ATLANTICO SENZA BARRIERE - DOPO LA VITTORIA SULLO SHUTDOWN, OBAMA E MERKEL LAVORANO ALLA CREAZIONE DI UN MERCATO UNICO EUROAMERICANO

Marco Cecchini per "il Foglio"

Il barometro del commercio internazionale segna burrasca. Sul fronte dei rapporti Stati Uniti-Giappone, la notizia, di qualche giorno fa, è che Japan Airlines ha ordinato 31 nuovi velivoli A350 al consorzio europeo Airbus spezzando il monopolio pluridecennale di Boeing sul mercato nipponico, con "grave disappunto" della compagnia e dell'Amministrazione americane.

Sul fronte europeo, l'Antitrust di Bruxelles ha annunciato l'avvio di una procedura contro il gigante russo dell'energia Gazprom per abuso di posizione dominante e pratiche commerciali scorrette. Nelle stesse ore il governo dell'Ucraina dava il suo via libera all'accordo di libero scambio con l'Unione europea all'interno di una strategia di avvicinamento a Bruxelles e di sganciamento parallelo dalla influenza di Mosca.

Queste tre micronotizie segnalano il livello di tensione raggiunto in questa fase di crisi globale nelle relazioni commerciali internazionali, già di per sé molto tirate a causa di un assetto dei tassi di cambio e delle bilance dei pagamenti profondamente squilibrato: basta pensare al rapporto euro-dollaro e alla guerra valutaria innescata da alcuni paesi emergenti. Il commercio internazionale - una volta governato su base multilaterale - è dominato da un crescente bilateralismo, e l'Organizzazione mondiale del commercio - la suprema magistratura del free trade da sempre considerato uno dei pochi organismi mondiali realmente funzionanti - appare un gigante burocratico privo di rotta.

A oltre 15 anni dall'avvio del North Atlantic Free Trade Agreement (Nafta), gli Stati Uniti stanno negoziando con dieci nazioni dell'Asia e del Pacifico un analogo accordo di libero scambio, la Trans Pacific Partnership (Tpp), al quale si è aggiunto di recente il Giappone. La Russia preme sui paesi limitrofi per allargare l'unione doganale creata con Kazakistan, Bielorussia e Armenia. Gli accordi one to one country degli Stati Uniti sono decine.

I grandi esclusi da queste manovre - e non a caso - sono Cina, India, Brasile e altri emergenti di rango. Ma l'iniziativa che promette di terremotare davvero i precari equilibri delle relazioni commerciali internazionali è la "madre di tutti gli accordi" in materia, ovvero la creazione di un mercato unico euroamericano, denominato Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Stati Uniti ed Europa rappresentano già ora quasi la metà del prodotto lordo mondiale e oltre un terzo del volume degli scambi.

Se il Ttip andrà in porto, come è negli auspici di Barack Obama e dell'azionista di riferimento della Ue, Angela Merkel, la geografia economica del mondo cambierà con effetti geopolitici rilevanti. Il negoziato, che è iniziato l'8 luglio scorso a Washington e proseguirà a Bruxelles una volta superato lo shutdown statunitense, punta all'abbattimento delle barriere sia tariffarie che non tariffarie e alla liberalizzazione degli investimenti entro il 2015, un arco di tempo molto breve.

Le analisi di impatto condotte da istituti di ricerca indipendenti, come l'Ifo tedesco e il Cepr britannico, dicono che una completa attuazione del progetto porterebbe rilevanti benefici in termini di prodotto, nell'ordine secondo il Cepr di 119 e 95 miliardi di euro, rispettivamente per la Ue e gli Stati Uniti, con un aumento del reddito di 545 euro per la famiglia media europea e di 655 per quella americana.

L'import-export crescerebbe di quasi un terzo, la disoccupazione scenderebbe significativamente. L'Italia beneficerebbe più di altri della liberalizzazione delle tariffe americane che colpiscono in modo particolare i prodotti del made in Italy (tessile, alimentare, beni di lusso) con un aumento del 5 per cento del prodotto nazionale a regime. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, oggi negli Stati Uniti, dovrà tenere conto di tutto questo. L'iniziativa Ue-Stati Uniti si caratterizza per un mix di entusiasmo politico e scetticismo accademico.

Da più parti si osserva che di mercato unico transatlantico si parla senza esito dagli anni 90 e in effetti il progetto è molto ambizioso. Se l'abbattimento delle barriere tariffarie, oggi pari mediamente al 4 per cento, sembra a portata di mano, più complesso si presenta infatti il tema delle barriere non tariffarie (standard di sicurezza, burocrazia, regole ambientali), dove le differenze culturali tra le due sponde dell'Atlantico sono profonde.

Anche i più cauti riconoscono tuttavia che "questa volta è diverso". La creazione di un mercato unico euroamericano costituisce infatti un attraente driver di crescita per il tradizionale blocco occidentale, nel momento in cui la crisi in atto ormai da cinque anni ha messo in luce preoccupanti debolezze strutturali, sia dell'economia americana, sia di quella europea; debolezze cha appaiono tanto più preoccupanti di fronte all'attivismo delle nuove potenze asiatiche e all'ambizione russa di allargare la sua sfera di influenza in Europa facendo leva sulle sue risorse energetiche. Riportare il centro di gravità dell'economia mondiale saldamente in occidente: sembra questa l'ambizione di Barack Obama e di Angela Merkel. La sfida che si è aperta è economica, ma soprattutto politica

 

OBAMA E MICHELLE CON ANGELA MERKEL E IL MARITO FOTO LAPRESSE BRINDISI OBAMA MERKEL FOTO LAPRESSE europarlamento-CONGRESSO STATI UNITI WASHINGTON

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…