ARTICOLO 18 E NON SOLO – PER FELTRI NESSUNO AVRÀ IL CORAGGIO DI TOCCARE LA NORMA SUI LICENZIAMENTI, “UNA DIVINITÀ INDISCUSSA DA ADORARE” – MA È TUTTO LO STATUTO DEI LAVORATORI DA BUTTARE

Vittorio Feltri per “il Giornale”

VITTORIO FELTRI VITTORIO FELTRI

 

Da almeno vent'anni si parla della necessità di abolire l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma nessuno è mai riuscito a scalfirlo. Perché non è una norma, bensì una divinità e come tale non si discute: si accetta, anzi va adorata. Matteo Renzi, che non è stato in grado di riformare alcunché tranne le insegne di alcune botteghe istituzionali (Province e Senato), ha però favorito il cambiamento del linguaggio politico, e ha definito il suddetto articolo 18 «un totem».


Giuliano Poletti, comunistone di vecchia data, ministro del governo in carica, si è affrettato a dire che la cancellazione della regola - totem o dogma che sia - non è in programma e che pertanto essa rimarrà in vigore. Per sempre? Probabilmente sì. Abbiamo la tentazione di dare ragione al responsabile del dicastero del Lavoro. Il problema infatti non è l'eliminazione di un articolo dello Statuto dei lavoratori, ma dello statuto stesso, visto che i lavoratori sono già stati eliminati. Una volta si diceva: moriremo democristiani.

VITTORIO FELTRI E VALENTINA APPREA VITTORIO FELTRI E VALENTINA APPREA

 

Oggi abbiamo un'altra certezza: saremo sepolti in base ai criteri fissati dell'articolo 18. Il quale articolo 18 è il paradigma della stupidità italiota. Esso infatti, come ben sanno gli imprenditori, è applicabile soltanto nelle aziende con più di 15 dipendenti. In quelle piccole - con meno di 15 dipendenti - il padrone licenzia a proprio piacimento. In teoria. In pratica non è così.

DisoccupatiDisoccupati


L'imprenditore fa il proprio interesse, per cui non caccia uno perché gli è antipatico, semmai uno che non rende. Chissà perché le cose ovvie non sono persuasive. È un fatto comunque che il comandamento numero 18 discrimina. Esattamente come discrimina la cassa integrazione, riservata al personale delle grandi imprese e inaccessibile a quello delle piccole. Davanti a questo sistema iniquo non c'è politico o sindacalista che osi fiatare, salvo strillare e stracciarsi le vesti se qualcuno minaccia di cancellare il totem. Tra la fine del secolo scorso e l'inizio di quello corrente, i radicali proposero un referendum per spazzarlo via. Non passò. Anche perché Silvio Berlusconi, che si accingeva a vincere le elezioni (2001), disse a Marco Pannella che il plebiscito era inutile in quanto, non appena rientrato a Palazzo Chigi, egli avrebbe provveduto a depennare la discussa norma.

DisoccupatoDisoccupato


Il Cavaliere in effetti ci provò in ogni modo, ma fallì: tutti gli andarono contro con forza e gli impedirono di muovere un dito. Se lo avesse mosso, glielo avrebbero immantinente amputato. Cosicché, Fornero o non Fornero, siamo ancora qui a litigare sull'articolo 18. Che fu elaborato da Giacomo Brodolini, socialista, ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, promotore dell'intero Statuto dei lavoratori (varato nel 1970) che, con rispetto parlando, sembra scritto da Stalin dopo essersi scolato una bottiglia di vodka.


Non è un caso che le difficoltà dell'economia italiana siano cominciate con l'approvazione di quella legge dall'acido sapore sovietico. Nonostante ciò, a quasi mezzo secolo dall'introduzione della storica schifezza, mentre la crisi nazionale e internazionale galoppa e la disoccupazione avanza speditamente, c'è ancora chi - la sinistra nostalgica, politica e sindacale - difende il capolavoro di Brodolini, una brava persona morta giovane (50 anni) dopo aver vissuto con la testa nelle nuvole rosse dell'Urss e dintorni.

DISOCCUPATI ORGANIZZATI QUESTA MATTINA A VIA CARACCIOLO PH GENNY MANZO DISOCCUPATI ORGANIZZATI QUESTA MATTINA A VIA CARACCIOLO PH GENNY MANZO


Se c'era qualcosa da fare con urgenza per modernizzare il Paese, questa era proprio la riforma radicale del pluricitato statuto. Invece non è stato toccato. Ciò dimostra che gli slogan dei riformisti sono frasi vuote, spot elettoralistici e nulla più. La conferma viene dal ministro Poletti, il quale, intervistato un giorno sì e l'altro pure dalla stampa compiacente, ammette che bisogna ridurre al minimo la conflittualità nei rapporti fra impresa e lavoro, tuttavia non intende abrogare né lo statuto né l'articolo 18. Domanda: e allora come si fa a creare collaborazione fra datori di lavoro e prestatori d'opera? Si chiama il parroco affinché benedica gli opifici?


Questo è ancora poco. Poletti aggiunge: per sciogliere la grana degli esodati dobbiamo recuperare risorse. Giusto. Recuperarle dove? Dalle pensioni alte, che vanno tagliate e/o ricalcolate su base contributiva, in barba a un patto sociale pregresso. Lo Stato si rimangerebbe così gli impegni presi a suo tempo con gli attuali pensionati, ignorando che sugli assegni più ricchi (si fa per dire) esiste già un cospicuo prelievo a titolo di obolo di solidarietà.

DISOCCUPATIDISOCCUPATI


Pur di non segare le spese superflue, magari quelle identificate da Carlo Cottarelli (all'uopo ben pagato), questo simpatico governo è pronto a recidere ulteriormente le pensioni dopo aver già reciso il medesimo Cottarelli, reo di aver svolto il proprio dovere. Non ce l'abbiamo con Renzi, per carità, ma ci rendiamo conto che, stante la situazione, chiunque al suo posto, anche i predecessori e gli aspiranti successori, potrebbe far peggio ma non meglio di lui. La politica italiana è abilitata a usare le forbici solo per tranciare le palle ai cittadini.

DISOCCUPATIDISOCCUPATI

 

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