1. BACCHETTATA, BARBARA SPINELLI SBATTE AL MURO EU-GENIO SCALFARI: “SEI UN VIOLENTO!” 2. “VIOLENTO È L’USO CHE FA DI ALTIERO SPINELLI, DEL QUALE NESSUNO DI NOI PUÒ APPROPRIARSI” 3. “È SCORRETTO ACCUSARE GRILLO DI CONDANNARE ALLA GOGNA I GIORNALISTI, QUANDO ALL’INTERNO D’UNA STESSA TESTATA APPAIONO ATTACCHI DI QUESTO TIPO AI COLLEGHI” 4. LA REPLICA DI SCALFARI NON LASCIA MA LA RADDOPPIA IL VELENO: “CARA BARBARA, IO HO GIÀ DIMENTICATO LE COSE PER ME SGRADEVOLI CHE HO ASCOLTATO NELLA TRASMISSIONE DI TRAVAGLIO E QUELLE CHE TU HAI SCRITTO SU GRILLO SUL NOSTRO GIORNALE” 5. LA SPINELLI, CHE LASCIÒ NEL 2010 “LA STAMPA” DIRETTA DA MARCELLO GIORGI, PERCHÉ GIUDICATA TROPPO MORBIDA CON BERLUSCONI, PASSERÀ AL “FATTO QUOTIDIANO”?

1. RISPOSTA DI BARBARA SPINELLI A EUGENIO SCALFARI
Da ‘La Repubblica'

Sono stupita dalle parole che Eugenio Scalfari dedica non tanto e non solo alle mie idee sulla crisi italiana ma, direttamente, con una violenza di cui non lo credevo capace, alla mia persona.

Violento è infatti l'uso che fa di Altiero Spinelli, del quale nessuno di noi può appropriarsi: chi può dire come reagirebbe oggi, di fronte alle rovine d'Italia e dell'Europa da lui pensata nel carcere dove il fascismo l'aveva rinchiuso, e difesa sino all'ultimo nel Parlamento europeo? Non ne sono eredi né Scalfari, né il Presidente della Repubblica, e neppure io.

Il miglior modo di rispettare i morti è non divorarli, il che vuol dire: non adoperarli per propri scopi politici o personali. Mi dispiace che Scalfari abbia derogato a questa regola aurea.
Quanto al Movimento 5 Stelle, io dico che va ascoltato: non è solo l'Italia peggiore che ha votato per lui a febbraio.

Senza la sua scossa il discorso pubblico continuerebbe a ignorare la crisi dei partiti, i modi del loro finanziamento, l'abisso che li separa dalla loro base. Mettere M5S sullo stesso piano di Marine Le Pen o di Alba Dorata più che un errore è una controverità. È anche un gesto di intolleranza verso chi la pensa diversamente.

In proposito vorrei dire un'ultima cosa: è inutile e quantomeno scorretto accusare Grillo di condannare alla gogna i giornalisti, quando all'interno d'una stessa testata appaiono attacchi di questo tipo ai colleghi.

2. CONTROREPLICA DI EUGENIO SCALFARI A BARBARA SPINELLI
Da ‘La Repubblica'

Cara Barbara, come ti avevo promesso ieri, io ho già dimenticato le cose per me sgradevoli che ho ascoltato nella trasmissione di Travaglio e quelle che tu hai scritto su Grillo sul nostro giornale. L'unica cosa che non dimentico è il mio antico affetto nei tuoi confronti.

3. «NON CONOSCI LA STORIA». SCALFARI-SPINELLI, FINE DI UN IDILLIO
Luca Mastrantonio per ‘Il Coprriere della Sera'

Ieri Eugenio Scalfari ha scomunicato Barbara Spinelli per le dure critiche al presidente Giorgio Napolitano. Spinelli è rea, scrive il fondatore di «Repubblica», di conoscere «poco o nulla» della Storia d'Italia, «quando pensa e scrive che la decadenza cominciò negli anni Settanta del secolo scorso e perdura tuttora».

Questo Paese - Scalfari ha sentito il bisogno di ricordare - «è un Paese dove parte del popolo è incline e succube di demagoghi di ogni risma». Per questo, sostiene, è sbagliato credere che «il grillismo» vada «sperimentato», come auspica Spinelli (che assieme a altri intellettuali ha più volte appoggiato l'ipotesi di un'alleanza tra Pd e Beppe Grillo).

Prima della condanna, ecco le prove d'accusa. Scalfari fa riferimento agli «appunti su Napolitano affidati alla "recitazione" di Marco Travaglio», contenuti nel libro Viva il re! (Chiarelettere), dove Spinelli racconta retroscena e particolari che riguardano gli scambi epistolari e il colloquio avuto di persona con il Presidente della Repubblica nel 2009: il Napolitano ritratto da Spinelli-Travaglio è una specie di imitazione di Maurizio Crozza.

