tagli alla sanita' coronavirus

UNA SOLA COSA ACCOMUNA I GOVERNI DEGLI ULTIMI 15 ANNI: I TAGLI ALLA SANITÀ – DAL 2010 LE RISORSE PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SONO STATE SFORBICIATE PER 37 MILIARDI. E OGGI GLI OPERATORI SONO 25 MILA IN MENO – DA BERLUSCONI A LETTA, DA RENZI A CONTE, TUTTI HANNO UTILIZZATO LA SANITÀ COME BANCOMAT DI STATO. E ANCHE LA MELONI SEGUE LA STESSA STRADA – PER RIMETTERSI IN LINEA CON LA MEDIA EUROPEA SERVIREBBERO 55 MILIARDI IN 5 ANNI, PURA UTOPIA…

Estratto dell’articolo di Paolo Russo per “La Stampa”

 

OSPEDALE

«La sanità pubblica è un bene prezioso ma fonte di troppi sprechi, bisogna razionalizzare la spesa». In realtà hanno finito tutti sempre per «razionarla», perché ad usarla come un bancomat sono stati i governi democristiani prima, poi quelli di centrodestra, così come quelli di centrosinistra.

 

Una «razionalizzazione» che in dieci anni, dal 2010 al 2020, è costata qualcosa come 37 miliardi di tagli, che non hanno risparmiato niente e nessuno, dagli ospedali alla medicina territoriale, dai macchinari sempre più obsoleti al personale in fuga da una sanità pubblica che li paga poco e li fa lavorare male.

 

i taglia alla sanita in italia negli ultimi 10 anni - la stampa

Con la pandemia momentaneamente i finanziamenti sono risaliti. Ma, passata la paura del Covid, con il governo Meloni è già cominciata la discesa, che nel 2025 porterà a soli 75 miliardi le risorse disponibili al netto dell'inflazione. Nel 2006 erano 90.

 

[…] Del resto il bilancio del decennio passato per la sanità è tutto un segno meno. Sono meno 4.800 i medici ospedalieri, meno 9.000 gli infermieri, meno 8.000 i medici di famiglia e le guardie mediche. Meno 30.492 anche i posti letto, con 111 ospedali e 113 pronto soccorso ad aver chiuso i battenti, mentre al contrario il privato convenzionato, quello che spesso lascia al pubblico i malati più complessi e meno redditizi, ha raddoppiato, passando da 445 a 993 strutture che lavorano pagate dalle Regioni.

 

Puntare l'indice contro questa o quella maggioranza può servire a chi fa propaganda. Ma la realtà storica è un'altra. Quella di in un sistema di welfare dove è sempre stato più facile attingere ai bilanci della sanità, perché la spesa per le pensioni si può evitare che cresca ma non si può tagliare, così come quella assistenziale per disabili e fragili, visto che da noi funziona elargendo assegni anziché servizi come avviene nei Paesi del Nord Europa.

orazio schillaci foto di bacco

 

I tagli peggiori sono quelli avvenuti a cavallo della tempesta economico-finanziaria tra il 2010 e il 2019 e in quegli anni alla guida del Paese si sono succeduti nel tempo Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Quindi chi è innocente scagli la prima pietra.

 

E con il perpetuo definanziamento del nostro Servizio sanitario nazionale non ci si stupisca poi che le liste d'attesa arrivino anche a superare i 12 mesi per una tac o una mammografia, oppure se oltre l'80% delle apparecchiature diagnostiche è obsoleto e quindi soggetto ad andare in panne o se gli over 65 assistiti a domicilio non sono nemmeno il 3% contro quel 10% indicato come minimo sindacale dallo stesso ministero della Salute.

 

TAGLI ALLA SANITA - I GOVERNI

[…] pretendere di avere il sistema più universalistico al mondo quando si spende meno di tutti è quanto meno anacronistico. Basti pensare che per riallinearci alla spesa degli altri paesi Ue, secondo l'ultimo rapporto del Crea-Sanità, occorrerebbero qualcosa come 50 miliardi. Per recuperare il passo dell'Europa servirebbe quindi una crescita annua del finanziamento di 10 miliardi per 5 anni, più quanto necessario per garantire la stessa crescita degli altri Paesi europei presi a riferimento, ovvero altri 5 miliardi.

 

[…] Il ragionamento di Federico Spandonaro, economista sanitario dell'Università San Raffaele di Roma dei più accreditati, oltre che presidente del Crea, da questo punto di vista non fa una piega. «Dal duemila ad oggi la nostra sanità ha viaggiato a un ritmo di crescita della spesa nettamente inferiore agli altri Paesi Ue e questo ha comportato una costante crescita della spesa sanitaria privata, con conseguente riduzione del livello di equità del sistema di protezione».

 

medici stressati 3

Il problema per Spandonaro non è tanto se si poteva o meno fare di più, «quanto il fatto che il Paese nel suo insieme non cresce, per via dell'enorme sommerso. Quindi bisognerebbe recuperare l'evasione e decidere quali settori possono dare un maggior contributo all'aumento del Pil. E uno di questi può essere a mio avviso proprio la sanità». Parole che cozzano con uno dei capitoli della Melonomics, quello delle sanatorie fiscali. Ben 12 quelle finite in manovra.

 

Che il futuro della sanità sia a tinte ancora più fosche degli anni passati del resto lo dicono i numeri della Def, il documento di programmazione economica del governo, che rispetto al Pil segna una caduta libera degli investimenti in sanità dal 7,4% del 2021 a meno del 6% nel 2025.

 

tagli alla sanita'3

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, da tempo dice che «il confronto bisogna farlo con le risorse effettive, e quelle crescono». Ma si dimentica di un dettaglio non da poco: secondo le elaborazioni dell'Osservatorio dei conti pubblici italiani della Cattolica, nel 2025 l'inflazione si sarà infatti mangiata 15 miliardi del fondo sanitario. Così raddrizzare la barca diventa difficile se non impossibile. […]

tagli alla sanita' 2medici stressati 2ORAZIO SCHILLACI medici e stanchezza 6

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