vittorio colao giuseppe conte

FINE DI UN AMORE MAI NATO - COLAO PRESENTA IL SUO PIANO IN UN'ORETTA E POI CHIUDE LA TASK FORCE: ''HO SOLO DATO UNA MANO, ORA TORNO A LONDRA''. E CONTE LO CONGEDA CON UN SECCHIELLO DI GHIACCIO: ''LE SUE PROPOSTE SONO UN PUNTO DI PARTENZA'' - SU ''REPUBBLICA'' LA FONDAMENTALE CRONACA, ANZI ''RETROSCENA'' (CON MENZIONE DI LUOGO, NOME DI GESTORE, E VIP CHE LO FREQUENTANO IN ALTRI MOMENTI) DI UN TRAMEZZINO PRESO DA COLAO CON LA SUA TASK FORCE

 

 

1. COLAO CHIUDE LA TASK FORCE "HO SOLO DATO UNA MANO"

Emanuele Lauria per ''la Repubblica''

 

«Il mio lavoro finisce qui. Mi basta di aver dato, assieme alla task-force, un apporto di idee per il rilancio del Paese. E adesso torno a Londra». Vittorio Colao saluta e se ne va. Chiude, incassando i ringraziamenti del premier Conte, un'esperienza che è la storia di un amore mai nato. Le 102 proposte per far ripartire l'Italia ora sono lì, sul tavolo di Villa Pamphili dove per la prima e ultima volta in due mesi - da quando è stata istituita la commissione per la ricostruzione - l'ex manager di Vodafone ha incontrato il primo ministro.

vittorio colao agli stati generali

 

«Un'ottima base»: così Conte definisce il documento consegnato da Colao, dopo essere stato finalmente ritrattto accanto a lui in qualche foto ufficiale. «Un'ottima base» per il programma che farà il governo: non è il semplice "contributo" con cui il piano era stato definito la scorsa settimana, subito dopo la sua presentazione, ma è comunque la constatazione amichevole che il lavoro di Colao e della ventina di saggi che lo hanno accompagnato resta un insieme di spunti, non tutti condivisi, «da cui prendere solo gli aspetti in linea con le politiche del governo», come dice un ministro presente alla riunione che ha aperto la seconda giornata degli Stati generali.

 

Da importare, probabilmente, ci saranno alcuni passaggi qualificanti che lo stesso Colao ha sottolineato ieri nel suo intervento: la digitalizziazione, la sburocratizzazione che consentirebbe un risparmio di 100 miliardi e la formazione del personale della pubblica amministrazione. Misure necessarie per far correre di nuovo le imprese, ha sottolineato Colao, ricevendo su questi punti il plauso di Conte.

 

vittorio colao giuseppe conte

Le distanze restano su altri punti: a partire dalla voluntary disclosure «che non è un condono fiscale ma presenta criticità», come ha detto il ministro dell'Economia Roberto Gualteri. Per proseguire con una scarsa attenzione per il Sud che viene contestata in ambienti di governo. Non a caso Conte ieri ha indicato per il Meridione la soluzione della fiscalità di vantaggio, cara al ministro Giuseppe Provenzano ma non citata nel piano. Colao e gli altri componenti la task force restano a disposizione del governo per sviluppare le idee contenute nel piano.

 

Ma a testimoniare l'epilogo di un rapporto che si chiude fra i ringraziamenti ma senza entusiasmo c'è anche l'assenza, nell'incontro di ieri mattina, di Mariana Mazzucato, l'economista consulente di Conte e membro della task force che non ha gradito l'impostazione a suo dire troppo liberista del documento. Sono alcuni dettagli a dire tutto: la riunione fra Conte e la task force di Colao è durata un'ora, quella fra il premier e i sindacati tre.

 

«È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati», dice un altro ministro citando De André. E alla fine il commiato fra Conte e Colao è stato migliore della loro breve relazione, che si è consumata fra la diffidenza del premier verso una figura ingombrante e la sensazione del manager di non essere stato messo nelle migliori condizioni per lavorare.

