ALTRO CHE ALLEGRIA, IL MONDIALE PER IL BRASILE SIGNIFICA CORRUZIONE E VIOLENZA (E LA GENTE FINISCE PER ODIARE IL CALCIO) - PER COSTRUIRE LE STRUTTURE, VENGONO SFRATTATE MIGLIAIA DI PERSONE DALLE FAVELAS DI TUTTO IL PAESE - SAO PAULO È SEMPRE PIÙ IL TEMPIO DELLA CRIMINALITÀ: IL PCC, SPIETATA ORGANIZZAZIONE CHE SI PREFIGGE L’ELIMINAZIONE FISICA DEI POLIZIOTTI, SPADRONEGGIA...

Emiliano Guanella per "La Stampa"

Da due anni a questa parte lo stadio più famoso del mondo è un enorme cantiere a cielo aperto. I lavori del Maracanà si sono fermati solo un giorno, la settimana scorsa, per uno sciopero degli operai che chiedevano, proprio nel rush finale dell'opera, un aumento del salario.

Un solo giorno e poi via con il tetto, la vera grande rivoluzione che stravolge il celebre contorno ovale dell'arena inaugurata nei mondiali del 1950, con la doccia fredda del Maracanà, e che adesso si prepara a essere la vetrina e la sede della finale dei mondiali del prossimo anno.

La Fifa, il governo brasiliano, gli addetti ai lavori sono entusiasti e convinti che la nuova struttura sarà un gioiello architettonico da far invidia addirittura a Wembley, ma intono alla gigantesca opera il malcontento regna sovrano perché sono in molti a farne le spese direttamente; gente fatta uscire dalle proprie case, sfrattata da centri di allenamento, luoghi di incontro.

Fra gli «sfollati del mondiale» il caso più drammatico è quello della piccola favela di Metro Mangueira, che sorge subito sotto la più conosciuta Mangueira (una delle scuole di samba più famose di Rio), a fianco della strada che dovrà portare ai parcheggi coperti del nuovo stadio.

Un migliaio di famiglie che vivono lì da tempo e che adesso se ne stanno andando, alla spicciolata, in nuovi appartamenti di edilizia popolare messi a disposizione dal comune di Rio. Case sulla carta migliori, ma che si trovano spesso a due ore di treno di distanza da lì e in cui spesso non entrano tutti. Franciledy Ramos, leader del quartiere, mostra i numeri scritti con vernice nera su ogni porta, un codice cifrato.

«In teoria - spiega - noi saremmo anche d'accordo con la ricollocazione, ma non nella maniera in cui la stanno facendo. Buttano giù una casa sì e due no, lasciano le macerie e qui di notte si riempie di topi e cani randagi, per non parlare del via vai di ladri, drogati e prostitute».

Pochi metri più in là si trova la casa sopravvissuta di Eumar Freitas, l'unica in mezzo a un cumulo di detriti, quasi fosse passato un bombardamento. Eumar è già stato assaltato sette volte, ha preso in gestione un minuscolo bar a fianco per non lasciare abbandonata la sua casa, il suo nome sembra in fondo alla lista o forse non è mai stato inserito.

«Benvenuti nella Libia brasiliana dice - qui non ci sono le bombe, ma le ruspe e tutto per un mondiale che durerà quaranta giorni. Io sono sempre stato un appassionato di calcio, adesso non riesco a vedere nemmeno il Flamengo, la mia squadra del cuore. Tiferò contro il Brasile, spero che possa venire eliminato al primo turno».

Nella stessa situazione di Metro Mangueira ci sono altre centinaia di favelas in tutto il Brasile. A San Paolo si vuole costruire un parco davanti alla nuova Arena Itaquera, che diventerà poi lo stadio del Corinthians e per far questo verrà abbattuta la comunità di Vila da Paz.

Situazione analoghe si vivono a Natal, Manaos, Brasilia. Secondo la ong «Justica Global» sarebbero più di 150 mila i brasiliani colpiti direttamente dai lavori del Mondiale.

Il ministro dello Sport Aldo Rebelo minimizza queste cifre e l'impatto sociale della competizione. «Non bisogna dimenticare che molte di queste persone vivono in case senza un titolo di proprietà, nella più completa illegalità. Il governo sta agendo nel quadro della legge. Le famiglie lasciano le loro abitazioni precarie e ricevono una casa nuova o un risarcimento adeguato».

Le ruspe, però, non colpiscono solo favelas e baraccopoli. Il caso del Maracanà è emblematico. Nel progetto generale sono comprese anche le strutture contigue allo stadio che sono cresciute assieme a esso. Il centro sportivo Julio Delamare, la principale struttura sportiva per gli atleti delle discipline acquatiche in Brasile, dovrebbe essere abbattuto per far spazio alla principale rampa d'accesso allo stadio e all'area d'accoglienza vip, con negozi, centri d riunione e per eventi.

Stessa cosa per la pista d'atletica Celio da Barros dove si allenano ogni giorno decine di saltatori e corridori con vista sulle Olimpiadi di Rio del 2016. Il governo intende costruire un nuovo nucleo sportivo a un chilometro di distanza, in un'area dove attualmente si trova un carcere, ma fra il vecchio e il nuovo potranno passare diversi mesi e i futuri olimpionici saranno costretti a migrare in centri minori o privati.

Lontano dal Maracanà, rischia anche la piccola comunità di Vila Autodromo, che si trova a Barra de Tijuca dove si sta costruendo la città olimpica. Il quartiere è nato in un angolo stretto fra il vecchio autodromo, che ospitava prima della costruzione della pista di Interlagos a San Paolo la gara brasiliana della Formula 1 e la laguna di Jacarepagua, nella mire di investitori immobiliari che stanno costruendo palazzi di lusso destinati alla nuova borghesia che vuole scappare dalla confusione della città.

