KLOSE PER LUTTO - UNA MINORANZA DI DECEREBRATI TIFOSI LAZIALI DOMENICA SCORSA (IN CONCOMITANZA CON L’ANNIVERSARIO DELLA DEPORTAZIONE ROMANA) HA ASPETTATO IL DERBY INTONANDO CORI ANTISEMITI TIPO “GIALLOROSSO EBREO” ETC. - NEANCHE UNA MULTA PERCHÉ TUTTO È SUCCESSO PRIMA DI INIZIO PARTITA - DA UN’INDAGINE EMERGE CHE IL 44 % DEGLI ITALIANI HA POSIZIONI ANTISEMITE - POLEMICHE IN GERMANIA PER LO STRISCIONE SU KLOSE CON I CARATTERI DELLE “SS”...

1 - "KLOSE MIT UNS" POLEMICA TEDESCA SULLO SLOGAN ULTRÀ...
Da "la Repubblica"
- Polemiche, in Germania, per lo striscione dagli ultrà laziali in curva nord: "Klose mit uns", ossia "Gott Mit Uns", uno degli slogan adottati dai nazisti, rielaborato in "Klose con noi!".

Le "s" erano scritte nel carattere delle SS. La foto è finita sull´edizione on line di Der Spiegel: sulla foto, il titolo «Klose nuovo eroe nello scandalo del club». E nell´articolo si legge che «Klose farebbe bene a dissociarsi» e che «una parte della tifoseria laziale non fa mistero delle sue simpatie fasciste». La comunità ebraica chiederà invece l´intervento della Figc a proposito dei cori anti-semiti della curva Nord prima del derby.


2 - CORI ANTISEMITI DALLA CURVA NORD...
Guglielmo Buccheri per "la Stampa"

I primi, due, cori («...giallorosso ebreo...») partono dalla curva Nord quando al fischio d'inizio del derby capitolino mancano ancora due ore. Il terzo (stesso copione) prende in ostaggio l'Olimpico mentre Lazio e Roma scaldano i muscoli. A macchiare una sfida cittadina intensa e nervosa, ma senza incidenti, è la deriva antisemita di una minoranza non silenziosa. La Comunità ebraica della Capitale insorge e, stavolta, non intende frenare: allo studio ci sono già una serie di azioni o riflessioni da mettere in campo perché, dicono, «il limite è superato e non da domenica sera...».

Il timore di una nuova escalation della follia da stadio è forte nelle ore in cui un'indagine parlamentare mette in evidenza una propensione antisemita negli atteggiamenti di una parte significativa degli italiani. I dati: uno su tre nutre un sentimento di poca simpatia nei confronti degli ebrei, uno su quattro non li sente italiani, il 38 per cento non vorrebbe mai incontrare sulla propria strada professionale un capo ebreo, il 31 per cento pensa che siano loro a muovere la finanza mondiale e, fra gli altri elementi dell'indagine, il 51 per cento non vorrebbe che la propria figlia ne sposasse uno. Tradotto: il 44 per cento degli italiani ha espresso posizioni antisemite come emerge dal Comitato d'indagine conoscitiva composto da ventisei deputati di tutte le forze politiche.

L'Olimpico di Roma torna prepotentemente sotto i riflettori e il campo non c'entra. Non c'entra nemmeno la Lazio perché, fanno sapere dalla Comunità ebraica, il suo presidente è sempre in prima fila nel denunciare episodi di intolleranza.

E non può nemmeno entrarci in questo caso la giustizia sportiva che, ieri, ha multato la squadra laziale di 20 mila euro perché «i suoi tifosi usavano ripetutamente un fascio di luce laser sugli occhi di alcuni giocatori avversari» perché i cori non hanno attraversato lo stadio durante la partita, ma prima. Le norme della Figc parlano chiaro e devono essere in linea con quelle emanate in materia dal Viminale che affida al solo responsabile dell'ordine pubblico l'eventuale opzione di sospendere la partita davanti a fatti discriminatori.

Roma e il suo stadio tornano a far discutere. L'impatto dei cori nel giorno della commemorazione della deportazione degli ebrei romani (16 ottobre del ‘43) è forte e scuote le coscienze. Il 29 novembre di tredici anni fa a scuotere l'Italia intera fu uno spettacolo a dir poco folle offerto dalle due curve prima del derby. Lazio e Roma finirono a processo (sportivo) e la politica si mise in moto contro l'allarme razzismo dopo l'esposizione di striscioni con la scritta testuale «Auschwitz la vostra patria, i forni la vostra casa...» nella curva laziale e altri, sempre antisemiti, in quella romanista.

Il rapporto fra il calcio capitolino e tutto ciò che con il mondo del pallone non ha niente a che vedere è sempre stato al limite del punto di non ritorno. I cori di domenica sera hanno portato alla sollevazione una Comunità ebraica che non vuole più tapparsi gli occhi per evitare che i segnali di risveglio di certi atteggiamenti possano provocare una situazione sempre più avvitata su se stessa.

L'anniversario del 16 ottobre del ‘43 è stato violato nel momento della riflessione di una città intera. E, a far riflettere, è il lavoro parlamentare reso noto ieri dalla Commissioni Affari Costituzionali e da quella Affari Esteri e Comunitari: il documento sottolinea con cifre e dati il pensiero degli italiani. Se «il 44 per cento manifesta, in qualche modo, atteggiamenti ed opinioni ostili agli ebrei, nel 12 per cento dei casi tale ostilità si configura come antisemitismo vero e proprio...», si legge nel testo che fotografa la situazione italiana.

 

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