 

le slide della task force di colao

Specialmente all'inizio: «Nei primi giorni dopo la nomina non era chiaro a nessuno di noi cosa dovessimo fare », dice un membro della commissione. Le cose sono migliorate quando Colao ha fatto sapere di non avere aspirazioni politiche: e ora il dirigente d'azienda torna nella sua Londra, dopo essere stato in Italia per una settimana in tutto. Gli toccherà fare pure la quarantena. A Conte il compito di portare avanti una fase 3 che minaccia di caratterizzarsi ancora per le tensioni con le Regioni.

 

Il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a Villa Pamphili ha chiesto un "gigantesco piano di investimenti", ma ha soprattutto reclamato la possibilità che anche le amministrazioni regionali ricorrano all'indebitamento: «Abbiamo già sostenuto spese per 4,5 miliardi di euro e registrato minori entrate e mancati trasferimenti per 5: chiedere il pareggio di bilancio sarebbe paradossale ». ©

 

 

2. IL PRANZO DI COLAO FRA BATTUTE E DISTANZIAMENTI

Marina de Ghantuz Cubbe per ''la Repubblica''

 

Non c'è nulla di meglio di un pranzo leggero e in compagnia dopo un'intensa mattinata agli Stati generali di Villa Pamphilj e il primo vero faccia a faccia con il governo. Magari dietro piazza di Spagna e più precisamente in via Vittoria, dove il manager Vittorio Colao è andato per un light lunch insieme ad altri sette colleghi. Attenzione però: perché al tempo del coronavirus l'imprevisto è dietro l'angolo.

 

le slide della task force di colao 2

Lo sa bene il proprietario del ristorante La Buvette, dove Colao e commensali si sono seduti (hanno scelto i tavolini all'esterno vista anche la bella giornata di sole), per gustare un tramezzino e un caffè. «Noi abbiamo assicurato il giusto distanziamento - racconta il titolare Andrea Loreti - loro sono venuti muniti di mascherine». Il pranzo inizia alla perfezione, fino a quando un'altra ospite raggiunge il gruppo: come galanteria vuole, uno dei commensali offre la sedia alla nuova arrivata, ma l'intervento dello staff è repentino e segue diligentemente le disposizioni anticovid: « Ne prendiamo un'altra, ma prima dobbiamo igienizzarla, non possiamo fare una figuraccia proprio con voi».

VITTORIO COLAO

 

Le lancette dell'orologio che segnavano qualche minuto dopo le 13 si fermano per qualche istante e il fiato sospeso del proprietario, che aveva riconosciuto Colao sin da subito, si trasforma in una risata collettiva, compreso il manager lombardo che proprio ieri ha presentato il suo piano per il rilancio del Paese. E, con un sorriso, può riprendere anche il pranzo trascorso tra un commento in inglese e uno in italiano ma soprattutto vissuto come un momento di meritato relax dopo una giornata visibilmente impegnativa.

 

 «Nonostante il lavoro sono stati tutti gentili, cordiali ma anche rispettosi delle regole » , commenta Loreti che nel ristorante tra piazza Augusto Imperatore e via del Babuino ospita personaggi noti come l'attrice Sabrina Ferilli o il commissario tecnico della nazionale di calcio Roberto Mancini. Negli anni non sono mancati i pranzi serviti a uomini e donne della politica. Ma dopo Colao, Loreti vorrebbe che a raggiungerlo fosse il premier Giuseppe Conte.

 

Perché «spiegare al manager in quale situazione ci troviamo noi imprenditori del centro non mi sembrava opportuno, lui ha un altro tipo di incarico». Da qui l'invito a Conte: «Lavoriamo al 40 per cento e se non cambia qualcosa rischiamo di non farcela o di andare avanti davvero a fatica. Al premier vorrei chiedere che fine hanno fatto le manovre messe in campo dal governo durante e dopo la chiusura per il Covid. Lo vediamo passare e se si fermasse gli diremmo che abbiamo 50 persone in cassa integrazione che ancora non hanno ricevuto nulla, né è arrivata la liquidità da parte delle banche che invece doveva essere immediata». Anche sedie e tavolini, perfettamente igienizzati, attendono fiduciosi.

VITTORIO COLAO

 

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...