1- IL CARDINALE E LE RAGAZZINE (QUANDO A VOLARE NON ERANO I CORVI, MA I MAIALI) 2- IL CORRIERE RIFILA UNA MICIDIALE SECONDA PUNTATA SUL CASO EMANUELA ORLANDI 3- NEL 1984 L’ARCIVESCOVO BERNAD LAW TRASFERITO DA ROMA A BOSTON DOPO LA SCOMPARSA DI EMANUELA E A PARTIRE DALL’84 CI FU UN BOOM DI ABUSI NELL’EAST COST 4- SPUNTA LA PISTA (E LA POSTA) AMERICANA: LETTERE DEI SEQUESTRATORI (RICHIESTA DI SCAMBIO ORLANDI-AGCA) SPEDITE DALLA STESSA CASELLA POSTALE DEI PRETI PEDOFILI 5- IL SISDE ERA SULLE TRACCE DE “L’AMERIKANO” (LEGATO AL “MONDO ECCLESIASTICO”) E CONOSCEVA IL MOVENTE DEL RAPIMENTO: “TRAFFICO INTERNAZIONALE BAMBOLE”

Fabrizio Peronaci per il "Corriere della Sera"

C'è stato anche questo e nessuno ha mai neanche provato a spiegarlo, nell'intrigo che ha coinvolto le segrete stanze vaticane, cancellerie di mezzo mondo e servizi di intelligence dell'Est e dell'Ovest attorno alla scomparsa di una ragazzina divenuta sua malgrado il simbolo delle macchinazioni più feroci: un momento in cui sembrava fatta, era fatta. La trattativa per il rilascio della figlia del «postino» papale non era incerta o in corso: era conclusa. Siamo a fine settembre 1983.

Lo Stato, nella persona di un agente del Sisde, bussò a casa Orlandi: «Emanuela tornerà tra 10-15 giorni, ma mi raccomando, portatela fuori, lontana dai giornalisti, è molto provata...». Papà Ercole, mamma Maria, il fratello Pietro e le altre tre sorelle si abbracciarono. Erano passati tre mesi. Novanta giorni da incubo: ogni ora un messaggio, una rivendicazione, un depistaggio, un pugno alla bocca dello stomaco quando al telefono si faceva vivo l'«Amerikano»...

È quella promessa caduta nel vuoto, quell'annuncio fallace che gettò nella costernazione gli Orlandi la lente da usare, oggi, per mettere a fuoco gli ultimi inquietanti sviluppi sulla pista che lega il sequestro di Emanuela, ma anche della coetanea Mirella Gregori, ai preti pedofili di Boston.

Perché il giovane 007 Giulio Gangi, che in seguito si rimangiò le parole dette, comunicò l'imminente lieto fine? Già, da chi l'aveva saputo? La «ragazza con la fascetta» a settembre - dunque - era indubitabilmente viva, il che autorizza a spazzar via ogni ricostruzione che la vuole morta prima?

Una spiegazione mai data dagli inquirenti - non nella fase iniziale delle indagini né tantomeno negli ultimi 5-6 anni, avviluppati attorno alla pista della banda della Magliana - sta nelle carte, ma non solo. La si trova con ragionevole certezza nelle lettere, ritenute «le uniche attendibili», che in quella fine d'estate arrivarono da Boston al corrispondente romano della Cbs, Richard Roth, con il timbro di Kenmore Station. E la si intravede nello scenario terribile, seppure ancora sgranato, che ci consegna quel «Box 331» del network pedofilo di Boston, ubicato anch'esso in testa ai binari di Kenmore.

La congiunzione - il fermo posta chiamato Fag Rag, che sta per «Giornalaccio omosessuale» - era a disposizione di chi avesse voluta vederla già dal 2002, quando lo scandalo-pedofilia più grave della storia della Chiesa portò alle dimissioni dell'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto le pratiche dei «suoi» sacerdoti. Di Kenmore Station si parlò davanti alla Corte di Suffolk, come rivelato ieri dal Corriere, durante la deposizione dell'imbarazzato prelato.

