1. UN DISPETTO GRANDE COME UNA CASA, ANZI COME UN PALAZZO. IL PALAZZO DEL QUIRINALE. ECCO LA VERA STORIA SU COSA HA SPINTO RE GIORGIO A CHIUDERE BRUSCAMENTE PRIMA DEL PREVISTO (PRIMAVERA 2015) LA SUA FALLIMENTARE “MONARCHIA REPUBBLICANA’’, STANCO E FURIOSO DI SUBIRE LE PARACULATE DA BULLETTO DEMOCRISTIANO DI MATTEO RENZI 2. OLTRE ALL’AMAREZZA PER LE RIFORME SEMPRE IN BILICO, LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO DELLA PAZIENZA PRESIDENZIALE È STATA LA SCELTA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI. CON UN RENZI CHE, CON L'IDEA DI GENTILONI, L’HA PRESO LETTERALMENTE PER IL CULO 3. RE GIORGIO HA CAPITO DI ESSER STATO GIOCATO DA QUEL GRAN FURBO DI RENZIE E SI È VENDICATO. COME? FACENDO USCIRE - VIA FOLLI - LA STORIA DELLE SUE DIMISSIONI A FINE ANNO 4. RENZIE LE TEME, PERCHÈ CON UN NAPOLITANO VECCHIO E ACCIACCATO HA BUON GIOCO A INTORTARLO MENTRE SUL NOME SBOCCIATO DAL PATTO DEL NAZARENO, ANNA FINOCCHIARO, “FIGLIA” DI D’ALEMA, TEME CHE SIA TROPPO AUTONOMA E CHE GLI FACCIA OMBRA

DAGOREPORT

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Un dispetto grande come una casa, anzi come un palazzo. Il palazzo del Quirinale. Ecco la vera storia su cosa ha spinto Re Giorgio a chiudere bruscamente prima del previsto (primavera 2015) la sua “monarchia repubblicana’’, stanco e furioso di subire le paraculate da bullo democristiano di Matteo Renzi.

 

Giorgio Napolitano ultimamente è parecchio risentito con il ragazzaccio toscano che serve la nazione come presidente del Consiglio e che mostra un po’ troppo di avergli preso le misure. Così, a cavallo dello scorso week-end, una goccia ha fatto traboccare il vaso e ha deciso di fargli uno sgarbo non da poco facendo uscire – via Folli/”Repubblica” - la storia delle proprie dimissioni a fine anno. Dispetto, perché Renzie ormai con un Re Giorgio stanco e acciaccato si trova benissimo, mentre è molto, molto preoccupato da chi verrà al suo posto.

 

MATTEO RENZI A BALLAROMATTEO RENZI A BALLARO

I motivi di delusione del capo dello Stato nei confronti del premier annunciatore riguardano le famose riforme. La riforma del Senato, approvata in prima lettura e bisognosa di altri tre passaggi parlamentari, a giudizio di Re Giorgio è un’opera tagliata con l’accetta e che rivela una mano rozza. Il presidente immaginava una camera consultiva di alto profilo e non un’assemblea di nominati degli enti locali dai poteri confusi.

 

Quanto all’Italicum, approvato a marzo e finito in naftalina fino a pochi giorni fa, Bella Napoli se lo aspettava definitivamente trasformato in legge per la fine dell’anno. E invece, se va bene, una nuova legge elettorale sarà pronta non prima di marzo.

 

Stefano Folli Stefano Folli

L’accordo tra Renzie e Napolitano era che quest’ultimo avrebbe annunciato a Capodanno che le riforme stra-annunciate sono finalmente acquisite e che lui intende dimettersi a marzo-aprile. Peccato che le riforme, nonostante la parlantina svelta del premier, siano lontane dall’essere al sicuro e questo ha molto innervosito il capo dello Stato.

 

La goccia che però ha fatto traboccare il vaso della pazienza presidenziale è stata la nomina del nuovo ministro degli Esteri. Re Giorgio tiene tantissimo a quella casella, si picca di essere un grande esperto di politica internazionale e non dimentica di essere stato per lungo tempo il “ministro degli esteri” del Pci. Insomma, ci tiene particolarmente a dire la sua e anche in questa occasione aveva in mente una sua soluzione al problema di sostituire la Mogherini.  

