LA PECORELLA SMARRITA ALFANO TORNA NEL GREGGE - “NO AL RITORNO DI FINI, POSSIAMO CAMBIARE NOME E SIMBOLO AL PDL” - PRONTO A UN’ALLEANZA CON LA LEGA DI MARONI, PARAGONA BERLUSCONI A SCALFARI: “IL RUOLO DI FONDATORE E’ A STATUTO SPECIALE” - ANGELINO ASPETTA LE PRIMARIE E CHIUDE AL MONTI-BIS: “MAI PIU’” - INTANTO ALE-DANNO NON SI CANDIDA ALLE PRIMARIE: “SOSTENGO ALFANO, MI CANDIDO A ROMA” - E ATTACCA GRILLO: “E’ UN PAGLIACCIO…”

da Repubblica.it

"Celebriamo le primarie, questo grande sforzo democratico, che per noi ha un'importanza epocale, storica. Mi sono tanto battuto per ottenere questo risultato", ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano ospite di Lucia Annunziata ad In mezz'ora. "Per comodità mia avrei potuto accettare il ruolo di successore", continua Alfano, "ma la cosa giusta è quella di mettersi in discussione" perché "non è giusto essere designati, occorre essere eletti. Voglio essere sottoposto al giudizio del popolo", ha aggiunto.

E per "traguardare una fase nuova" il Pdl potrebbe decidere "anche di cambiare nome e simbolo in queste primarie". Quanto al forte scetticismo di Berlusconi per questa forma di consultazione, Alfano ripercorre le tappe delle intenzioni del Cavaliere: "Ricordo che ai primi di giugno le primarie furono lanciate da Berlusconi in un ufficio di presidenza, le ha rilanciate a ottobre con un comunicato, sia testuale che video, e dopo il voto in Sicilia le ha ribadite nell'intervista per il libro di Vespa". Il Cavaliere ha deciso di stare in campo, ma di non candidarsi a premier.

"Una sua lista personale?", riflette Alfano, "l'altro giorno in ufficio di presidenza ha detto di no e sto alle sue parole, non ho motivo di non credergli". E quando Lucia Annunziata gli chiede quale sarà il futuro di Silvio Berlusconi nel Pdl e nelle relative liste elettorali, il segretario del Pdl prende una copia di Repubblica dal tavolo in studio e sottolinea la presenza del nome di Eugenio Scalfari come fondatore del quotidiano: "Il ruolo del fondatore è a statuto speciale", dice Alfano.

Poi un rapido cenno sulle possibili alleanze. Il segretario del Pdl ai microfoni di Lucia Annunziata appare cauto e dice di voler fare un passo alla volta, ma chiude definitivamente a Fini: "La sua storia con il centrodestra è finita" perché, dice, "sono stato sempre attento ai commenti di amici e follower su Twitter, i commenti su una sola apertura a Fini mi hanno definitivamente convinto: la storia di Fini con l'elettorato di centrodestra è chiusa". Apre invece alla Lega: "Maroni gode della mia personale stima oltre che dell'amicizia, spero che si trovi il modo di gareggiare insieme e non l'uno contro l'altro", parlando delle elezioni in Lombardia.

E sul Monti-Bis Angelino Alfano è lapidario: "Non esiste", dice, "non intendiamo avere per il futuro un governo in accordo con la sinistra. Il governo attuale non avrà una fotocopia".
Dice la sua anche sulla riforma elettorale e riguardo "ai mal di pancia del Pd sulla modifica della legge", dice, "sono un modo indiretto di tenersi il porcellum". E spiega: "Per noi l'accordo è vicino, ma Bersani e Vendola non possono pensare che prendono il 35% e poi possono arrivare al 55%. Bisogna avere un premio ragionevole". Respinge le critiche di chi afferma che le primarie del Pdl non sono "come quelle del centrosinistra, ovvero di coalizione, ma di partito". "Neanche a sinistra vedo folla - replica il segretario del Pdl - La loro coalizione è fatta da Bersani e da Vendola, da Pd e Sel che è frutto di una scissione. È il vecchio Pci o Pds", conclude Alfano.

Alemanno: "Non mi candido alle primarie Pdl, appoggio Alfano". "Ho deciso di non candidarmi alle primarie nazionali del Pdl e di sostenere Alfano perché voglio che sia un progetto politico e non un totonomine: voglio che sia la nascita di un nuovo Pdl". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, arrivando al Teatro Brancaccio per l'iniziativa "Non possiamo più attendere. Cittadini in prima persona", organizzata questa mattina dallo stesso sindaco di Roma. Correrà invece Guido Crosetto alle primarie nazionali, come afferma lo stesso esponente del Pdl.

"Ho riflettuto a lungo se fosse il caso di candidarmi alle primarie nazionali e ho visto che c'era intorno a me il consenso per farlo", ha ammesso Alemanno che poi ha spiegato di essersi convinto ad appoggiare Alfano dopo l'ufficio di Presidenza dove, specifica, "abbiamo visto la capacità di Alfano di puntare i piedi e cominciare una fase nuova per il centrodestra, per questo lo sosterrò". Ma il suo, ha avvisato il sindaco, "sarà un appoggio pesante e ingombrante per chiedere un cambiamento a tutto il centrodestra: le primarie sono il metodo, ma dobbiamo capire come cambiare il partito a cominciare dal nome e dal simbolo".

A differenza di Alfano, Alemanno apre a Gianfranco Fini perché "tutti coloro che si dichiarano alternativi alla sinistra devono lanciare un grande appello a chi non sta a sinistra, a chi non si riconosce nella foto di Vasto in cui c'è Bersani, Vendola e Di Pietro", ha specificato il sindaco di Roma. "Tutto questo - ha aggiunto - è il male dell'Italia, la conservazione".

Poi il suo programma politico. "Voglio essere candidato qui a Roma, voglio accettare la sfida e voglio anticipare le primarie che devono esserci anche per Roma Capitale" ha continuato poi Gianni Alemanno, ribadendo così la sua intenzione di ricandidarsi alla guida del Campidoglio. E poi lancia la sua proposta: "Credo che il 16 dicembre ci debbano essere le primarie nazionali, quelle regionali per il Lazio e quelle per il Comune di Roma", un Primary Day di tutto il centrodestra. Sulla questione arriva subito il commento del segretario nazionale de La Destra Francesco Storace che dal suo profilo twitter scrive: "Alemanno annuncia primarie nazionali, regionali, comunali il 16 dicembre. Non ha senso. Il Pdl, da solo, perde male. Noi decidiamo prima".

Parole durissime invece nei confronti del leader del Movimento 5 Stelle che apostrofa chiamandolo "pagliaccio". "Non abbiamo bisogno di pagliacci per rappresentare l'Italia" ha detto Alemanno rivolgendosi alla platea: "Ricordiamoci l'errore commesso venti anni fa quando è stato dato eccessivo credito a Umberto Bossi. Sappiamo come è andata a finire ma, almeno, Bossi aveva costruito un percorso politico". Invece, "dietro Grillo non c'è nulla. Veramente vogliamo consegnare l'Italia a Grillo?".

 

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