1- ATTENTI A DOMENICA PROSSIMA: SI VOTA IN SICILIA E TUTTI I SONDAGGI PREVEDONO IL BUM DI UN MAO-GRILLO CHE SULL’ISOLA HA RIEMPITO LE PIAZZE “VERE”, AL DI LA’ DEL WEB 2- M5S È DIVENTATO LA TERZA FORZA POLITICA DEL PAESE. E POTREBBE ARRIVARE AL 20% 3- ESCE UN LIBRO CHE LO ACCUSA DI NEO-QUALUNQUISMO: NON SOLO PD, UNA GRANDE PARTE DEI VOTI AL M5S ARRIVA DALL'ASTENSIONE E DAGLI “ORFANI DEL PDL E DELLA LEGA”. SOLO COSÌ SI “SPIEGHEREBBE L’ACCANIMENTO DI ALCUNI CANDIDATI A 5 STELLE SU TEMATICHE TIPICHE DELLA DESTRA, COME LA CHIUSURA DEI CAMPI ROM O LA PROTESTA FISCALE” 4- CAMUSSO: “A ME FANNO PAURA I PARTITI “PERSONALI”, PERCHÉ HANNO IN SÉ UNA QUOTA DI AUTORITARISMO. L’HO PENSATO DEL BERLUSCONISMO, E LO PENSO ORA DI BEPPE GRILLO” 5- “GRILLO NON HA UN’IDEA DEL PAESE, NON LA COMUNICA; LA SUA IDEA È CHE SI DEVE BUTTARE VIA TUTTO. PER LUI, NULLA DI CIÒ CHE È STATO FATTO È DEGNO DI ESSERE SALVATO”

1- GLI ELETTORI DI BEPPE GRILLO SONO (PER LA MAGGIOR PARTE) EX PDL DELUSI DA BERLUSCONI...
Benedetta Argentieri per il Corriere della Sera

Miti da sfatare. Luoghi comuni da evitare. Uno tra tutti è che Beppe Grillo stia rubando elettori al Pd. Non è così. O almeno non ancora. Una grande parte dei voti al M5S arriva dagli «orfani del Pdl e della Lega, frustrati dalla crisi di Berlusconi e Bossi e dalla condizione economica». Solo così si «spiegherebbe l'accanimento di alcuni candidati a 5 Stelle su tematiche tipiche della Destra, come la chiusura dei campi rom o la protesta fiscale». Ma non solo.

«Un'altra parte proviene dall'astensione». Senza contare che nel 2013 voteranno per la prima volta migliaia di giovani, gli stessi che «non hanno una provenienza definita, almeno dal punto di vista del pedigree elettorale». Attenzione però, non è così vero che il sodalizio tra votanti e Grillo avvenga solo attraverso la Rete. Se venisse confermato il successo in Sicilia questa relazione verrebbe a mancare. Dunque, Grillo piace. Questo almeno è ciò che sostiene il giornalista Giuliano Santoro nel libro Un grillo qualunque (edito da Castelvecchi, pagine 176, 16 euro).

IL LIBRO - La campagna elettorale è cominciata, anche se non ufficialmente. Il 2013 è alle porte. E gli occhi sono puntati tutti su di lui, il comico genovese «contro tutto e tutti». Il Movimento 5 Stelle, secondo i sondaggi, è diventato la terza forza politica del Paese. E potrebbe arrivare al 20 per cento. Ma come è successo? «L'unico modo di comprendere Grillo e il grillismo è accerchiarlo da diversi fronti e toccare i tanti livelli della comunicazione, della politica, della storia culturale e dell'innovazione dei media, che un attore -politico attraversa».

Per afferrare Grillo, secondo Santoro, bisogna intraprendere un viaggio attraverso «la società e la politica italiana» per raccontare come «un cabarettista che ha mosso i primi passi sui palchi della provincia, sia poi arrivato a fondare un movimento politico». Insomma, per comprendere davvero questo fenomeno bisogna cercare di osservare da una prospettiva «insolita». E per farlo Santoro è riuscito a entrare nel cuore del movimento con interviste a sociologi, politologi, sondaggisti e, soprattutto, grillini.

IL PERSONAGGIO- Un percorso che racconta luci e ombre di un movimento che si definisce trasversale, ma in realtà è tutto il contrario. Spiega le contraddizioni di chi per anni si è presentato al grande pubblico anche con pubblicità (come quella dello Yomo) per poi insultare le stesse aziende. E ancora gli incontri che hanno cambiato la vita (almeno quella pubblica) di Grillo. Da Antonio Ricci a Gianroberto Casaleggio. Il primo lo ha lanciato nel mondo della televisione, il secondo gli ha fatto scoprire la Rete.

La stessa che lui ha demonizzato nei suoi spettacoli («Ho comprato il computer», dice. «Credevo che la tecnologia dei bit fosse una tecnologia leggera: un computer pesa quindici chili, per farlo occorrono quindici tonnellate di materiali e ogni sei mesi lo buttiamo nella spazzatura»). Dice che i 5 Stelle sono «espressione della Rete» ma rappresenta «la televisione che colonizza i nuovi strumenti di comunicazione, è un sintomo della convergenza di vecchi e nuovi mezzi di comunicazione».