 

Bene, il premier spaccone, che non ama avere a che fare con gente che gli possa fare ombra, si è presentato al Colle facendo il nome della trentaduenne Lia Quartapelle. Bocciata senza appello da Re Giorgio perché totalmente priva di esperienza. Poi ha avanzato la candidatura di Marina Sereni, ma anche qui il presidente è stato irremovibile, chiedendo qualcuno che conosca i meccanismi e le persone delle principali cancellerie internazionali.

 

E a quel punto ha fatto lui un nome, quello del viceministro Lapo Pistelli. Renzie ha preso tempo, dicendo: “Ci devo pensare”. Ma in cuor suo pensava come a un incubo un ministro con un rapporto diretto con il Colle. Poi sulla porta, il capo dello Stato, realmente accorato per l’importanza di una scelta simile, gli ha detto: prenditi il tempo che ti serve, se vuoi anche l’interim per una settimana. Renzi ha detto sì sì e se n’è tornato a Palazzo Chigi.

Paolo Gentiloni Paolo Gentiloni

 

Napolitano pensava di aver impostato bene la faccenda e invece, dopo un paio d’ore, la doccia gelata: Renzie gli ha telefonato e gli ha detto che avrebbe scelto Paolo Gentiloni, che in fondo ha fatto il ministro, ha quasi sessant’anni e sta in commissione Esteri. Napolitano non poteva più dire di no, ma in cuor suo ha schiumato rabbia perché il furbetto di Rignano sull’Arno alla fine l’ha giocato.

 

E non migliora la situazione il fatto che qualche giorno fa il presidente abbia ricevuto al Quirinale Gentiloni e, alla fine del colloquio, lo abbia trovato un po’ fragilino (eufemismo). Una inadeguatezza che fa contenta solo la Mogherini perhè Gentiloni fa assolutamento quello che lei suggerisci (non a caso Gentiloni ha confermato il capo di gabinetto della Mogherini, Ettore Sequi). 

 

Dopo una fregatura del genere, e con tutta la delusione per le mancate riforme, malgrado una serie interminabile di sgarbi alla costituzione(i governi Monti, Enrico Letta, Renzi mai passati attraverso il voto popolare), Re Giorgio ha deciso di mandare un bel vaffa a Renzie con la storia delle sue dimissioni in tempi rapidi.

 

E Renzie lo ha capito benissimo, perché vedere articoli firmati da due giornalisti come Stefano Folli e Marzio Breda, assai cari al Colle, che parlavano di dimissioni a fine anno, gli ha chiarito che la “fuga di notizie” era probabilmente concordata con il diretto interessato.

Federica mogheriniFederica mogherini

 

Napolitano, al di là dei problemi di salute personali, ci ha visto bene e ha ottima mira. Quello del suo successore è davvero un nervo scoperto per Renzie. Per due ragioni. La prima è che il premier teme di ritrovarsi con il Parlamento bloccato – e con il clima imbastardito – per chissà quanto tempo.

 

La seconda è che non vuole avere a che fare con un presidente che non controlla, troppo autonomo e che gli può dare dei problemi e può fargli ombra sul piano della popolarità. Per questo, non avendo ancora le idee chiare, Renzie insiste perché Napolitano rimanga al suo posto qualche mese di più.

 

Anna Finocchiaro Anna Finocchiaro

Un nome però c’è, sul tappeto, e Renzie lo ha confessato ai fedelissimi Boschi e Lotti: a margine del Patto del Nazareno s’è parlato di Anna Finocchiaro. Lì per lì gli era sembrata un’ottima idea, anche perché si tratta di una donna e poi perché la Finocchiaro, nella battaglia sull’abolizione del Senato, è stata un’alleata preziosa e “maestra” della inesperta Boschi. Mentre per Berlusconi c’è l’opinione di Gianni Letta, grande amico della senatrice sicula, a determinare la scelta.

 

Ma più passa il tempo e più riflette sul fatto che si tratta di una personalità forte, molto autonoma, che dopo la nomina al Colle, per quanto ne sa lui, potrebbe benissimo risultare fuori controllo e tornare anche dalemiana. Tutte queste cose Napolitano le sa e con il dispetto delle dimissioni anticipate ha voluto dare una lezioncina al bullettto di Palazzo Chigi.

 

 

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