AYATOLLAH FIGLIO DI PAPA’ - SCONTRO AI VERTICI DEL REGIME IRANIANO SUL DOPO ALI KHAMENEI. I PASDARAN SI SCHIERANO CON MOJTABA, FIGLIO DELLA DEFUNTA GUIDA SUPREMA, FAVORITO PER LA SUCCESSIONE MA IL CLERO NON CI STA E DENUNCIA IL “NEPOTISMO”: “MOJTABA NON HA CARATURA CLERICALE NÉ GIURIDICA. SERVE ALTRO, ALTRIMENTI IL PROCESSO E’ CARTA STRACCIA. ANCHE ALI KHAMENEI NON ERA SODDISFATTO DELL’IDEA DI AVERE SUO FIGLIO COME GUIDA SUPREMA" – TUTTE LE ANIME DEL REGIME CONVERGONO SU UN PUNTO: IL NOME DEL LEADER SARÀ SCELTO DA TEHERAN, NON DA DONALD TRUMP - SI FANNO SENTIRE ANCHE I “RIFORMISTI”: IN UN DOCUMENTO CONDANNANO I RAID ISRAELO-STATUNITENSI MA CHIEDONO UN "CAMBIAMENTO REALE NEL GOVERNO DEL PAESE"
Gabriella Colarusso per “la Repubblica” - Estratti
Né con le bombe americane né con la repressione del regime. La guerra scuote il quadro politico iraniano e mentre la battaglia per la scelta della nuova Guida suprema si accende, con l'ala più dura dei pasdaran che spinge per Mojtaba Khamenei, il figlio dell'ex guida, il Fronte riformista iraniano, una coalizione di partiti interni al sistema della Repubblica islamica, si fa sentire.
In un documento pubblicato ieri, condanna «la brutale aggressione del regime sionista e della criminale America, nel silenzio o nella complicità delle potenze mondiali e nell'inazione delle organizzazioni internazionali, con il falso pretesto di impedire all'Iran di ottenere una bomba nucleare e di minacciare la stabilità regionale».
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Messi ai margini del sistema politico dalle frange più radicali dell'apparato, arrestati o indotti al silenzio, molti leader riformisti hanno perso in questi anni il supporto anche della loro stessa base, accusati di aver legittimato il sistema teocratico partecipando alle elezioni o di non essere stati in grado di attuare vere riforme quando si sono aperti piccoli spazi al governo, come con l'ex presidente moderato Rouhani. Ma oggi in Iran il fronte riformista rappresenta uno dei pochi gruppi politici organizzati e tollerati a chiedere un cambiamento reale e profondo del sistema.
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Da Parigi, ieri ha parlato anche Ardshir AmirArjomand, che rappresenta il leader dell'Onda Verde, l'ex candidato presidenziale Mousavi, agli arresti domiciliari in Iran da oltre 10 anni. «La guerra di aggressione di Israele e Stati Uniti contro l'Iran è priva di qualsiasi base legale o morale», afferma. «Determinare il futuro sistema dell'Iran è un diritto esclusivo del popolo iraniano che può essere realizzato solo attraverso un referendum libero in cui tutti possano esprimere liberamente la propria volontà».
SCONTRO AI VERTICI DEL REGIME I PASDARAN CON MOJTABA MA IL CLERO: «È NEPOTISMO»
Greta Privitera per il “Corriere della Sera” - Estratti
Teheran è ancora senza Guida suprema. Il nome slitta, «forse arriva nelle prossime ore», dicono. Quatto giorni fa, dall’Assemblea degli esperti — sventrata dai raid ma evacuata in tempo —, è uscito come possibile prescelto Mojtaba Khamenei, 56 anni, il figlio prediletto di Ali, il leader appena ucciso. Giovedì gli 88 chierici si sono riuniti in videoconferenza per scongiurare pericoli e per ratificare formalmente la decisione, ma niente da fare: ancora silenzio.
Almeno otto membri dell’Assemblea, secondo fonti vicine ai loro uffici sentite dal giornale dell’opposizione con sede a Londra Iran International , avrebbero boicottato la sessione d’emergenza, denunciando la «forte pressione» delle Guardie della rivoluzione per imporre Mojtaba.
Raccontano che fino a qualche minuto prima del voto, i pasdaran avrebbero chiamato compulsivamente per influire sulla scelta delle scelte. È una lotta fratricida, quella che divide il regime: da un lato il figlio dell’ayatollah, spinto e supportato dai suoi fedelissimi pasdaran — il comandante Irgc Ahmad Vahidi, l’ex capo dell’intelligence delle Guardie Hossein Taeb, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf —; dall’altro, i religiosi che gridano al nepotismo.
In fondo, la Repubblica islamica si chiama così per scampare al peccato dei troni dinastici: fu Khomeini in persona, cacciando i Pahlavi, a scegliere «Repubblica» per marcare la rottura con le corti.
Ed ecco che, nel gorgo della lotta interna, i media dell’opposizione raccontano di chierici ribelli che si fanno sentire con il presidente dell’Assemblea e il suo direttivo: nominare Mojtaba Khamenei al vertice, avvertono, fa somigliare Teheran a una monarchia sotto il turbante.
Intanto, secondo Reuters , sei fonti iraniane e regionali confermano: dall’inizio della guerra, i Guardiani della Rivoluzione si sono presi ancora più spazio: hanno voce in ogni scelta che conta. «Ali Khamenei non era soddisfatto dell’idea di suo figlio a capo e non ha mai permesso che questa questione venisse sollevata durante la sua vita», avrebbe detto un membro dell’Assemblea, al telefono.
Anche se sono anni che si fa il suo nome. Un altro: Mojtaba «non ha caratura clericale né giuridica». Hanno chiesto il passo indietro e un nuovo voto, pulito. Altrimenti: «Il processo è carta straccia».
(...) Se la lotta per la successione è in corso, c’è un solo punto su cui, per ora, convergono tutte le anime del regime: il nome del leader sarà scelto da Teheran, non da Donald Trump che, dimostrando per l’ennesima volta di non conoscere questo Paese, si illude di poter imporre il prossimo ayatollah.
Mojtaba Khamenei
IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO CHE HA DISTRUTTO IL QUARTIER GENERALE DI ALI KHAMENEI
iran la successione ad ali khamenei




