IN UN CUL DE SAC - IL BANANA SBUCCIATO NON TEME SOLO DI ESSERE PENSIONATO MA ANCHE DI PASSARE ALLA STORIA COME “L’UOMO DE DISASTRO” - “MISURE CHOC”: DALLA PATRIMONIALE AL PRELIEVO FORZOSO, DA UN PIANO DI DISMISSIONI FINO A UNA LUNGA TEORIA DI CONDONI - MA CON TREMONTI IN OPPOSIZIONE, E NON RICICLABILE SENZA UN RIMPASTO, C’È UNA SOLA STRADA: PRESENTARSI ALLE CAMERE DOPO IL G20 E SFIDARE IL PARLAMENTO AD ACCETTARE IL PIANO DI RISANAMENTO “NELL'INTERESSE DEL PAESE”…

Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"

L'unica certezza di Berlusconi è che «al Quirinale non c'è un capo dello Stato intento a ordire trappole». Tuttavia la fiducia che ancora gli accorda Napolitano è a tempo, e di tempo il Cavaliere non ne ha più. Indebolito dalle piazze finanziarie internazionali, accerchiato dalle manovre nei palazzi romani, e senza un accordo nel vertice d'emergenza convocato in serata, il premier ha trascorso la giornata meditando il varo di «misure choc» per salvare il Paese e il suo governo, entrambi a rischio default.

Non c'è dubbio che gli «interventi straordinari» sui quali sta ragionando «mi fanno venire l'orticaria solo a pronunciarli». Dalla patrimoniale al prelievo forzoso, da un piano di dismissioni doloroso fino a una lunga teoria di condoni, Berlusconi valuta i provvedimenti da porre come sacchetti di sabbia sull'argine del fiume che ha già iniziato a tracimare.

«Mi hanno detto di fare come Amato», spiega il Cavaliere, che evoca così un'altra stagione economica drammatica, quella del '92, e le misure draconiane che vennero allora adottate per salvare la lira: guarda caso una patrimoniale sulla casa, un prelievo sui conti correnti e i depositi bancari, il blocco per un anno dei contratti del pubblico impiego e il blocco delle pensioni di anzianità.

Tanto basta per far spuntare sul volto del premier una smorfia di disgusto mista a disappunto, perché ognuno di questi provvedimenti sarebbe «contrario ai miei capisaldi», al credo che ha divulgato per venti anni e che in parte ha già dovuto abbandonare con la manovra estiva.

Mentre i Btp continuano a cedere terreno sui listini, Berlusconi spiega alla Merkel che «farò quanto è necessario per difendere fino in fondo la credibilità dell'Italia», e con essa anche ciò che resta della sua credibilità nel consesso mondiale. Nel corso del colloquio il premier ribadisce che «il mio governo intende rispettare gli impegni», ma intanto si chiede e chiede «cosa posso fare più di quanto ho fatto».

La risposta della cancelliera tedesca non si fa attendere, è un suggerimento che somiglia tanto a una perentoria richiesta: far validare intanto da un voto del Parlamento le linee guida del piano di risanamento presentato in Europa, una sorta di imprimatur preventivo in attesa dell'approvazione dei provvedimenti.

La piena ha superato ampiamente i livelli di guardia quando Berlusconi accenna a Napolitano le «misure choc», prospettate ancora come ipotesi, segno della confusione che regna nella maggioranza e che viene indirettamente confermata dall'assenza di Bossi al vertice serale di Palazzo Chigi. E se è vero che la conversazione con il presidente della Repubblica convince il premier che «al Quirinale non si ordiscono trappole», è altrettanto vero che il Colle è risoluto nel chiedere atti di governo che tolgano l'Italia dal mirino della speculazione finanziaria. Il punto però non è stabilire quale sia il mezzo con cui varare i provvedimenti, poco importa se si tratti di decreti e di emendamenti da inserire nella legge di Stabilità: il nodo è il contenuto.

Ed è su questo che scoppia l'ennesimo scontro tra Berlusconi e Tremonti, considerato dal premier non più solo un «problema politico», ma un «fattore» dell'attacco speculativo all'Italia per via dell'atteggiamento assunto in questa fase: «Se un ministro dell'Economia si mostra scettico sulle misure che vengono adottate, che segnale trasmette ai mercati»? L'accusa che Berlusconi rivolge all'inquilino di via XX settembre di «tradimento». Per tutta risposta anche ieri sera, al culmine dell'ennesimo alterco al vertice, Tremonti ha invitato il Cavaliere a fare «un passo indietro», in nome «dell'interesse nazionale», delle «aste dei titoli di Stato sul mercato».

Ma il premier non ha intenzione di dimettersi, e ieri mattina aveva studiato una road map per resistere a Palazzo Chigi. Sul fronte istituzionale era (e al momento resta) sua intenzione convocare un Consiglio dei ministri con cui varare una prima parte di misure da presentare già ai partner internazionali del G20. Epperò sarà difficile realizzare questa parte del piano, visto che ieri sera non era stato ancora raggiunto un accordo. Sul fronte politico resta convocato l'Ufficio di presidenza del Pdl, pronto a chiedere - con un documento - che «tutte le decisioni in materia economica vengano accentrate a Palazzo Chigi».

È un modo per mettere in mora Tremonti, e al tempo stesso per tenere saldo l'asse con la Lega, dato che «le misure - questo sarà scritto nella risoluzione del partito - dovranno essere coerenti con il piano preparato per l'Europa», quella sorta di programma di governo di fine legislatura firmato da Bossi, e che pertanto dovrebbe vincolare il Carroccio. Dovrebbe, visto che il Senatur con la sua assenza pare volersi tenere le mani libere. Ma non è questo il pericolo maggiore per Berlusconi, sono piuttosto le crepe nelle file parlamentari a destare allarme, l'ipotesi - fondata - che altri deputati lascino la maggioranza e lascino di conseguenza il governo senza fiducia a Montecitorio.

Per questo nella sua road map il Cavaliere ha previsto di presentarsi davanti alle Camere dopo il G20, non prima, come gli hanno chiesto ieri i leader del terzo polo. È evidente il motivo: il premier ha intuito il rischio dell'agguato e non intende andare al vertice di Cannes da «dimissionato». Dopo, invece, potrebbe farsi scudo dei provvedimenti per sfidare il Parlamento ad accettare il piano di risanamento «nell'interesse del Paese» o staccare la spina all'esecutivo. A quel punto - come spiegava in questi giorni il segretario del Pdl Alfano - «tutti dovranno sapere che dopo il governo Berlusconi non potrà esserci il governo dei congiurati, ma solo il voto anticipato».

 

BERLUSCONI E NAPOLITANO GIULIANO AMATOBERLUSCONI-TREMONTIGIULIO TREMONTI E UMBERTO BOSSI

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