ALFANO DI CALABRIA - LO STRANO CASO DEL COMUNE DI TAURIANOVA E QUEI MILITANTI IN ODOR DI MAFIA: DA MINISTRO ANGELINO LI HA MANDATI A CASA, DA SEGRETARIO DI NCD LI HA PRESI CON SÉ – LO STRANO CASO DI SCOPELLITI

1. DAGOREPORT
La velocità di Renzi Matteo si è fermata al Viminale di Alfano Angelino, tanto che oggi scoppia su Repubblica il caso di Scopelliti Peppe, al quale per applicare la legge Severino sulla sospensione della funzione di presidente della Regione Calabria, con un atto dovuto da parte del Presidente del Consiglio, ci vorrebbero non più di 10 minuti e invece sono passati oltre 20 giorni.

Sarà che ha un peso in questo ritardo il fatto che Scopelliti sia candidato alle elezioni europee e che sta facendo di tutto per arrivare in carica al 25 di maggio e che Alfano lo ha voluto presidente dei circoli di NCD, circoli che sono prevalentemente concentrati, guarda caso, nelle regioni del sud e principalmente in Calabria, a partire dal caso di cui ha ampiamente parlato Il Giornale qualche giorno fa, di molti circoli fatti in comuni sciolti per mafia dagli stessi animatori che il Ministro dell'Interno Alfano Angelino ha preposto per lo scioglimento?

2. COMUNE SCIOLTO PER MAFIA, I POLITICI VANNO CON NCD
Gianpaolo Iacobini per Il Giornale

Da ministro li manda a casa, perché consiglieri d'un Comune in odor di mafia. Da capo partito li tiene tra gli iscritti. E loro si danno da fare per fondare circoli. Chissà se pensavano anche a Taurianova, o alle vicende dell'Ora della Calabria, i 16 senatori del Nuovo centrodestra che alla chiusura delle liste per le Europee hanno sollevato tra le mura di casa la questione morale, frutto avvelenato dell'alleanza elettorale con l'Udc degli immarcescibili Lorenzo Cesa e Pier Ferdinando Casini e della candidatura cucita addosso a Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria fresco di condanna a 6 anni di reclusione in primo grado, con l'accusa di aver concorso a truccare - da sindaco di Reggio Calabria - i bilanci del Comune, tra il 2008 ed il 2010.

Mezzo partito Peppe lo avrebbe voluto fuori. Il presidente Angelino Alfano sembrava pronto a schierarsi coi rottamatori. Poi, d'improvviso, la sterzata sull'usato sicuro. Che non aiuta l'immagine, ma garantisce voti. Prospettiva che però non ha acquietato i diversamente alfaniani, ovvero quanti non discutono la leadership ma si chiedono ormai apertamente, come fanno i 16, «quale sia il male oscuro che non consente al Ncd di mettere le ali e volare sempre più in alto nei sondaggi e nei consensi».

Tra i dissenzienti il coordinatore - e senatore - calabrese Tonino Gentile, passato tra i duri e puri dopo le dimissioni da sottosegretario, seguite allo scandalo delle pressioni esercitate (da terzi) sull'Ora per impedire finissero in pagina notizie sgradite alla famiglia del parlamentare. Peggio è andata al quotidiano calabro: direttore e redazione non si piegarono alla censura, ma nulla hanno potuto di fronte all'ordine di sospensione delle pubblicazioni impartito venerdì dal liquidatore della società editoriale.

Una voce in meno nella terra del silenzio. Un muro di gomma contro il quale sbattono in tanti. Fausto Siclari, ad esempio, tra i fondatori del Nuovo centrodestra a Taurianova, nel reggino. Il 9 luglio 2013 l'Alfano inquilino del Viminale ottiene lo scioglimento del Municipio taurianovese per infiltrazioni mafiose (era accaduto già nel 2009). Siclari, convinto che si possa scrivere una pagina nuova, alla nascita del Ncd investe il suo entusiasmo nella costituzione d'un circolo in paese. Ma dura poco.

Perché un giorno, nel giro di un'ora, i circoli diventano 8. È il 30 marzo 2014: in un colpo solo 7 sezioni vengono tenute a battesimo da Scopelliti, come ricorda un comunicato che indica, tra i promotori dell'iniziativa, «ex amministratori ed ex consiglieri comunali», tra i quali «Francesco Sposato e Giuseppe Rigoli». Siclari va via sbattendo la porta. «Ho scritto mail e chiesto incontri ai vertici del Ncd - dice sconsolato - ma non ho mai avuto risposte. Avrei voluto spiegare a cosa si stava andando incontro. Evidentemente, preferiscono avere più circoli che voti. Ed imbarcare tutti».

