1. BARCA O RENZI, CHI AVRÀ IL CORAGGIO DI SEPPELLIRE IL MISCHIONE DI VELENI DEL PD? 2. PROPRIO IL GIORNO IN CUI SCAMBIA STRETTE DI MANO COL “GIAGUARO”, BERSANI MENA PERÒ FENDENTI AL “ROTTAM-ATTORE”: ESCLUSO DAI GRANDI ELETTORI DEL QUIRINALE 3. E RENZI NON GLIELE MANDA CERTO A DIRE. “SÌ È VERO CHE NON HO VINTO LE PRIMARIE ED HA VINTO BERSANI. IL PROBLEMINO È CHE POI BERSANI NON HA VINTO LE ELEZIONI” 4.RENZI ACCUSA: “TELEFONATE DA ROMA PER ESCLUDERMI" - BERSANI: “NESSUNA INTERFERENZA”

1 - CORAGGIO
Jena per "la Stampa" - Barca o Renzi, chi avrà il coraggio di seppellire il Pd?

2 - ORMAI È GUERRA CON RENZI "QUALUNQUISTA E DEMAGOGO"
Carlo Bertini per "la Stampa"

A fine serata non si capacita e con i suoi Matteo Renzi si sfoga dopo che la sua nomina a «grande elettore» per il Quirinale è stata bocciata dal gruppo Pd del consiglio della Toscana.

«Ma come? Prima i bersaniani me lo propongono, mi fanno dare la disponibilità e poi mi fanno perdere? Certo, io ci andavo volentieri a Roma e se volessi inasprire il clima potrei forzare la mano in aula al consiglio regionale cercandomi lì i voti, ma non lo faccio per lealtà». È solo l'ultimo dei fronti di attrito di una battaglia che tocca il diapason proprio il giorno in cui Bersani scambia strette di mano col «giaguaro», menando però fendenti al «rottamatore».

E a dare un'idea di come le guarnigioni stiano in campo a ridosso della partita per il Colle in cui le alleanze nell'urna saranno trasversali, vorrà pur dire qualcosa una rissa sfiorata: prima di votare se mandare Renzi a Roma come «grande elettore», il gruppo Pd si spacca e due ex Dc che si conoscono da anni vengono quasi alle mani. Separati dai «compagni» di partito dopo battute al vetriolo: della serie, «zitti voi che siete eterodiretti da quello lì», lanciata al renziano Nicola Danti dall'ex margheritino e oggi bersaniano Paolo Bambagioni.

Ma la guerriglia tra i due blocchi comincia di buon mattino, quando ad «Agorà» Pierluigi Bersani usa la formula «Renzi è una risorsa del centrosinistra», accompagnata da un avviso a «stare però attento nei toni». E di fronte ai sondaggi che vedono un buon 36% preferire Renzi leader, Bersani conviene che lui gode di «una grande popolarità, ma quello che mi preoccupa è che poi questo non trovi una composizione nel centrosinistra». Alludendo al fatto che Renzi goda di simpatie nel centrodestra ma che forse non riuscirebbe a drenare tutti i voti della sinistra che non lo ama.

I venti di guerra soffiano per tutto il giorno: parlando all'assemblea dei deputati, che vota cinque vicecapigruppo col manuale Cencelli, Bersani lancia un'altra staffilata a Renzi senza nominarlo: perché «chi dice che perdiamo tempo alimenta solo qualunquismo e demagogia e non c'è bisogno di appiccare nuovi incendi».

I renziani sono già pronti a dare battaglia, alle dieci del mattino si sono riuniti per spartirsi i compiti. Scatta per primo Alfredo Bazoli che prova a stanare Bersani, «bene sul Quirinale, ma poi come prosegue la partita sul governo?». Tradotto, è stato dipinto Renzi come quello che va a braccetto con Berlusconi e ora siete voi a trattare col nemico. Prosegue le danze Ivan Scalfarotto, continua Dario Nardella, il clima si scalda ma la scena viene aggiornata perché si comincia a litigare sulle commissioni, che molti giovani vorrebbero far partire.

E a Verona, dove ingaggia un duello amichevole con Flavio Tosi a Vinitaly, Renzi non gliele manda certo a dire a Bersani. Sì è vero che «non ho vinto le primarie ed ha vinto Bersani. Il problemino è che poi Bersani non ha vinto le elezioni». Tanto per dare un assaggio su quanto sia determinato per il prossimo giro di giostra.

E poi ancora: «Mi danno del qualunquista, prometto di non dirlo più, ma voi potreste smettere di perdere tempo? Bisogna che vi mettiate d'accordo, che si decida». E dopo un bel «mi criticano per esser andato ad "Amici", ma quei voti non valgono di meno», ecco il chiarimento che prova a sgonfiare tutti i peggiori sospetti: «Io starò sempre dentro la sinistra, non ne posso più di gente che si fa i partiti personali. In tutto il mondo c'è un partito di destra e uno di sinistra».


3. LO SFOGO DI RENZI: DAL SEGRETARIO GIOCHINI PER RIDURMI ALL'ORDINE
Angela Frenda per il "Corriere della Sera"

«Complimenti, che devo dire? Bersani e Franceschini sono stati bravissimi. Hanno voluto darmi un segnale. Del genere: punirli per educarli. Ma tanto io il bravo non lo faccio. Non-lo-faccio. Hanno fatto un giochino da Prima Repubblica, con questa storia... E questo nome: Monaci. Peggio per loro, continueranno a perdere elettori».

