ALLARME PER NONNI E GENITORI - IL GRANDE FRATELLO TRIBUTARIO INGUAIA LE FAMIGLIE ITALIANE: NIENTE PIU' PAGHETTE E REGALI CASH A FIGLI E NIPOTI - COL REDDITOMETRO SI DOVRANNO GIUSTIFICARE TUTTE LE SPESE, TENENDO TRACCIA DI TUTTE LE ENTRATE - GLI AIUTINI FAMILIARI (O DI AMICI GENEROSI) VANNO "ELARGITI" PER FORZA CON ASSEGNI E BONIFICI BANCARI PER EVITARE IL RISCHIO DI UN ACCERTAMENTO E DI FINIRE ALLA "SBARRA" COME PRESUNTI EVASORI FISCALI - VALANGA DI TRANSAZIONI IN PIU' ALLO SPORTELLO: L'ENNESIMO REGALO ALLE BANCHE BY MONTI…

Francesco De Dominicis per "Libero"

Finire sotto la lente del fisco per qualche centinaia di euro regalate, in contanti, da un genitore o dai nonni. È il rischio, o la beffa, a cui si va incontro con il nuovo redditometro. Perché chi non riesce a dimostrare di aver sostenuto certe spese - affitto, mutuo, bollette, assicurazione o bollo auto - grazie all'aiuto della famiglia o a quello di un amico generoso, potrebbe «beccarsi» l'accertamento dell'agenzia delle Entrate.

Insomma, occhio alla paghetta in cash. Per i regali, meglio un bonifico. Perché i pericoli tributari non sono pochi. Anzi. Il pasticcio, nel dettaglio, potrebbe partire dalle verifiche bancarie (scattano in primavera e sono retroattive dal 2009) degli 007 del fisco. Che, dopo aver spiato i dati dei conti correnti, potrebbero determinare un reddito più alto di quello realmente percepito.

Il totale delle spese viene calcolato sulla base della ricostruzione delle spese realmente sostenute e poi sommate alle medie dei consumi ricavate dai dati Istat oltre che da alcuni parametri legati alla composizione del nucleo familiare. Un esempio su tutti sono le spese per il mantenimento dell'auto (che non necessariamente vengono pagate con carta di credito, assegno o bonifico).

Così, alla fine della giostra, potrebbe trovarsi a contestare una assurda «accusa» di evasione perfino un giovane appena entrato nel mondo del lavoro (e quindi con basso stipendio). Oppure un disoccupato - a cui non basta il sostegno pubblico come la cassa integrazione - che per «tirare a campare» chiede il sussidio di amici e familiari. E se non riesce a dimostrarlo, magari perché l'aiuto, come peraltro è frequente, è stato elargito in contanti?

I vertici dell'agenzia delle Entrate hanno assicurato che per scostamenti fino a 1.000 euro al mese chiuderanno un occhio, ma il cosiddetto «bonus», che vale complessivamente 12mila euro l'anno, non è previsto dalla legge né dai decreti. Il che vuol dire che l'accertamento potrebbe partire anche di fronte a presunte minievasioni, peraltro impossibili da smontare. E comunque con differenze tra reddito dichiarato e reddito presunto superiori ai 1.000 euro si finisce nella black list.

Il consiglio giusto per difendersi dal Grande fratello fiscale l'ha dato ieri l'ex presidente dei commercialisti. Conservare «la prova delle entrate più che quella delle spese» ha suggerito ieri Claudio Siciliotti. Se viene contestato uno sfasamento tra reddito dichiarato e spesa «occorre dimostrare come si è ottenuta quella entrata e che magari si è avuto un prestito da un amico e dunque è meglio che questo sia tracciabile» ha detto Siciliotti alla Telefonata con Maurizio Belpietro su Canale 5.

A poche settimane dal kick off il quadro è ancora confuso. Più ombre che luci. E i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate non sembrano in grado di tranquillizzare i cittadini: soprattutto fra quelli onesti cresce la preoccupazione. I vertici dell'amministrazione finanziaria stanno limando proprio in queste ore la circolare finale, quella che regolerà verifiche e accertamenti.

Secondo indiscrezioni, il direttore Attilio Befera vorrebbe introdurre una nuova regola che potrebbe ammorbidire l'impatto: nel redditometro alcuni consumi correnti saranno misurati con le medie Istat, ma se un contribuente non si riconosce nel dato potrà fornire anche argomentazioni non documentate.

In ogni caso, per evitare di finire alla «sbarra» meglio avere tutto tracciato. La paghetta, il regalo di un amico, l'aiutino economico del genitore: qualsiasi «entrata» dovrà passare «in banca», con un bonifico o un assegno. Se poi si vogliono dormire sonni tranquilli, ancora meglio è conservare a casa una fotocopia di tutto. Bisognerà fare un po' di spazio nelle librerie: via un buon libro per far posto ai faldoni con ricevute e copie di bonifici e assegni. Gli scontrini no, non servono (del resto sono anonimi). Ma bollette di utenze domestiche, rette e tasse scolastiche, viaggi e vacanze, polizze è opportuno archiviarle.

Di fatto, viene introdotto implicitamente un nuovo limite all'utilizzo del denaro contante, ben più stringente rispetto alla soglia di 1.000 euro varata dal governo di Mario Monti a dicembre 2011 col decreto «salva Italia». Per i passaggi di denaro in famiglia, le banconote vengono praticamente messe al bando.

Ps. Il risultato di questa operazione si traduce in milioni di transazioni bancarie in più all'anno. A guadagnarci, quindi, sono le banche. Ma questa è un'altra storia.

 

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