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ELLY SCHLEIN NON HA CONTEZZA DEI SUOI LIMITI: ROMPE GLI INDUGI E PUNTA PALAZZO CHIGI – “LA PREMIERSHIP? SONO A DISPOSIZIONE MA LE MODALITÀ DI SCELTA DEL CANDIDATO LE DECIDEREMO INSIEME CON UN ACCORDO DI COALIZIONE SU CHI PRENDE UN VOTO IN PIÙ COME FA IL CENTRODESTRA, O CON PRIMARIE" – MA NEL PD CRESCE IL MALCONTENTO: NESSUNA MODIFICA ALLO STATUTO DEM PER BLINDARE LA CANDIDATURA A PREMIER DI SCHLEIN. E SUL CONGRESSO ANTICIPATO ARRIVA IL NO DI FRANCESCHINI, ZINGARETTI E DI BONACCINI (CHE NON ESCLUDE IN QUEL CASO UNA RICANDIDATURA)

1 - «DISPONIBILE A CANDIDARMI A PREMIER MA DECIDEREMO INSIEME LE REGOLE»

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

ELLY SCHLEIN ALLA RIUNIONE DEL CORRENTONE DEM - COSTRUIRE L'ALTERNATIVA - MONTEPULCIANO

 Elly Schlein e Giorgia Meloni continuano il loro duello a distanza. Questa volta l’occasione la offre il Tg de La7. Ieri sera Enrico Mentana ha intervistato la segretaria del Partito democratico. Oggi toccherà invece alla presidente del Consiglio.

 

La leader dem non ha nascosto le sue ambizioni e si è detta disponibile a guidare un governo di centrosinistra.

 

«Abbiamo una coalizione progressista competitiva — ha detto — e la partita è apertissima. Se sarò io a guidare un governo di centrosinistra?

 

Io sono a disposizione ma le modalità di scelta del candidato premier le decideremo insieme. Con un accordo di coalizione su chi prende un voto in più come fa il centrodestra, o con primarie a cui sono disponibile a partecipare».

 

michela di biase elly schlein

L’intervista, però, si apre con la politica estera. Abu Mazen sarà ad Atreju. Ma, rivela Schlein, incontrerà anche lei nella sua visita a Roma. «È un bene che lo invitino — precisa la segretaria del Pd — ma farebbero meglio ad ascoltarlo. Il governo italiano, infatti, dovrebbe riconoscere lo Stato palestinese, come hanno fatto tanti altri Paesi. È un segnale politico forte. Non si può far passare con l’impunità i crimini orrendi del governo Netanyahu di questi anni».

 

Quindi il capitolo Ucraina.

 

La posizione del Pd sulle armi all’Ucraina? «Abbiamo sempre sostenuto il popolo ingiustamente invaso. Se non l’avessimo fatto penso che a questo punto staremmo discutendo di come Putin abbia già riscritto i confini con l’uso della forza. E una forza progressista non lo può accettare».

 

ELLY SCHLEIN ALLA RIUNIONE DEL CORRENTONE DEM - COSTRUIRE L'ALTERNATIVA - MONTEPULCIANO

E ancora: «La posizione del Pd sulla guerra in Ucraina è molto chiara. Non può esserci una pace giusta senza che Kiev sieda a quel tavolo a negoziarla e accanto a essa un’Unione europea unita e compatta che assicuri gli interessi di sicurezza a Ucraina e europei. Non possiamo aspettarci che sarà Trump, nelle sue telefonate bilaterali, a farlo e a costruire la pace».

 

(...)

 

2 - PD, IL CONGRESSO ANTICIPATO ALLONTANA LA SEGRETARIA E BONACCINI

Niccolò Carratelli per “la Stampa” - Estratti

 

 

 

Nessuna modifica allo Statuto Pd per blindare la candidatura a premier di Elly Schlein. Nessun ordine del giorno con lo stesso scopo.

 

MENAGE ATREJU - MEME BY EMILIANO CARLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

All'assemblea dem del 14 dicembre ci sarà probabilmente da votare solo la relazione della segretaria, che non ha intenzione di autoincoronarsi o di cercare l'acclamazione per la sua investitura. L'appuntamento con i delegati dem della prossima settimana servirà piuttosto a certificare l'allargamento della maggioranza interna che sostiene la leader.

