BANCA CHE TI PASSERA! - IL GOVERNO DI LARGA INTESA GOLDMONTI SACHS INCARTA QUATTRO REGALINI ALLE BANCHE AMICHE: GARANZIA STATALE SUI BOND, CONTI CORRENTI OBBLIGATORI PER PENSIONATI E PROFESSIONISTI, SPINTA ALL’USO DELLE CARTE - UNA MANOVRA CUCINATA A BENEFICIO DI SPORTELLO CHE SPIEGA L’EUFORIA IN BORSA CON I TITOLI BANCARI, DA UNICREDIT A INTESA, A GUIDARE LA RISCOSSA - SOLO LA LOTTA AL CONTANTE, ABBATTENDO I COSTI DI GESTIONE DI BANCONOTE E MONETE, FA RISPARMIARE 10 MLD € L’ANNO…

Francesco De Dominicis per "Libero"

Quattro favori enormi. Che si traducono immediatamente in una valanga di denaro sui bilanci. Mario Monti si traveste da Babbo Natale e un po' in anticipo rispetto al calendario consegna i regali del Governo ai banchieri. E così più passano i giorni e più si capisce di che pasta è fatto l'Esecutivo guidato dal professore della Bocconi: la manovra da 30 miliardi di euro varata domenica dal consiglio dei ministri porta alla luce il filo rosso che lega palazzo Chigi con i vertici dell'industria creditizia italiana.

Tra le pieghe del decreto legge approvato dal Governo e da stamattina all'esame della Camera, infatti, si nascondono (e forse nemmeno troppo) una serie di misure con enormi vantaggi per le banche italiane: parliamo delle norme sulla lotta al contante, di quelle sulle partite Iva, di quelle sui pagamenti della pubblica amministrazione e di quelle sulla garanzia statale per i bond degli istituti. Ecco, qui di seguito, spiegati i dettagli dell'operazione.

Il primo regalo sta dentro le norme sulla lotta al contante. E in questo caso i benefici per le aziende di credito sono indiretti e tuttavia di grandissimo valore sul piano del volume d'affari generato. L'abbassamento della soglia per l'uso del denaro di carta da 2.500 a 1.000 euro incentiva gioco forza il ricorso alle tessere di pagamento (sia le carte di credito sia i bancomat) e ai bonifici.

PIÙ BUSINESS
Per le banche, quindi, aumenta sensibilmente sia il business delle carte sia quello dei servizi legati al conto corrente. Nel primo caso si tratta di aumenti delle entrate sui canoni annuali e sulle commissioni a carico dei commercianti per le singole transazioni commerciali (acquisti di prodotti e pagamenti di servizi). Nel secondo caso cresce la voce dei bilanci relativa alle fee sui movimenti di denaro realizzati con bonifico. Non solo.

Meno cash vuol dire riduzione dei costi per la gestione di banconote e monete (vale a dire le spese legate alle casseforti e quelle per il trasporto valori). E non è poca roba: parliamo di 10 miliardi di euro l'anno, stando alla stima fornita dagli esperti dell'Associazione bancaria italiana (Abi).

Operazione discutibile e coperta da un generale, grande silenzio. Il giochetto, però, non è sfuggito al leghista Roberto Maroni: «Chi si arricchisce? Le banche, ancora una volta a carico dei cittadini». Vago l'appello di Monti ieri alla Camera: «Auspico che alla crescita del numero di transazioni bancarie corrisponda la riduzione dei costi di commissioni e servizi».

La seconda questione - e forse è la più clamorosa - riguarda i pagamenti della Pubblica amministrazione verso cittadini e imprese. Per qualsiasi movimento di denaro oltre la soglia dei 500 euro, qualsiasi ente pubblico o amministrazione territoriale non potrà più fare ricorso al contante. Ma dovrà transitare obbligatoriamente su un conto bancario. Il che, a esempio, non rappresenta un grosso problema per una piccola impresa fornitrice della Pa.

DRAMMA ANZIANI
La novità, invece, potrebbe rivelarsi drammatica per un anziano abituato a riscuotere la pensione alle Poste. Sta di fatto che con la genialata dei prof della Bocconi praticamente tutti gli italiani dovranno avere un conto in banca. La manovra prevede la creazione di uno strumento semplice da mettere a punto in accordo con Abi. Una manfrina. Perché il «servizio bancario di base» indicato nella manovra esiste già e se l'è inventato proprio l'Abi 7-8 anni fa nell'ambito del fallimentare progetto Pattichiari. Allora non ebbe
successo, oggi potrebbero ricorrervi milioni di persone.

Nuove entrate, per le banche, anche dai conti correnti obbligatori dei professionisti: le partite Iva che vorranno ottenere una serie di vantaggi sul fronte della semplificazione e nel rapporto con l'amministrazione finanziaria (pure in termini di pagamenti e rimborsi iva) dovranno far transitare tutti i movimenti finanziari su un conto ad hoc. Il motto è tracciabilità in cambio di vantaggi tributari.

L'ultima faccenda è relativa all'ombrello dello Stato sulle emissioni obbligazionarie degli istituti. C'è da credere che la misura sia stata caldeggiata dal ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera. Da (fresco) ex banchiere (prima di entrare nel Governo Monti era amministratore delegato di IntesaSanpaolo) ha il polso della situazione. E in questo caso l'asse di ferro tra palazzo Chigi e big del credito è lampante. Tant'è che qualche top manager del settore ieri è uscito allo scoperto senza timore.

È il caso di Marco Morelli, numero due di Passera fino a poche settimane fa. Il progetto di estendere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane «dovrebbe portare stabilità al sistema» ha ammesso il direttore generale di Ca' de Sass. In ballo ci sono bond in scadenza per 90 miliardi di euro, che saranno rinnovati a costi contenuti grazie all'aiuto del Tesoro.

Una manovra, insomma, cucita addosso alle banche. Il che, tra altro, spiega l'euforia di ieri in Borsa con i titoli più tartassati degli ultimi mesi a guidare la riscossa: balzo di Banco Popolare (11,65%), Mps (10,68%) e Bpm (7,28%). Su anche Unicredit (5,42%) e Intesa (3,85%).

 

Passera alla ConfcommercioMONTIGiuseppe Mussari EURO BANCONOTE euro fisco

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