atene risse code bancomat

ATENE, INFINITE PENE - ALTA TENSIONE IN GRECIA, SYRIZA RISCHIA IL TRACOLLO, PRIMO SONDAGGIO A FAVORE DEI “SÌ” - SI LITIGA NELLE FILE DAVANTI AI BANCOMAT. LA PAURA CHE SI RIAPRANO LE FERITE DELLA GUERRA CIVILE CHE NON SI SONO MAI DAVVERO CHIUSE

Ettore Livini per “la Repubblica”

 

GRECIA - MANIFESTANTI CHE VOGLIONO RESTARE IN EUROPA GRECIA - MANIFESTANTI CHE VOGLIONO RESTARE IN EUROPA

«Diciotto, ripeto: diciotto. Non spinga signora, ci sono i numeri, tocca al diciotto. Piano, Piano. Ho detto pianoooo!». Otto e mezzo di mattina a Odos Stadiou, a un passo dal Parlamento di Atene. Il nodo della cravatta blu di Evangelis Mitroleos si è già arreso da tempo, allargandosi fino al secondo bottone della camicia.

 

Una cinquantina di ultrasettantenni esasperati si accalca spingendosi sugli scalini che salgono verso la filiale della Banca popolare di Grecia. E lui non sa più come tenerli a bada. «È così da mezz’ora — racconta — . Prima una signora è svenuta. Li capisco, non sanno usare il Bancomat e oggi è il primo giorno in una settimana in cui possono ritirare contanti (120 euro, ndr). Ma vederli così, pronti a tutto pur di guadagnare un gradino come fosse una guerra, questo non me lo aspettavo ».

 

PENSIONATI IN GRECIAPENSIONATI IN GRECIA

Invece è successo. Le sei lettere cui è appeso il futuro della Grecia — “Oki” e “Nai”, no o sì — sommate al dramma dei controlli dei capitali, rischiano di far saltare i nervi ad Atene. Ieri sera per la prima volta nei sondaggi il sì ha superato, sia pure di poco, il no. «Vi ringrazio per la calma e la pazienza con cui state affrontando le difficoltà di queste ore», ha detto in diretta tv Alexis Tsipras ai suoi concittadini. Vero. Non ci sono stati incidenti di piazza, niente scene d’accaparramento, le manifestazioni sono (per ora) pacifiche.

 

PENSIONATI IN GRECIA  PENSIONATI IN GRECIA

Sotto la cenere, però, si intravede l’arancione della brace. «Sono cresciuta sapendo che il mio paese era diviso, ma non me n’ero mai accorta come in questi ultimi due giorni» ha twittato Matina Stevis, giornalista del Wall Street Journal tornata dalle sue corrispondenze estere per raccontare i guai della madrepatria. Litigano i pensionati in fila al bancomat.

 

L’autista del bus in viaggio tra la spiaggia di Glyfada e l’Acropoli ha dovuto fermare la corsa di martedì mattina a metà di Sygrou per placare una rissa tra due attempati signori che discutevano su chi fosse responsabile dei guai della nazione. «Lo scontro si è polarizzato » dice allarmatissimo l’ex premier George Papandreou. E il timore è che «si riaprano le ferite della Guerra civile che qui non si sono mai davvero chiuse», conferma Anna Sikeli, bandiera d’Europa in mano all’ultima manifestazione del sì. Esagera? Tutti sperano di sì.

 

GRECIA - MANIFESTANTI CHE VOGLIONO RESTARE IN EUROPA GRECIA - MANIFESTANTI CHE VOGLIONO RESTARE IN EUROPA

L’altalena di notizie sulle trattative a Bruxelles non aiuta a far scendere l’adrenalina. «Il clima è peggiorato anche da noi — ammette chiedendo l’anonimato uno dei quadri dirigenti di Syriza — Finora eravamo stati uniti. Ora le file davanti ai bancomat, gli ospedali senza scorte e il rischio di non aver più i soldi per le pensioni hanno fatto saltare i nervi a molti compagni ».

 

Il tam tam di partito sostiene che il vicepremier Yanis Dragasakis abbia preso la guida delle colombe provando a spingere Tsipras a un accordo. Missione, ad occhio, fallita, visto che dalle finestre del ministero delle Finanze — regno del superfalco Yanis Varoufakis — è stato calato un immenso striscione che chiede ai greci di dire il “grande Oki”, che qui per tutti è lo storico no di Yannis Metaxas all’ultimatum di Benito Mussolini alla vigilia della seconda guerra mondiale.

PENSIONATI IN GRECIA PENSIONATI IN GRECIA

 

«Per fortuna sarà una campagna elettorale lampo! — ride Nikos Dendrinou mentre distribuisce volantini per il no davanti al Politecnico — Ieri ho litigato con mio fratello. Finora ci era capitato solo per il calcio, io sono Panathinaikos e lui Olympiakos. Durasse un mese, finiremmo per menarci. Il clima è da curva ultrà».

 

Il paese non sa se vota o no. E se vota, lo fa su una proposta dei creditori che è stata ritirata. I documenti cui bisogna dire sì o no sono una quarantina di pagine in burocratese chiare come un geroglifico egiziano. «Un referendum su questi temi è anticostituzionale » ha tuonato l’ordine degli avvocati chiedendone il ritiro su cui venerdì delibererà il Consiglio di Stato.

tsipras junckertsipras juncker

 

«Siamo confusi. C’è tensione perché comunque andrà a finire questa storia, andremo a star peggio», confessa bevendo un caffè a Exarchia Viktoria Delegos, fotografa che non trova un servizio su cui lavorare da sei mesi.

 

«Io voto no, ma non sono contro l’Europa e voglio restare nell’euro», dice Miltos Tomaras, grafico in un quotidiano. «Io voto sì ma sono contro l’austerità», assicura Anna sventolando la bandiera blu con le stelle gialle. Vogliono le stesse cose, a ben guardare. Ma nella Grecia tesa e confusa di queste ore sono tutti e due sulle barricate: uno di qui e una di là.

 

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