 

Sicuramente con coloro che si sono già schierati partecipando all'iniziativa di Montepulciano: nomi come Dario Nardella, Debora Serracchiani, Anna Ascani o Gianni Cuperlo, che all'ultimo congresso non avevano supportato Schlein. Ma l'aspettativa del Nazareno è che al gruppetto si aggiunga anche Stefano Bonaccini e quel che resta della sua area politica "Energia popolare".

 

Un po'per depotenziare i grandi azionisti del cosiddetto "correntone", da Dario Franceschini ad Andrea Orlando. Un po' perché ritrovarsi formalmente in maggioranza anche il suo sfidante delle primarie (anzi due, c'era anche Cuperlo) per la segretaria sarebbe un ottimo segnale per proiettarsi verso le elezioni politiche.

 

elly schlein - foto lapresse

Del resto, dopo lo strappo con i riformisti, che lo accusano di eccessiva accondiscendenza verso la segretaria, per il presidente Pd la strada sembra segnata, a meno di non voler rimanere in mezzo al guado. Ma lui fa sapere di non aver ancora deciso, ponendo alcune condizioni politiche per compiere il grande salto. «È evidente che per votare un documento, ad esempio la relazione della segretaria, ci deve essere sintonia sui contenuti», spiega un parlamentare rimasto accanto all'ex presidente dell'Emilia Romagna.

 

Ma, in realtà, non è sui temi che può incrinarsi l'idillio tra Stefano ed Elly: nell'ultimo anno sono stati d'accordo su tutto, tranne forse che sul referendum sul Jobs act e sul voto a Bruxelles sul piano di riarmo europeo.

 

Il nodo è il congresso anticipato. Bonaccini ha detto chiaramente che per lui sarebbe un errore: «Non serve, Schlein è già forte di suo – ha spiegato – Con le regole che abbiamo rischieremmo di chiuderci quattro mesi a discutere di noi». Non è il solo a pensarla così, anzi.

 

elly schlein - foto lapresse

La stessa tesi, con toni meno perentori, la portano avanti Franceschini e Orlando, Nicola Zingaretti o Roberto Speranza e molti altri dentro i gruppi parlamentari dem. E concordano pure i riformisti che fanno opposizione alla segretaria, da Guerini a Gori a Delrio. Insomma, il congresso anticipato nel Pd sembra non volerlo nessuno eppure, o forse proprio per questo, resta una possibilità concreta, su cui si sta ragionando ai piani alti del Nazareno. Per rafforzare Schlein alla guida del Pd e della coalizione, mettere in riga le correnti e rendere evidente a tutti che è lei l'avversaria di Giorgia Meloni. 

DARIO FRANCESCHINI - ELLY SCHLEIN

 

(...) Dimettendosi in piena campagna referendaria, mentre si sta avviando la discussione programmatica del Pd in tutta Italia. Verosimile? Pare di sì. Per i bonacciniani sarebbe «un'inutile forzatura, che non riconoscerebbe lo sforzo unitario e sacrifici che noi abbiamo fatto in questi anni».

 

A chi lo ha interpellato in merito, Bonaccini avrebbe consegnato una battuta, che suona più o meno così:

 

«Se si va al congresso, a quel punto ognuno farà le sue valutazioni, io potrei pure ricandidarmi».

 

STEFANO BONACCINI - ELLY SCHLEIN - EUGENIO GIANI

Un replay del 2023 difficile anche solo da immaginare, ma la battuta descrive il clima. Nella cerchia ristretta di Schlein predicano calma, convinti che un accordo con il presidente del partito si troverà, anche spostando in avanti lo sguardo, verso la compilazione delle liste per le Politiche. Non c'è molto tempo, però: è complicato pensare di arrivare al 14 dicembre senza aver sciolto il nodo. «Magari si fa il congresso con un bel ticket Schlein-Bonaccini», la butta lì ridendo un parlamentare vicino alla segretaria. Un'altra battuta. O forse no.

fratoianni schlein fico conte bonelliLA GALASSIA DELLE CORRENTI DEL PD MEME DELLA PAGINA FACEBOOK DI ATREJU SULLA FUGA DI ELLY SCHLEIN DAL CONFRONTOelly schlein - foto lapresse

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