IL PUTTO BARICCO AL FIANCO DEL PUTTO MATTEUCCIO: “C’È STATA UN PO’ DI INGENUITÀ NELLA COMUNICAZIONE. QUANDO FAI INIZIATIVE COME LA CENA DI MILANO, LA COSA CHE CONVIENE DI PIÙ È PARLARE, SPIEGARE, DIRE IN ANTICIPO CHI VEDI, E PERCHÉ” - ASPETTANDO JOVANOTTI, ECCO COME SI DIVIDE LA “SINISTRA CULTURALE” IN VISTA DELLA SFIDA RENZI-BERSANI...

Jacopo Iacoboni per "La Stampa.it"

Alessandro Baricco forse è l'intellettuale che Renzi ascolta di più. Che impressone le ha fatto il discorso del PalaIsozaki?
«Matteo è stato convincente. Ha fatto quello che doveva fare, forse avrebbe anche dovuto farlo prima: un discorso di posizionamento politico, spiegare da quale parte si colloca, senza esitazioni».

Un discorso «di sinistra», si può dire così e basta?
«Un discorso nel quale Matteo illustra per quale motivo lui è "di sinistra", e sbaglia chi lo considera diversamente. Naturalmente una sinistra non conservatrice, che non ha paura a guardare al futuro. Tutto quello che è mancato nell'ultima sinistra che abbiamo visto all'opera».

Cosa pensa del passaggio su «una sinistra non ossessionata dal denaro»? Gli ultimi giorni di discussione sono stati segnati dalle accuse di Bersani ai finanzieri con base alle Cayman.
«Non demonizzo affatto il rapporto con la finanza e i finanziatori della politica, purché ovviamente siano persone oneste, e non abbiano guai con la giustizia».

Serra non ne ha.
«Detto questo, forse c'è stata un po' di ingenuità nella comunicazione. Quando fai iniziative come la cena di Milano, la cosa che conviene di più è parlare, spiegare, dire in anticipo chi vedi, e perché. Spunteresti armi a chi ti vuole attaccare. E ti faresti capire anche da quella sinistra che, magari per generazione - la mia generazione, tra parentesi, quindi la conosco bene - guarda con più sospetto quei mondi».

2- ECCO COME SI DIVIDE LA "SINISTRA CULTURALE" IN VISTA DELLA SFIDA
Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

«Non mettete miei amici o gente che è stata già al governo. E il manifesto deve girare l'Italia, non voglio una roba da salotto ». Pierluigi Bersani ha affidato allo storico Miguel Gotor il dossier «intellettuali» con queste semplici regole d'ingaggio. La raccolta di firme è partita da qui e si è concretizzata in un documento scritto dallo scienziato della politica Carlo Galli. Documento che in effetti viene presentato in giro per il Paese, è aperto ad altri contributi, punta a radunare intorno a sé altre firme, centinaia possibilmente.

È il tentativo di recuperare il rapporto della cultura con la politica. Con la sinistra, segnatamente. Ma fuori dalle logiche del circuito chiuso che avrebbero ricordato l'epoca dell'«intellettuale organico » o dei «firmaioli» come li chiamava Montanelli. Manifesto dei professori forse sarebbe stato un nome legato meno a formule del passato e più alla stagione del governo tecnico. Temerariamente è rimasto «manifesto degli intellettuali ». Ma non cambia la sostanza: dev'essere «alto» e popolare.

Matteo Renzi non farà niente del genere. Vuole distinguersi anche in questo campo. Nuovo contro vecchio. Il «manifesto» è un'idea da rottamare. Ma non disdegna gli endorsement culturali. Con Alessandro Baricco i contatti sono quasi quotidiani. «I suoi consigli mi aiutano molto», dice il sindaco. Dalla sua parte sono schierati il pratese e vincitore dello Strega Edoardo Nesi, il regista Fausto Brizzi che gli cura la scenografia del tour elettorale.

Da Jovanotti Renzi si aspetta, prima o poi, una piena dichiarazione di sostegno. Affacciati alla finestra, candidato mio. I professori latitano e Renzi non li cerca. Ma uno l'ha trovato per caso ed è un nome importante della sinistra storica, altro che delusi del Pdl. Biagio De Giovanni, padre dei riformisti italiani, filosofo, non ha paura della rottamazione, anche se va per gli 82 anni. «C'era bisogno di una rottura e Renzi la sta interpretando benissimo».

Non è comunque questo il mondo del sindaco. Il suo resta quello del web per il quale sono molto più efficaci figure mitiche come Baricco o idoli come le rock star. Il presidente di Assomusica gli ha promesso una manifestazione del mondo della canzone. E, come per la cena con la finanza, Renzi non esclude di organizzare un happening con gli intellettuali. Senza chiamarli così.

Bersani invece è affezionato al manifesto di Galli. Lo considera quasi uno strumento di propaganda. Nel sito TuttixBersani ha un posto d'onore al pari degli slogan,
del logo, dei flash sull'ultima dichiarazione. Lo ha voluto intergenerazionale, giovani e meno giovani. Per dire, c'è l'architetto Vittorio Gregotti che ha 85 anni e l'italianista Claudio Giunta che ha esattamente la metà degli anni. Ha voluto un mix di culture dove possono convivere lo storico del Concilio Vaticano II Alberto Melloni e i «comunisti» Alfredo Reichlin e Beppe Vacca.

Lo ha preteso con tante donne: tra le altre spiccano Nadia Urbinati, Michela Marzano e meno conosciuta ma di sicuro avvenire la vicepresidente dei teologi italiani Serena Noceti. Se doveva essere un miscuglio sembra riuscito perché tra i firmatari emerge anche una spaccatura nel circolo del Mulino. L'ha scovata il quotidiano Europa sottolineando che i muliniani Galli, Dell'Aringa, Paolo Prodi, De Cecco e Veca (per citarne alcuni) sono nell'elenco dei 48 ma il direttore del mensile Michele Salvati appare molto più vicino a Renzi. Le primarie come rimescolamento di carte, idee, progetti, vissuti: non è questo il senso ultimo della partecipazione?

Il corteggiamento agli intellettuali non è nel suo dna, ma Renzi pare sentire la lacuna e prepara qualcosa alla prossima Leopolda che lo lancerà verso lo sprint finale. Bersani chiede ai suoi 48 di mettere gambe in spalla e diffondere il documento. È in qualche modo un taglio con il ventennio berlusconiano che pure fu attraversato dal rovello sugli intellettuali, dal bisogno di rompere l'egemonia culturale della sinistra.

Finì con la candidatura di alcune foglie di fico professorali che, delusissime, si fecero presto da parte. Nichi Vendola, il terzo uomo (ma con precedente di vittorie clamorose), ha la cultura al centro in alcune scelte di programma e di luogo. I primi due punti del suo progetto in fieri sono la scuola e il ministero della creatività. Ha esordito a Ercolano, sito archeologico che alcuni considerano superiore a Pompei e continuerà a seguire il filo della storia e della cultura.

Il regista Gianni Amelio lo ha definito «il nostro oracolo» a un incontro con il mondo del cinema, Serena Dandini e Rocco Papaleo sono altri due fan nel mondo dello spettacolo. Ma la campagna del governatore è appena partita e agli intellettuali Vendola non rinuncerà.

 

 

ALESSANDRO BARICCOALESSANDRO BARICCOAlessandro BariccoALESSANDRO BARICCO - Copyright PizziALESSANDRO BARICCO - Copyright PizziMatteo Renzi MATTEO RENZI jpegRENZI E BERSANI sagomejpeg jpeg

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