AVVISATE SENZAQUID ALFANO CHE FRA POCO SARA’ COSTRETTO A BALLARE DAVVERO COI LUPI – LA STELLA DEL SUO BURATTINAIO SCHIFANI STA PER SPEGNERSI E IL CIELLINO LUPI SI PORTERA’ VIA PARTITO E BURATTINI

1. DAGONEWS
Per Schifanetto Schiafani la stella della fortuna politica sta per spegnersi? A sentire certi rumors pare proprio di sì. E per Alfano, cui il voto euro-siculo è letteralmente scomparso, iniziano giorni pesanti....

2. LUPI LANCIA LA SCALATA A NCD E VUOLE LASCIARE IL MINISTERO
Francesco Cramer per "il Giornale"

Homo homini Lupi? Almeno per ora no. Ma potrebbe essere proprio il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, a lanciare l'opa sul Nuovo centrodestra e mettere in ombra Angelino Alfano, seguendo la massima latina secondo cui ogni individuo cerca di danneggiare l'altro per soddisfare i propri interessi.

Nel partito nessuno parla di guerra né di braccio di ferro ma, di fatto, qualcosa non è andato e non va. Le voci secondo cui Lupi, uno dei tre euroeletti di Ncd, potrebbe optare per Strasburgo, lasciare il dicastero e quindi occuparsi di più del partito, non vengono neppure smentite dal diretto interessato: «La decisione non è ancora stata presa, la prenderò nei prossimi giorni insieme al partito - risponde a chi gli domanda del futuro - sono tutte valutazioni che verranno fatte a partire da domani alle 14.30, ora in cui sono convocati i gruppi parlamentari e poi in seguito con la riunione dell'assemblea nazionale. Insomma faremo una valutazione complessiva».

Le critiche alla gestione Alfano vengono nascoste sotto il tappeto da tutti i «diversamente berlusconiani», semi muti al telefono e allergici alle domande dei cronisti, specie se arrivano dai «nemici» del Giornale. Ma qualche malessere trapela. Qualcosa non va nel manico.

D'altronde il senatore Paolo Naccarato lo aveva detto chiaro e tondo subito dopo l'esito elettorale: «Urge avere alla guida un leader a tempo pieno», aveva detto. E si era spinto oltre: «Credo che Alfano e Lupi debbano porsi sul serio tale esigenza e uno dei due fare un gesto di grande generosità». Ossia dimettersi e prendere in mano il timone di una barca che ha ambizioni di diventare vascello ma che ora ha le dimensioni di un pedalò.

Già in fase di compilazione delle liste europee una quindicina di parlamentari dell'Ncd avevano messo nero su bianco le proprie doglianze in merito alla gestione del partito spedendo una lettera ad Alfano che quest'ultimo disse di non aver mai ricevuto. Finì tutto sui giornali e Angelino non la prese affatto bene. Il quorum è stato raggiunto per un soffio, Alfano s'è presentato davanti alle telecamere esultando per il trionfo ma nel partito si mugugna: «Angelino è troppo ministeriale». Pensa più all'Interno che non all'interno di Ncd. Ecco quindi la carta Lupi.

Carta su cui punta qualcuno sottolineando che il partito è a trazione sudista ma che rimarrà nel mazzo. Almeno per ora. «Maurizio non ha nessuna intenzione di lasciare il ministero né di optare per l'euroseggio», giura un parlamentare a lui vicino. La questione, forse, verrà sfiorata oggi, alla riunione dei gruppi congiunti di Camera e Senato. In agenda l'analisi del voto e la strategia futura.

Sulle prossime mosse la priorità è quella di «renderci visibili all'interno del governo dando una spruzzata di centrodestra all'azione di Renzi». Insomma, guai ad appiattirsi sul Pd, pena l'irrilevanza politica e l'accusa di essere stampella della sinistra. Lavoro e tasse sono i due filoni principali su cui Ncd vuole tirare la giacchetta al premier.

In prospettiva c'è anche da sciogliere il nodo alleanze, ossia disegnare una strategia del futuro prossimo. Tutti giurano: «Siamo centrodestra e lì dobbiamo costruire un rassemblement credibile e alternativo alla sinistra». Già, ma con quale Forza Italia? «Non certo quella che flirta con la Lega di Salvini, che dice di uscire dall'euro e che va a braccetto con i populisti alla Le Pen» è il mantra.

Enrico Costa, ex capogruppo Ncd alla Camera e viceministro alla Giustizia, esclude fidanzamenti di opportunità con gli azzurri: «Sono finiti i tempi degli accordi di desistenza stile Lega al Nord e An al Sud. Con Forza Italia siamo destinati a parlarci: ma con alcuni, i più moderati, si parla la stessa lingua; con altri, ahimè, no».

 

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