AVETE GRADITO L’IMU? ORA BECCATEVI LA SUPERTARSU! - SI CHIAMA “TARES” LA NUOVA TASSA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI: PRIMA RATA AD APRILE, AUMENTI PER TUTTI - NESSUNO SCONTO PER I COMUNI VIRTUOSI - LA TARIFFA SALE MA MEZZA ITALIA E’ IN “EMERGENZA” - DALLA SICILIA ALLA PUGLIA A ROMA CAOS E PROBLEMI - NAPOLI E LA CAMPANIA SOTTO SCACCO: SI INVIA LA MUNNEZZA FUORI REGIONE CON COSTI ALLE STELLE…

Andrea Postiglione e Nello Trocchia per il "Fatto quotidiano"

L'hanno ribattezzata l'‘Imu sulla spazzatura'. È la nuova tassa sui rifiuti, la Tares che sostituisce la vecchie imposte sul pattume (Tarsu e Tia). Il primo pagamento è slittato ad aprile. Con la tassa si dovranno coprire interamente il costi del servizio di raccolta. La Tares conterrà anche una nuova maggiorazione per finanziare i servizi indivisibili comunali che compensa i tagli ai trasferimenti agli enti locali. Un nuovo salasso per i cittadini. Per i comuni virtuosi è un passo indietro rispetto alla logica meno consumi meno paghi.

"È un disastro - spiega Alessio Ciacci, assessore del comune toscano di Capannori, premiato come personaggio ambiente dell'anno - perché saremo costretti, a causa della maggiorazione obbligatoria, ad applicare un corrispettivo di 30 centesimi a metro quadro. Insomma il cittadino virtuoso che produce meno rifiuti, con il balzello voluto dal governo, pagherà comunque di più". Una tassa che aumenta mentre i servizi non fanno sempre rima con efficienza.

Quella dei rifiuti è una questione nazionale, dalla Sicilia alla Puglia passando per il caos laziale senza dimenticare Napoli e la crisi infinita. Non sono bastati 13 miliardi di euro spesi nella lunga stagione del commissariamento, la Campania è sempre in crisi. La spazzatura torna a minacciare alcune zone di Napoli e provincia e l'ammanco del grande affare rifiuti è di un miliardo di euro.

In questi giorni i rifiuti si sono rivisti in strada, per rallentamenti e guasti negli impianti Stir con il sito di trasferenza del comune pieno. La regione ha stanziato 3 milioni di euro per portali via ed evitare una befana con i sacchetti in strada. La soluzione tampone adottata è portarli fuori regione e fuori nazione, un salasso economico per le casse pubbliche. Ma oltre al danno c'è la beffa, visto che una parte dei rifiuti che emigrano verso le discariche di mezza Italia potrebbe essere trattata dagli impianti esistenti.

A valle della differenziata ci sono gli Stir, gli impianti di tritovagliatura. Sono sette in tutta la regione. Ricevono i sacchetti neri e li separano in due frazioni, una secca finisce negli inceneritori (anche all'estero) e una parte umida tritovagliata viene smaltita nelle discariche fuori regione. E qui inizia l'affare, ma anche il problema. I viaggi dei rifiuti potrebbero essere fermati da una pronuncia del Consiglio di Stato attesa in questo mese. Sarebbe la catastrofe.

A occuparsi della spedizione dei cumuli di spazzatura di Napoli e provincia fuori regione ci pensa la Sapna, società provinciale, voluta dall'ex presidente e deputato uscente del Pdl, Luigi Cesaro. Un pozzo senza fine su cui indaga anche la Corte dei Conti per presunte consulenze d'oro. Per i viaggi della ‘spazzatura' spende ogni anno 130 milioni di euro, costo medio 150 euro a tonnellata. Tre procure indagano, quella di Napoli procede per il reato di traffico illecito.

"Il problema è relativo alla parte umida tritovagliata - conferma l'assessore regionale all'ambiente Giovanni Romano - il nostro progetto è trattarla ulteriormente ed ottenere una materia prima secondaria che può essere utilizzata per la chiusura di cave dismesse".

Per farlo basterebbe far funzionare gli impianti esistenti. A Giugliano, provincia di Napoli, lo Stir ha due aree per la biostabilizzazione, utili allo scopo. "Teoricamente - spiegano i tecnici della Sapna che lo gestiscono - avremmo potuto diminuire il carico di rifiuti portati fuori regione in questi anni, ma solo teoricamente visto che le linee non sono in funzione, ma stiamo provvedendo". Inutilizzate perché vi hanno stipato rifiuti, usate come deposito. L'autosufficienza impiantistica menomata da anni di emergenza. Non è finita.

I comuni virtuosi, spendono una cifra record, 160 euro a tonnellata, per portare l'umido, in questo caso quello raccolto attraverso la differenziata, in impianti fuori regione. Eppure anche in questo caso c'è un impianto fermo. Si trova a San Tammaro, in provincia di Caserta, capace di trattare 30 mila tonnellate all'anno. Non è mai entrato in funzione. La Campania, piena di impianti, esporta i rifiuti facendo ricchi imprenditori e società di mezza Italia, nord in testa. A tutti conviene l'emergenza infinita.

 

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