Anche Sposato e Rigoli, fino alla scorsa estate consiglieri di minoranza: nella relazione a firma di Vincenzo Piscitelli (prefetto nella Reggio del post Scopelliti-sindaco, a dicembre trasferito dal ministero dell'Interno ad altro incarico) si legge che alle Amministrative del 2011 il candidato sindaco Rigoli «avrebbe goduto dell'appoggio del clan Sposato». Come lui Francesco Sposato, «appartenente all'omonima famiglia, colui che ha preso il maggior numero di voti (276), militante nelle liste a sostegno di Rigoli».

I diretti interessati hanno sempre smentito, annunciando «azioni a tutela della propria integrità morale» e censurando la mancanza «di adeguati controlli sui candidati delle altre coalizioni». Il ministro dell'Interno non ha dato loro credito, ed ha sciolto il consiglio comunale del quale facevano parte. Il leader del Ncd li ha come compagni di partito.

3. IL PIANO ANTI ‘NDRANGHETA DI ALFANO - IL MINISTRO PROMETTE 800 UOMINI IN PIÙ CONTRO I CLAN MA IL SUO PARTITO ALLE EUROPEE CANDIDA SCOPELLITI, APPENA CONDANNATO, CHE SI ATTOVAGLIAVA COI BOSS: "SONO QUESTIONI DIVERSE"
Valeria Pacelli per il "Fatto Quotidiano"

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano, dopo aver preso coraggio annunciando la fuga di Dell'Utri solo pochi giorni fa, adesso ci riprova. E ieri al Viminale ha presentato un "piano di azione contro la criminalità organizzata calabrese". In linea con il governo con tanto di slide, presenta questo piano, dopo un'introduzione del capo della Polizia Alessandro Pansa, che ne ha spiegato i dettagli.

Ma quando Il Fatto ha chiesto ad Alfano se ci fosse coerenza tra questo suo programma e la scelta di candidare con il suo partito (Nuovo Centro Destra) Scopelliti alle europee, il ministro sembra infastidito. Giuseppe Scopelliti infatti, oltre esser stato condannato in primo grado, come ex sindaco di Reggio Calabria, a 6 anni di reclusione, è anche lo stesso che - come raccontano gli atti dell'inchiesta Meta della procura di Reggio - ha partecipato ad un pranzo per le nozze d'oro dei genitori dei fratelli Barbieri, arrestati pochi mesi dopo per mafia.

Per il ministro la vicenda di Scopelliti non c'entra nulla con il nuovo programma da lui sottoscritto. "Io sto presentando un piano di contrasto alla ‘ndrangheta, agli ‘ndranghetisti e ai loro affiliati. Questo è il mio mestiere. Il resto è il tentativo di mescolare due aspetti che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro".

Quindi vada per Giuseppe Scopelliti alle europee. Alfano è concentrato su questo programma per arrestare la pericolosità della ‘ndrangheta a livello nazionale e non. Ed ecco il piano da lui presentato, che prevede tre livelli di azione. Il primo riguarda il territorio calabrese, dove ci sono "160 organizzazioni criminali e 4.389 affiliati - afferma Alfano - censite in base ad atti ufficiali attraverso il sistema di monitoraggio". Il secondo livello è quello nazionale e qui si prospetta una collaborazione con procure e con le forze di polizia.

Alle quali verranno aggiunte altre unità: "Lo Stato schiererà 800 uomini in più", continua il ministro. E di questi 800, ha spiegato Alessandro Pansa, 155 uomini andranno a rafforzare i reparti investigativi, 355 il controllo del territorio e altri 290 in via d'assegnazione e provenienti da tutte le forze di polizia per entrambi i ruoli. L'ultimo livello, il terzo, è quello internazionale, che mira a combattere gli affari della ‘ndrangheta all'estero, "in particolare per quanto riguarda lo spaccio internazionale di stupefacenti".

E così verranno istituiti "50 uffici, divisi per aree, con una serie di esperti" che avranno competenza su determinate parti del mondo. Tutto per un solo scopo, dice Alfano: "non dare tregua alla ‘ndrangheta che è ritenuta oggi l'organizzazione criminale più pericolosa". E così via con il "sistema di georeferiazione dei reati", che analizza il luoghi dove è avvenuto il fatto; il "sistema informativo Ma.Cro." che definisce "una mappa dei soggetti, delle organizzazioni e come queste si collegano tra di loro".

Senza dimenticare la presenza dello Stato sui cantieri "attraverso un sistema di penetrante vigilanza. Attraverso la nostra presenza - ha aggiunto Alfano - garantiamo più libertà di impresa, ricerchiamo le infiltrazioni criminali, i patrimoni illecitamente accumulati e i latitanti". Questo il programma, cosa verrà fatto concretamente si vedrà. E i boss saranno di certo intimiditi da questo piano che li scoverà in ogni dove. Tranne, quando frequentano i salotti della politica.

 

 

 

ALFANO E RENZI ed df e fbac d angelino alfano pennarello argento RENZI E ALFANO IN SENATO FOTO LAPRESSE donald moore tra scopelliti e talarico Lorenzo Cesa berlusconi_casini

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