Sono le 21 di sera. Matteo Renzi si divide tra la delusione e la rabbia, mentre è in viaggio verso Pordenone, dove oggi sosterrà Deborah Serracchiani. Ha appena lasciato Verona, dove a «Vinitaly» ha fatto un incontro pubblico con Flavio Tosi. E proprio lì, su quel palco, alle 18 e 40, ha ricevuto la notizia: la sua esclusione dai grandi elettori del futuro presidente della Repubblica. È stato un brutto colpo, anche perché fino a ieri mattina sembrava cosa fatta. Invece nel pomeriggio lo hanno tecnicamente «fatto fuori».

Dopo 10 ore di discussione il gruppo pd si è spaccato a metà: 10 hanno votato per Renzi (i suoi). Ma 12 si sono schierati a favore di Alberto Monaci, il presidente dell'assemblea che, con quello della giunta, Enrico Rossi, era in pole position. Monaci è anche l'esponente pd «sfiorato» dallo scandalo Monte Paschi e dal «caso Ceccuzzi». Ecco perché sempre Renzi, infuriato, a tarda sera si lascia andare a uno sfogo col Corriere:

«Monaci sappiamo tutti, qui in Toscana, chi è. Viene da ridere. Scelgono uno che ha fatto quello che ha fatto. Avessero deciso per una persona autorevole, per una donna... A Bersani e Franceschini dico: se vogliono ridurmi all'ordine per comprarmi, niente da fare. Non ce la fanno. La verità è che non mi sopportano». Ce l'avrebbe fatta, dice Renzi, senza i voti del Pd: «Bastava chiedessi a Udc e Idv... Però volevo essere eletto dal mio partito: preferisco perdere piuttosto che fare accordi. Ci tenevo, ma non devo fare questo lavoro qui nella vita...».

È la fine di una giornata che invece sembrava positiva. Al suo arrivo, al «Vinitaly», il sindaco di Firenze è accolto da applausi da stadio: «Ahò Matteo, sei meglio di Balotelli». Un consenso che quasi gli impedisce di camminare tra gli stand. Ad accoglierlo sul palco, il patron di «Eataly» Oscar Farinetti, promotore del confronto con Flavio Tosi, che Renzi saluta con uno scherzoso «ciao compagno». I due «leader del futuro» si osservano benevolmente.

Tosi gli lancia un assist: «Se le primarie del Pd avessero avuto un esito diverso, ci sarebbe stato ricambio e oggi avremmo un governo». Il sindaco incassa l'applauso a occhi bassi. E quando prende la parola, il pubblico si attende che faccia Matteo Renzi. Lui li accontenta: «È vero, io non ho vinto le primarie... Le ha vinte Bersani. Però poi lui c'ha un piccolo problemino, che ha perso le elezioni. Che ho detto di male? Mettetevi d'accordo oppure si vota. So che Berlusconi e Bersani si stanno vedendo. Bene. Speriamo che si decidano. Mi hanno dato del qualunquista per aver detto di non fare i perditempo. Ok, non lo dico più. (Pausa). Ma loro possono smettere di perdere tempo?».

Alle 18 e 40 i microfoni vengono disturbati dal segnale di un cellulare acceso. Renzi prende in mano l'iPhone. Messaggia. Gli hanno appena comunicato che è stato escluso dai grandi elettori. Finisce l'incontro. Il Rottamatore fugge via. Ai suoi, che intanto lo chiamano infuriati, dirà: «Non fate cretinate. Non spacco il partito per questo. Io starò sempre a sinistra». Ma intanto il segnale (brutto) è arrivato. E la giornata è rovinata.

3. GRANDI ELETTORI, RENZI ACCUSA: "TELEFONATE DA ROMA PER ESCLUDERMI»
BERSANI: "NESSUNA INTERFERENZA"

«Se ci sono nuove elezioni vedremo cosa accadrà. Ora sono fuori dai giochi della politica romana». Lo dice il sindaco di Firenze Matteo Renzi rispondendo a Trieste a una domanda su un possibile incarico per formare un governo. «Ora - aggiunge - sto facendo il sindaco della mia città».

Telefonata da Roma. «Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario».

Matteo Renzi commenta così la propria esclusione dai grandi elettori. «Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione», ha detto a Trieste. «Era una possibilità - ha continuato Renzi - non era certo un diritto o me l'aveva prescritto il dottore». A Renzi avrebbe fatto piacere per il ruolo di sindaco della città e per il risultato delle primarie in Toscana. «Il gruppo regionale del Pd in Toscana - ha notato - ha scelto in altro modo. Io rispetto le decisioni del gruppo. Non mi abituerò mai - ha indicato, riferendosi alle promesse ricevute - alla doppiezza: quello che dico lo dico in faccia».

«Spero si vada alle elezioni il prima possibile», ha aggiunto Renzi. «Se Bersani e Berlusconi riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell'interesse del Paese, spero facciano il più veloce possibile». «Se dovesse dipendere da me - ha aggiunto Renzi - tornerei alle elezioni domani mattina». Il sindaco di Firenze è tornato ma con più insistenza rispetto ai giorni precedenti a chiedere il ritorno alle urne «perché il risultato delle politiche non ha dato una maggioranza». L'eventuale accordo Bersani-Berlusconi, alternativamente, arrivi «il più veloce possibile - ha detto - ogni giorno che si perde è tempo perso per l'Italia».

Bersani. «Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Toscana. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunchè, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il consiglio regionale Toscana». Lo dice Bersani.

 

 

 

 

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