I GRILLINI- Per la prima volta, però, si parla anche di loro: i votanti a 5 Stelle. Santoro divide la vita del movimento in due fasi. La prima catalizza l'attenzione di una nuova generazione, composta dal popolo delle partite Iva, contratti precari. Con una cultura tendenzialmente alta. E non solo: «Beppe Grillo è riuscito all'indomani del trauma generazione del G8 genovese, a tracciare arbitrarie relazioni di causa-effetto che a volte confinano nel complottismo ma che forniscono ai naufraghi della generazione perduta calpestata in piazza e vittima della sindrome di impotenza della politica tradizionale, uno scenario dentro al quale muoversi».

Poi la seconda fase. Quella che riesce a catalizzare i voti perduti dal centrodestra. «La distribuzione del voto a Grillo è molto articolata, anche se negli anni del suo boom si è collocata soprattutto a Destra». Il quadro è fluido e in continua evoluzione. Il libro questo, lo mette ben in evidenza. L'idea che lo muove è comunque quello di sfatare molti miti.

2- CAMUSSO: MI FA PAURA L'AUTORITARISMO DI BEPPE GRILLO
Dall'intervista di Stefano Lepri a per "La Stampa"

L' irrigidimento delle strutture dei vecchi partiti favorisce il formarsi di partiti nuovi. Il Movimento 5 Stelle è un misto singolare di partecipazione volontaria e di leaderismo...

«A me fanno paura le formazioni politiche o i partiti, diciamo così, personali, perché hanno in sé una quota di autoritarismo, di non costruzione dell'interesse collettivo. L'ho pensato e lo penso del berlusconismo, e lo penso ora di Beppe Grillo. Paradossalmente, lo penserei anche di Sinistra e Libertà nel momento in cui diventasse un raggruppamento costruito attorno al nome di Vendola e non una vera organizzazione. Anche nell'Italia dei Valori è presente, almeno in parte, questo problema.

Purtroppo esistono anche esiti pessimi, come dimostra la Lega Nord, quando le generazioni successive sono già indicate, quando ci sono i discendenti del capo. Ovvero quando si ha un'idea della politica come luogo del proprio potere personale anziché come luogo di rappresentanza. Nel movimento di Grillo intravedo già alcuni fenomeni di questo tipo, di un'organizzazione considerata come proprietà personale del leader.

Va detto tuttavia che Grillo è sicuramente un innovatore: il modello che ha costruito (sempreché lo rispetti), e cioè l'organizzazione aperta sulla Rete, il fatto di non andare in televisione (non so se per scelta o per obbligo) suggerisce un'idea nuova. Fa capire che forse non c'è un solo modo di fare politica, tutto molto formalizzato e virtuale (la tv), ma che si può usare l'informatica in maniera diversa. Anche se la Rete è anch'essa una realtà virtuale: in teoria è interattiva, poi non so quanto lo sia davvero».

Nelle ultime esperienze, Internet serve molto più a sfogarsi che a interagire con gli altri. Spesso quello che emerge è il peggio delle persone.

«Talvolta è così. In partenza è un modello che può essere anche interattivo; poi succede che siccome Internet è una forma di anonimato diffuso, vale il fatto ben noto da sempre che nelle lettere anonime la gente non dà il meglio di sé. Però usare la Rete per organizzare l'attività politica è sicuramente un'innovazione importante; ha risposto a una spinta che indubitabilmente esisteva.

La sua fortuna è l'autoreferenzialità del sistema politico, così è facile apparire vicini alle persone, comunicare con loro. Su questa base, Grillo fa poi un'operazione di rottamazione violenta, ed io non sono affatto convinta che la rottamazione di per sé sia un valore. Per quel che vedo, Grillo non ha un'idea del Paese, non la comunica; la sua idea, per quanto è dato capire, è che si deve buttare via tutto. Secondo lui, nulla di ciò che è stato fatto è degno di essere salvato. Questo modo di pensare mi lascia quantomeno perplessa, perché in fondo se siamo qua...

Certo, l'Italia ha tanti problemi, ma siamo diventati anche un grande Paese, abbiamo tante risorse, idee, cultura. Prendere tutto e buttarlo dalla finestra insegue la logica della contestazione per il gusto di protestare; ti consente anche di non dire cosa vuoi fare tu. Gridare che tutti fanno schifo fa molta audience, non c'è dubbio, raccoglie un sentimento popolare, ma poi? Se è vero che l'elezione del sindaco di un Comune disastrato da tante vicende di malgoverno come Parma si è giocata sulla questione dell'inceneritore, e l'ha vinta chi dice che l'inceneritore è la morte, ho seri dubbi che solamente su questo si possa costruire un'altra politica».

 

 

BEPPE GRILLO IN SICILIA DOPO LA TRAVERSATA A NUOTO DELLO STRETTO DI MESSINA BEPPE GRILLO SUL TRENO IN SICILIABEPPE GRILLO E GIANROBERTO CASALEGGIO ALLARRIVO IN SICILIA BEPPE GRILLO NUOTA NELLO STRETTO DI MESSINA grillo Antonio RicciGIANROBERTO CASALEGGIO Susanna Camusso Susanna Camusso NICHI VENDOLAsilvio berlusconi sparaBEPPE GRILLO MOVIMENTO 5 STELLE

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…