guy verhofstadt giuseppe conte

“PER QUANTO TEMPO, PRESIDENTE CONTE, SARA’ IL BURATTINO DI SALVINI E DI MAIO?" - VIDEO - IL BELGA VERHOFSTADT PRENDE DI PETTO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DURANTE IL SUO INTERVENTO ALL’EUROPARLAMENTO: “PRENDA ISPIRAZIONE DAI VERI PATRIOTI ITALIANI COME SPINELLI, CIAMPI, GIORGIO NAPOLITANO, MARIO DRAGHI E LA MIA AMICA EMMA BONINO...” - IL SOCIALISTA UDO BULLMANN: “IL VOSTRO GOVERNO DEVE SMETTERE DI MOSTRARCI QUESTO VISO INUMANO” - LA RISPOSTA DI CONTE: “OFFENDETE ME E L’INTERO POPOLO CHE IO RAPPRESENTO. SIAMO UN PAESE FONDATORE DELL’UE, NON POSSIAMO ESSERE TRATTATI IN QUESTO MODO” - TUTTI I VIDEO

 

 

 

 

Giuseppe Gaetano per www.corriere.it

 

Guy Verhofstadt contro Giuseppe Conte

«Mi domando per quanto tempo ancora lei sarà il burattino mosso da Salvini e da Di Maio» chiede il leader dei liberali Guy Verhofstadt a Giuseppe Conte, al termine del suo intervento all’Europarlamento di Strasburgo. «Parlo in italiano, sono innamorato dell’Italia, per me è più di un paese: è un’intera civiltà, è dove è nata la nostra civiltà europea - aggiunge -. Per questo mi fa male vedere la sua degenerazione politica, che non è iniziata ieri o un anno fa, ma 20 anni fa. Questo bellissimo paese è diventato da fondatore dell’Europa a fanalino di coda dell’Unione». «Non sono un burattino» risponde il premier, lo saranno semmai quelli che «rispondono a lobby e comitati d’affari». «Sono orgoglioso di interpretare la voglia di cambiamento di un intero popolo», si difende.

 

«Non è questa l’Italia che conosciamo, l’Italia che conosciamo è quella di Spinelli» aveva rincarato la dose, prima della replica di Conte, il leader dei socialisti Udo Bullmann: «Il vostro governo deve smettere di mostrarci questo viso inumano» sul dramma migratorio, ha detto riferendo del suo recente viaggio a Catania durante lo stallo sulla Sea Watch.

Guy Verhofstadt contro Giuseppe Conte 5

 

Ma il parlamentare tedesco è anche «molto rattristato dall’escalation senza senso con la Francia: in contesti come questi nessuno esce vincente, è una classica situazione perdenti-perdenti». Gli affondi proprio nel giorno in cui il Consiglio d’Europa, a proposito di fanalini di coda, piazza il nostro paese all’ultimo posto per quanto riguarda la libertà di stampa nel vecchio continente, proprio per colpa dei continui attacchi ai media dei due vicepremier. Ma per Conte «alcuni interventi non andrebbero commentati, perché hanno offeso non solo il sottoscritto ma l’intero popolo che rappresento».

 

Secondo Conte il «viso inumano» non è che la «politica di rigore» inaugurata dall’esecutivo gialloverde rispetto al passato, e lo rivendica «a testa alta». «E’ l’unica strada per contrastare il traffico di essere umani- ribatte -. “Porto sicuro” significa solo che lo sbarco è in Italia, questo non va bene: devono essere tutti a partecipare a questo meccanismo di solidarietà». Non solo con i profughi ma anche con i «migranti economici», che «restano dove sbarcano».

 

Guy Verhofstadt contro Giuseppe Conte

Bando all’«ipocrisia: l’accoglienza indiscriminata non significa integrazione - dichiara -, abbiamo salvato l’onore dell’Ue in passato ma qualcuno pensava che continuasse così anche per il futuro». L’altro grande nodo invece, il progetto Tav - tra i motivi di attrito con Parigi insieme ai gilet gialli - risale ormai a «25 anni fa», spiega il premier: per questo si è redatta una nuova analisi costi-benefici. Nel “processo” irrompe Salvini: «Che alcuni burocrati, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il presidente del Consiglio, il governo e il popolo italiano è davvero vergognoso - afferma -. Le elite europee contro le scelte dei popoli: preparate gli scatoloni, il 26 maggio i cittadini finalmente manderanno a casa questa gente» avverte, riferendosi alle imminenti elezioni europee.

Guy Verhofstadt contro Giuseppe Conte

 

Le critiche, in un’aula per altro semideserta con meno di un centinaio di deputati, sono arrivate anche da popolari e verdi e hanno riguardato inoltre le scelte economiche e il mancato riconoscimento di Guaidò in Venezuela. Conte ha risposto su entrambi i fronti. Sul capitolo finanziario, «dire che l’Italia non è disponibile a operare riforme significa ignorare ciò che accade - sostiene il premier -, stiamo iniziando il più corposo piano di investimenti e riforme strutturali mai pensato».

