di rinunciare all'idea che anche i palestinesi devono avere la pace, dignità e l'autodeterminazione. E ancora più importante che i nostri bambini, quelli del Michigan e di altri luoghi in America, abbiano il diritto di godere del frutto delle nostre tasse».

 

[…] Se El Sayed avrà un seggio a Washington diventando il primo musulmano nella storia, la comunità ebraica sarà a rischio, è un ritornello che gira. Lui schiva polemiche e risponde evocando la sua vita personale: «Sono contento di essere cresciuto in una comunità con una forte presenza di ebrei americani. Sono grato per quello che ho imparato sul giudaismo e la cultura ebraica e sul contributo che ha dato all'American life.

 

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Sono grato di essere stato accolto in sinagoga, al Seder della Pesach e alle cerimonie di Bar e Bat Mitzvah; l'ebraismo e il popolo ebraico sono una luce per il mondo. Ciò che ci unisce è ben più grande di ciò che ci divide. La lotta contro l'antisemitismo e quella contro l'islamofobia sono un'unica, medesima battaglia. Ho detto ai fratelli e sorelle ebrei, se aprite la porta e mi invitate ad entrare, lo farò e parleremo di tante cose.

 

Su alcune non saremo d'accordo, ma vi dirò che i miei principi implicano che gli ebrei hanno gli stessi diritti alla pace, alla dignità e alla autodeterminazione che hanno i palestinesi». […] La corsa è appena partita. Il rivale Mike Rogers è un vecchio arnese della politica Usa, deputato per 14 anni, poi un buen ritiro a Miami «dove è diventato miliardario» e ora il tentativo bis dopo la debacle del 2024.

abdul el sayed

 

Ironizza su questo El Sayed: «Se non ce l'ha fatta nel 2024 quando c'era Daddy Trump in corsa a trascinarlo, pensa di farcela adesso contro di noi?». «La verità – dice con un ghigno – è che Rogers è un pessimo politico, una cattiva persona ed è di una generazione sbagliata», che vuol dire per El Sayed sconnessa con la realtà e le esigenze dell'America.

 

In un recente post elettorale sui social, Rogers ha presentato El Sayed, Ocasio-Cortez e Bernie Sanders come il cavallo di Troia per portare il comunismo in America. Ride il candidato democratico: «Quindi io sarei l'eroe Ulisse, mi piace!». Il comunismo però non c'entra nulla poiché anche quando messo alle strette – e le domande sulla sua affiliazione ai democratici o ai socialisti d'America fioccano – El Sayed veste i panni del pragmatico.

 

 «Non ho mai pensato in tutti questi mesi al conflitto ideologico, mai avuto interesse a occuparmi della traiettoria del Partito democratico, del dibattito fra progressisti e moderati. Io penso al Michigan, a togliere i soldi dalla politica e rimetterli in tasca agli americani, non a Israele».

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