Nello spazio dove oggi c'è Vila Autodromo non sarà costruito nulla, ma la vista della favela dalle case basse e colorate potrebbe deturpare il paesaggio e il valore di tutta l'area. «Dicono - spiega Inalva Motta, docente da anni sul piede di guerra che c'è bisogno di limpeza visual, di pulizia, come se fossimo una cosa brutta da vedere, praticamente una spazzatura. Noi resistiamo, abbiamo i titoli delle nostre case, non avranno vita facile».

Difficile capire, caso per caso, se le modificazioni urbanistiche sono dovute alle grandi opere o, come si è visto in passato in occasione di grandi eventi sportivi mondiali, ad una mega speculazione immobiliare mascherata ed avallata da capitali pubblici e privati. «In una città come Rio de Janeiro - spiega Aydano Motta di "O Globo" - dove si vendono case con il metro quadrato più caro che a Manhattan, il sospetto che si tratti del secondo caso, più del primo non è solo dovuto, ma assolutamente legittimo».

Il primo appuntamento sportivo brasiliano sarà, a giugno, la Confederations Cup. La prima partita del torneo nel nuovo Maracanà la giocherà proprio l'Italia, contro il Messico. Una festa alla quale il piccolo popolo degli sfollati non potrà partecipare.

2 - LA TRAGICA "LOTTERIA" DI SAN PAOLO - UCCIDI UN AGENTE, ENTRI NELLA GANG
Stefano Mancini per "La Stampa"

Quando è stato arrestato per l'omicidio di un agente di San Paolo, Jefferson Miranda si è scusato con i familiari della vittima: «Perdonatemi, avevo un debito. Se non l'avessi fatto avrebbero ucciso me». Miranda doveva 10 mila reals, l'equivalente di quattromila euro, a un'associazione criminale che ha come principale ragione sociale l'eliminazione di poliziotti: il Pcc, Primeiro comando de la capital.

Siccome tardava a mettersi in regola con le quote associative (250 euro al mese), il Pcc gli ha dato dieci giorni per far fuori un agente della polizia militare. Allo scadere dell'ultimatum, gli ha concesso altre ventiquattr'ore, accettando in saldo anche la morte di un agente della polizia civile. Così è finita la vita di João Antonio Pires, 62 anni, poliziotto prossimo alla pensione, freddato in novembre all'uscita di un centro commerciale a Juritiba, nello Stato di San Paolo.

Una storia come tante, in Brasile. Come quella di Marta Umbelina da Silva, 44 anni, uccisa sotto casa a Brasilandia davanti a uno dei tre figli. Lei sì apparteneva al corpo militare, ma faceva lavoro d'ufficio e in quindici anni di carriera non aveva mai arrestato nessuno. Umbelina e Pires sono due degli oltre cento poliziotti uccisi nel 2012 nella sola città di San Paolo. In una quarantina di casi si è trattato di un'esecuzione.

Il Pcc è la più temibile organizzazione criminale del Brasile, fondata il 31 agosto 1993 da una decina di detenuti del carcere «Grande piranha» di Taubaté. Il suo statuto prevede «la lotta contro «l'oppressione del sistema carcerario paulista» e «la vendetta per la morte dei 111 prigionieri» massacrati un anno prima dalla polizia militare durante una rivolta a Carandiru.

Due le fonti di finanziamento: la prima è rappresentata dai contributi degli iscritti, 50 euro mensili per chi si trova in carcere, 250 per quelli a piede libero. Chi non rispetta le regole viene ammazzato, chi non ha i soldi per la quota può assolvere i propri obblighi sparando a un poliziotto. L'altra fonte di reddito è il traffico di droga, in particolare cocaina proveniente dalla Bolivia, con un fatturato di 25 milioni l'anno.

Il Pcc ha ramificazioni in 21 dei 27 Stati del Brasile e controlla 135 delle 152 prigioni. I suoi capi, soprattutto il fondatore Marcos Camacho, detto Marcola, hanno dimostrato di saper coordinare dalla cella le rivolte. L'apice della violenza è stato nel 2006, con 299 attacchi a palazzi pubblici, stazioni di polizia e autobus, in una guerra che in un solo mese ha fatto 150 vittime. Altrettanto sanguinosa è stata l'escalation di delitti del novembre scorso.

Con la nomina di un nuovo capo della polizia militare, Fernando Grella Vieira, la situazione nella zona di San Paolo si è normalizzata e si è allentato il clima di coprifuoco. Le autorità non si fanno illusioni: si tratta di una tregua in una guerra cominciata due decenni fa che va conclusa entro il 2014, quando San Paolo ospiterà almeno un quarto di finale della Coppa del Mondo di calcio.

Intanto il raggio di azione del Pcc si è spostato al Sud, nello Stato di Santa Caterina: tre autobus e due carri sono stati incendiati da gang che hanno poi ingaggiato conflitti a fuoco con la polizia. «Abbiamo rafforzato la lotta contro il crimine e questa è la reazione», ha detto il ministro della Pubblica sicurezza Cesar Augusto Grubba. La polizia è sicura: gli attacchi sono coordinati dal carcere dalla stessa organizzazione che in novembre ha ordinato gli omicidi a San Paolo. La guerra continua.

 

POLIZIOTTO BRASILIANO UCCISO DAL PCC PCC SAO PAULO PCC SAO PAULO PCC BRASILE IL MASSACRO DI CARANDIRU PCC BRASILE FAVELAS DI RIO DE JANEIRO IL MASSACRO DI CARANDIRU CARCERE DI CARANDIRU CARCERE DI CARANDIRU CANTIERE MARACANA

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...