Scalfari, in nome del padre (di Barbara Spinelli), è però pronto a rimetterle questi peccati: «Ti assicuro che da questo momento in poi cancello dalla mia memoria quanto ho ora ricordato. Voglio solo pensare il meglio di te». E cioè? «Che sei la figlia di Altiero Spinelli», spiega prima di indicare la salvifica penitenza: «Ricordalo sempre anche tu e sarà il tuo maggior bene».

Spinelli, raggiunta telefonicamente, non ha voluto commentare. Lei, che lasciò «La Stampa» nel 2010, perché giudicata troppo morbida con Berlusconi, passerà al «Fatto quotidiano»? «Non voglio dire assolutamente niente», risponde. È restata sorpresa dei toni di Scalfari e dal riferimento paterno? «Non voglio dire assolutamente niente».
Curiosità: nel libro di Travaglio (p. 25) è introdotta così: «Barbara Spinelli ben conosce il capo dello Stato perché figlia di Altiero Spinelli, politico e pensatore considerato uno dei padri dell'Europa unita, a cui Napolitano era legato da uno stretto rapporto di solidarietà politica».

Gad Lerner, sul blog, ha parlato di «ramanzina impropria e di pessimo gusto», giudicando «sgradevole la sufficienza» di Scalfari verso Barbara Spinelli. Ma al di là delle «sgradevoli» questioni di genere patriarcale, il divorzio Scalfari-Spinelli, come lo scontro che Scalfari ebbe con Stefano Rodotà, è sintomatico di un cambiamento di schema: con Matteo Renzi, Enrico Letta, Napolitano e Grillo (che non sa politicamente dove andare), le carte si sono sparigliate. È finita l'egemonia politica-mediatica berlusconiana, ed è in crisi, sistemica, l'annessa e redditizia filiera antiberlusconiana. Il fronte unico anti-Cav non è più compatto, le battaglie «civili» sono intestine alla sinistra e spesso «incivili».

4. LA GOGNA PER I GIORNALISTI: SCALFARI CONTRO SPINELLI
Da "Il Fatto Quotidiano"

Chissà se oggi i giornali e i tg, l'Ordine dei giornalisti e la Federazione della stampa, ma anche il premier Letta e la presidente della Camera Boldrini, denunceranno la nuova "gogna per giornalisti" e solidarizzeranno con la vittima.

L'interrogativo sorge spontaneo, visto che la gogna non l'ha allestita Grillo contro una penna ostile ai 5 Stelle, ma Eugenio Scalfari contro Barbara Spinelli, la più prestigiosa editorialista di Repubblica, cioè del suo stesso giornale. Finora soltanto Gad Lerner, anche lui firma illustre del quotidiano, ha osato criticare sul suo blog la "ramanzina sgradevole, impropria e di pessimo gusto".

Diversamente dal blog Grillo, che pubblica stralci di articoli menzogneri e poi ne smonta il contenuto (talvolta insultandoli, come con la Oppo, talvolta no, come con Merlo e Battista), Scalfari fa di peggio. Insulta chi si permette di criticare Napolitano ("il fuoco dei cannoni da strapazzo... spara Grillo, spara Travaglio, spara perfino Barbara Spinelli").

Ma non cita mai quelle critiche per contestarle nel merito, forse nel timore che i lettori le condividano. Il peccato mortale della Spinelli è di non aver partecipato alla demonizzazione di Grillo e soprattutto di aver raccontato a Marco Travaglio, per il libro "Viva il Re!", uno scambio di lettere e un incontro con Napolitano.

Ma questo i lettori di Repubblica non devono saperlo, dunque Scalfari non lo dice. Le scrive invece di aver "ascoltato i tuoi appunti su Napolitano affidati alla ‘recitazione' di Travaglio". Allusione all'ultima puntata di Servizio Pubblico, in cui Travaglio non ha mai recitato alcunchè: semplicemente Santoro ha affidato a un'attrice la lettura di alcuni brani dell'intervista alla Spinelli contenuta nel libro.

Invece di smentire, casomai ci riuscisse, l'allergia di Napolitano alle critiche della libera stampa descritta e documentata dalla Spinelli, Scalfari attacca personalmente la editorialista dandole dell'ignorante ("conosce poco o nulla la storia d'Italia"). Le ricorda che è "figlia di Altiero Spinelli" perchè questo è il suo "maggior bene", manco fosse una ragazzina che deve presentarsi accompagnata dai genitori e chiedere il loro permesso per scrivere e per pensare.

Infine la informa di aver "cancellato dalla mia memoria" quanto ha scritto su Grillo e detto su Napolitano. Per molto meno, c'è chi verrebbe accusato di fascismo, squadrismo, gogna, liste di proscrizione, macchina del fango, misoginia e sessismo.

Se Barbara non fosse una signora, potrebbe ricordare a Scalfari - come fece Giorgio Bocca - che è figlio di un croupier del casinò di Sanremo, o - come fanno in pochi - che da giovane era caporedattore di "Roma Fascista". Si attende comunque con ansia l'intervento del governo, del Parlamento, del Quirinale e possibilmente dell'Onu per il vile attentato alla libertà di stampa.

 

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