Però attenzione alle date, adesso. Da quando Sua Eminenza Reverendissima B.F. Law presiedeva alla cura delle anime negli States? Esattamente dall'11 gennaio 1984, giorno in cui fu nominato arcivescovo di Boston. Una coincidenza che si aggiunge a un'altra: il fatto che le prime denunce sulla East Coast, poi deflagrate nelle 456 cause delle giovani vittime di abusi sessuali contate nel 2002, risalivano all'anno del suo arrivo.

I mesi precedenti Bernard Law, a Roma, tesseva i fili della potente Chiesa d'America facendo base a Santa Susanna, sede dell'American Church, zona stazione Termini. Un trasferimento inaspettato, il suo: il rettore Humberto Sousa Medeiros morì il 17 settembre 1983 e chi poteva aspettarsi un avanzamento di carriera in loco lo vide volare oltreoceano, salvo nel 1985 accumulare la carica e diventare, lo stesso Law, anche il cardinale titolare di Santa Susanna.

È in questo contesto che torna in scena l'agente Gangi. Come si spiega il suo ottimismo? Qualcuno, almeno ai familiari di Emanuela, dovrà pur spiegarlo. L'esame incrociato delle rivendicazioni telefoniche e per lettera dell'«Amerikano» e dei messaggi di una sigla fino ad allora sconosciuta, tuttavia, fornisce già di per sé l'evidenza della segretissima trattativa.

Ecco le date. 4 settembre da Roma e 27 da Boston: due missive (stessa grafia) insistono nella richiesta di scambio Orlandi-Agca, l'attentatore di Wojtyla. 24 settembre: si appalesa «Phoenix», misterioso gruppo che nei comunicati usa toni sanguinolenti, minaccia «sentenze immediate», chiede «rispetto», invita «gli elementi» (esecutori del sequestro) a contattare «il conduttore» (mandante). E usa strane sigle, come «order NY», o «A.D.C».

La stampa italiana abbocca: è la mafia americana, quella del boss Aniello Della Croce, coinvolta anch'essa nell'affaire Orlandi, si buttano i cronisti. No, spiega Pietro Orlandi, il fratello: «Phoenix altro non era che il Sisde, me lo confidò lo stesso Gangi a casa mia davanti a un caffè...».

Sì, così è chiaro. Quei messaggi rappresentarono un'operazione di intelligence (un po' goffa e di dubbio gusto) per tentare di stanare i sequestratori, utilizzando i mass media. E dove venivano fatti trovare? Due nelle chiese di San Bellarmino e di San Silvestro, un altro sotto l'immagine di una Madonna vicino piazza di Spagna. Scelta casuale? Il senso, a una lettura attenta, non può che essere: sappiamo chi siete, vi bracchiamo. L'«Amerikano», d'altronde, nelle stesse ore veniva descritto dal prefetto Vincenzo Parisi, vicecapo del Sisde, come persona legata al «mondo ecclesiastico».

Ma non basta: «Phoenix» (città dove era già scoppiato un caso di pedofilia nel clero, altra coincidenza?) l'8 ottobre 1983 testualmente dichiara: «È cosa nostra porre termine alla situazione Orlandi... Nell'eventualità di una mancata obbedienza estirperemo alla radice questa pseudo organizzazione causa di spiacevoli inconvenienti». Tradotto: rapitori di Boston, badate, vi abbiamo in pugno.

In coda, poi, una riga rivelatrice dell'ipotetico movente. Tre parole: «Traffico internazionale bambole». Non potevano saperlo, ovvio, quelli di «Phoenix», ciò che sarebbe accaduto a Boston 19 anni dopo... Ma forse, chi lo sa, era solo un modo di dire da sbirri, in una storia di poteri, complotti e dolore che sarebbe ora di scrivere una volta per tutte.

 

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