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BASTA SUPERCAZZOLE O SILENZI IMBARAZZATI: CARLO NORDIO DEVE DIRE LA VERITÀ SUGLI ACCESSI AI COMPUTER DEI MAGISTRATI – LA PROCURATRICE GENERALE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, FRANCESCA NANNI, CHIEDE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA GLI ELENCHI DEI NOMI DEGLI “AMMINISTRATORI” ABILITATI A ENTRARE SUI PC DELLE TOGHE CON IL SOFTWARE ECM: "VOGLIAMO SAPERE UNA VOLTA PER TUTTE SE L'AMMINISTRATORE DI SISTEMA PUÒ ACCEDERE SENZA AUTORIZZAZIONE" – COME SVELATO DA “REPORT”, IL PROGRAMMA PERMETTE DI INFILTRARSI NEI COMPUTER E OSSERVARE L’ATTIVITÀ, ANCHE SENSIBILI, DI GIUDICI E PM – CARLO TECCE, AUTORE DELL’INCHIESTA DI “REPORT”: “È POSSIBILE SPIARE UN MAGISTRATO ATTRAVERSO ECM SENZA CHE SCATTI ALCUNA ALLERTA…”

 

 

«NORDIO DIA I NOMI DI CHI PUÒ ACCEDERE AI PC»

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

 

carlo nordio alla camera - foto lapresse

«Gli elenchi» dei nomi «degli amministratori di sistema» abilitati a entrare sui computer dei magistrati «del singolo ufficio», «periodiche verifiche sulle ragioni degli accessi», e «garanzie di completezza e inalterabilità dei files di log» che tracciano quegli accessi: sono le tre richieste che la procuratrice generale Francesca Nanni e il presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Ondei, rivolgono in una lettera al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo quanto evocato da Report sul software Ecm in funzione dal 2019.

 

I vertici del distretto, richiamando le misure suggerite nel 2012 dal Csm per mitigare i rischi dell’assistenza da remoto intravisti già allora dal Corriere in un caso di cronaca, con i referenti informatici del penale (Silvana Pucci) e del civile (Caterina Trentini) vogliono poi sapere una volta per tutte se l’amministratore di sistema oggi possa o no accedere al pc del magistrato anche senza sua preventiva autorizzazione.

FRANCESCA NANNI - FOTO LAPRESSE

 

CARLO TECCE A “REVOLUTION”

Da “Revolution”, la trasmissione di Stefano Feltri per Rai Radio3

 

Carlo Tecce è uno dei giornalisti di Report che ha lavorato all’inchiesta sul software ECM, che rende potenzialmente spiabili dal governo i computer dei magistrati italiani. Come è cominciata questa storia?

 

Nella primavera del 2024 il Dipartimento per l’Innovazione tecnologica del ministero della Giustizia invia una richiesta anomala alle procure e ai tribunali del distretto del Piemonte. Chiede perché il programma informatico ECM non sia stato installato sulle loro macchine.

 

Aldo Tirone

Precisiamo subito che ECM di Microsoft non è un virus, non nasce per spiare e non è Paragon. È un sistema molto comune e molto utile per gestire i computer in maniera centralizzata. Tuttavia presenta dei profili di rischio: questo non lo dice Report, lo dice la stessa azienda.

 

Alle sollecitazioni del ministero di Roma, i tecnici del Piemonte rispondono che ECM era stato bloccato già nel 2019 perché rappresentava un rischio per la sicurezza dei computer di giudici e magistrati. Poteva essere utilizzato per vigilare sulle loro attività al computer e, in ogni caso, la funzione di aggiornamento dei sistemi era già garantita senza il suo utilizzo.

 

Un giudice di Alessandria, Alessandro Tirone, ha fatto una prova per verificare se fosse possibile accedere ai suoi file riservati. Come è andata?

L’esperimento di Tirone si è svolto così. Un tecnico del Piemonte, che non fa parte del gruppo di lavoro di ECM, pur con il controllo remoto impostato in modalità disattivata, sfruttando la sola presenza di ECM sulla macchina, ha dimostrato che era possibile entrare nella sessione di lavoro del GIP.

 

carlo nordio - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse

L’accesso è avvenuto senza chiedere alcun consenso e senza far scattare alcun allarme al ministero. Se fosse scattato un allarme, avrebbero dovuto avvertire il GIP e segnalare il tecnico.

 

Questo non è avvenuto. L’esperimento è stato ripetuto tre volte nell’arco di un anno, nel corso del 2025. Il tecnico ha potuto osservare tutto ciò che il giudice faceva mentre utilizzava il computer, una sorta di diretta streaming, e per rendere evidente l’intrusione è intervenuto anche modificando un documento che il GIP stava scrivendo.

 

software ecm

Se neanche questo basta a porsi dei dubbi sull’uso di ECM nell’amministrazione della giustizia, pazienza: più di così non possiamo fare.

 

Cosa è successo dopo?

Da quel momento, per circa tre mesi, si è aperto un duro scontro tra la Procura di Torino e i dirigenti del ministero. Torino ha dimostrato la pericolosità di ECM, mentre Roma ha cercato di minimizzare.

 

La situazione è diventata talmente tesa e confusa che un dirigente ministeriale ha fatto più volte riferimento, in modo esplicito, a un ordine proveniente dalla presidenza del Consiglio.

 

carlo nordio alla camera - foto lapresse

Alla fine, una circolare del direttore generale del Ministero ha messo formalmente a tacere la vicenda, ma in Piemonte sono stati comunque costretti a installare ECM.

 

Come ha risposto il ministero della Giustizia?

Il ministero non ci ha risposto né prima né dopo la messa in onda del servizio. Prima avevamo chiesto quante fossero le persone abilitate all’uso di ECM, quali sistemi di allarme e di protezione fossero previsti, se esistessero registri degli accessi ai computer, per quanto tempo venissero conservati i cosiddetti log, cioè i file che tracciano gli ingressi sui PC.

 

software ecm

La stessa richiesta avanzata dall’opposizione parlamentare è stata respinta dal ministero della Giustizia.

 

Cosa è successo dopo la messa in onda del servizio di Report?

Dopo la messa in onda, ci hanno risposto indirettamente dall’Agenzia nazionale per la cybersicurezza, che ha sintetizzato quanto già affermato dal ministro Nordio in Parlamento, a sua volta riprendendo il contenuto della circolare del 2024, già ampiamente smentita nel nostro servizio.

 

Dicono che ECM non può essere attivato senza il consenso dell’utente, ma abbiamo mostrato la tendina che consente di scegliere se chiedere o meno quel consenso.

 

sigfrido ranucci - report

Dicono che attraverso ECM non si può spiare il computer di un magistrato, ma noi abbiamo raccontato, con il diretto testimone, la prova svolta tre volte dal giudice Aldo Tirone del Tribunale di Alessandria.

 

Dunque sì: è possibile spiare un magistrato attraverso ECM senza che scatti alcuna allerta.

carlo nordio al senato - foto lapresse Aldo TironeSIGFRIDO RANUCCI - REPORTsigfrido ranucci e la nuova stagione di report carlo nordio alla camera - foto lapresse

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