 

Sulla crisi di Caracas «molti vogliono anticipare la storia» quando «occorrerebbe prudenza». «Non sappiamo quale sarà l’evoluzione» ma «l’Italia ha le idee chiare e non è da sola» spiega Conte, precisando di non aver riconosciuto le presidenziali del 2018: «Detto questo - conclude - non riteniamo di poter incoronare nessuno che non passi da elezioni libere». A tarda sera, forse per ricucire in parte gli strappi della giornata, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato all’omologo francese Emmanuel Macron, dopo il richiamo dell’ambasciatore da Roma, ribandendo «l’importanza per entrambi i paesi della relazione franco-italiana, nutrita da legami storici, economici, culturali e umani eccezionali» recita la nota dell’Eliseo.

Guy Verhofstadt contro Giuseppe Conte

 

2 - STRASBURGO ATTACCA CONTE «BURATTINO DEI GIALLO -VERDI» E LUI: NON RAPPRESENTO LOBBY

Italo Carmignani e Antonio Pollio Salimbeni per “il Messaggero”

 

In aula pochi eurodeputati. Quelli che c' erano molto determinati ad accusare (tanti) e a difendere (pochi) il governo italiano. Questo da una parte. Dall' altra parte il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a spiegare la linea della compagine M5S-Lega, il perché e il percome delle scelte nazionali sull' Unione europea e sull' Italia, sulla Tav, sul Venezuela, su Putin, sull' immigrazione. Praticamente un processo.

 

Giuseppe Conte a Strasburgo e Tajani

Con parole grosse, toni forti, accuse e controaccuse. E a un certo punto il capogruppo liberale Guy Verhofstadt, ex premier belga, che si dichiara amante dell' Italia (pronuncia il suo intervento in italiano), conclude il suo intervento così: «Signor presidente del consiglio, fino a quando sarà il burattino mosso da Salvini e Di Maio?».

 

All' Europarlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo è andato così in onda il confronto tra Conte e gli europarlamentari, un incontro chiesto dal Parlamento che normalmente invita in aula tutti i responsabili di governo della Ue. Confronto durissimo, c' è aria di campagna elettorale.

 

Per tutti. Prima scatta il capogruppo popolare Weber (con cui Conte aveva avuto una conversazione bilaterale): «Ci preoccupa un' Italia che cresce meno di tutti gli altri paesi europei e in cui aumenta il debito: la responsabilità è vostra». Segue il capogruppo socialdemocratico Bullmann: «L' Italia è isolata, stop ai giochi cinici sulla pelle dei migranti disperati, assurdo lo scontro con la Francia».

 

Giuseppe Conte a Strasburgo

TONI FORTI

Conte è visibilmente teso, prende appunti guarda fisso gli europarlamentari che si alternano. Attaccato dai partiti dell' arco pro-Ue, Ppe, Pse, Verdi, liberale, difeso dai gruppi sovranisti e, ovviamente, dai parlamentari M5S e Lega. Nella replica il premier reagisce subito all' ex premier belga: «Il dibattito politico è il sale della democrazia, ma alcuni hanno pensato di offendere non solo il sottoscritto ma l' intero popolo che rappresento: non sono un burattino, sono orgoglioso di rappresentare un popolo e di interpretare la voglia di cambiamento del popolo italiano, di sintetizzare la politica di un governo, forse burattino è chi risponde a logiche di lobby e comitati d' affari e non è questo governo».

 

Qualcuno rumoreggia, si alzano le voci di qualche deputato pro-governo contro gli avversari. Il presidente del parlamento Tajani invita i connazionali a smetterla. La polemica brucia subito anche in Italia con Matteo Salvini: «Che alcuni burocrati europei, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il Presidente del Consiglio, il governo ed il popolo italiano è davvero vergognoso. Le élites europee contro le scelte dei popoli. Preparate gli scatoloni, il 26 maggio i cittadini finalmente manderanno a casa questa gente». Che non si tratti di burocrati bensì di parlamentari democraticamente eletti resta in ultimissimo piano.

 

I TEMI

Conte passa in rassegna i temi principali dell' agenda politica europea e nazionale. Fa capire chiaramente che l' Italia sta nella Ue e intende agire per darle una scossa a cominciare dalla gestione dell' immigrazione. E poi sulle politiche economiche e di bilancio che, centrate esclusivamente sul rigore, hanno avuto «effetti devastanti sul piano sociale, hanno reso sempre più incolmabile la distanza, che non è solo geografica, tra Bruxelles e le tante periferie del Continente: il popolo deve essere ascoltato». Poi rifiuta le semplificazioni e gli errori di informazione sulle reali posizioni del governo su Venezuela e sbarchi: «I bambini sono sempre stati messi in sicurezza».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…