berlusconi biberon renzi

“RENZI? VAI AVANTI, BECCHINO” – BELPIETRO: DA ENRICO LETTA A PRODI, DA BERSANI A PISAPIA, BERLUSCONI RINGRAZIA IL CIELO DI AVERGLI DONATO IL ROTTAMATORE CHE STA FACENDO FUORI UNO AD UNO TUTTI I SUOI POTENZIALI COMPETITORI”

Maurizio Belpietro per ''La Verità''

 

matteo renzi leopolda 2017

Raccontano che ogni mattina Silvio Berlusconi ringrazi il cielo di avergli donato Matteo Renzi. Senza il segretario del Pd il fondatore di Forza Italia sarebbe infatti già stato affondato, ma con il Rottamatore al lavoro il Cavaliere può stare tranquillo. Il leader del centrodestra è grato all' ex presidente del Consiglio non soltanto per avergli confezionato su misura una legge elettorale che lo rende determinante in ogni gioco o quasi. E neppure gli è riconoscente per averlo riesumato, una volta diventato segretario, con il patto del Nazareno. No, Berlusconi benedice Renzi perché sta facendo fuori a uno a uno tutti i suoi potenziali competitori.

 

Del resto c' è da capirlo. Il Cavaliere è sceso in politica per impedire che l' Italia finisse nelle mani dei comunisti e dei suoi alleati e in vent' anni e più è riuscito a evitare che il Paese divenisse un piccolo soviet. Tuttavia, nonostante l' impegno profuso, non gli era finora riuscito di eliminare capi e capetti di sinistra. Un lavoro che invece sta riuscendo alla perfezione a Renzi, al quale andrebbe cambiato soprannome. Altro che Rottamatore, meglio Becchino. Con l' abilità di un cecchino il segretario del Pd ha provveduto nel corso degli anni alle esequie delle aspirazioni di un' infinità di personaggi del grande partito rosso.

BERLUSCONI RENZI

 

Il primo senza dubbio è stato Enrico Letta, che fu fatto secco, come tutti ricorderanno, una settimana dopo essere stato rassicurato. «Enrico stai sereno» fu il suo epitaffio. Il poveruomo ancora non si è ripreso dalla batosta e infatti lui, che pure non lo aveva promesso, da allora gira al largo dalla politica, preferendo fare l' esule a Parigi.

 

Se Letta è stato la prima vittima certificata del segretario del Pd, per lo meno la prima a livello nazionale dato che a Firenze Renzi aveva già provveduto a eliminare il suo mentore, Lapo Pistelli, l' altro ieri abbiamo scoperto che si era dato da fare nel silenzio più assoluto per far passare a miglior vita anche la nomina di Romano Prodi a presidente della Repubblica. Mortadella si vedeva già al Quirinale e alla notizia di una prossima acclamazione si era affrettato a rientrare in patria da uno dei suoi tour africani.

 

MARIA ELENA BOSCHI DA' IL CINQUE A MATTEO RENZI

Purtroppo per lui (ma per fortuna per noi) non aveva fatto i conti con Matteo Renzi il quale, pur non sedendo in Parlamento e non avendo alcun incarico ufficiale, godeva già di una discreta reputazione all' intrigo. Risultato, mobilitò fra Camera e Senato le sue truppe cammellate (anche se in realtà molte erano mammellate) riuscendo a far secco il tapino rimasto orfano di incarichi. Il siluro che affondò Prodi prima che riemergesse dalle acque in cui era scomparso dopo aver fatto il presidente dell' Ue è stato rivelato l' altro ieri dall' ex ministro Gaetano Quagliariello, cui pare lo abbia confidato Angelino Alfano, il quale ne avrebbe avuto notizia dallo stesso Renzi. Sta di fatto che a confermare lo zampino del volpino di Firenze nella sporca faccenda ci ha pensato Pier Luigi Bersani, ossia l' uomo che si vide far secchi due candidati su due per il Quirinale.

 

ENRICO LETTA AL QUIRINALE CON LA FIAT ULYSSE

Per altro Bersani è pure lui una vittima di Renzi, in quanto non essendo riuscito né a nominare un presidente della Repubblica né a fare un governo, alla fine è stato messo alla porta. Come ha raccontato spesso Denis Verdini, confidente oltre che sodale del segretario Pd, Renzi non vedeva l' ora di cacciare Bersani e compagni, convinto che senza di loro sarebbe riuscito a comandare ancor di più. Alla fine, a suon di schiaffoni, il segretario ce l' ha fatta e ora spera che, invece di Liberi e uguali, il loro partito diventi Libero e ultimo.

 

Il colpo da maestro, però, l' ex presidente del Consiglio lo ha messo a segno con Giuliano Pisapia. Per mesi ha portato a spasso l' ex sindaco tentenna facendogli credere che lo avrebbe ricoperto di doni, primo tra i quali la cittadinanza a centinaia di migliaia di immigrati. Alla fine, arrivati sotto Natale, Renzi lo ha mollato in mezzo a una strada, orfano dello ius soli, ma con in mano solo una grande sòla. Indeciso a tutto, Pisapia pare intenzionato a ritirarsi su un' isola greca.

 

IL PASSAGGIO DELLA CAMPANELLA TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZI

Chi invece, pur avendo annunciato il passo indietro, non sembra aver voglia di rinchiudersi su un' isola è un' altra vittima eccellente del Becchino toscano. Angelino Alfano, che dopo aver sostenuto Renzi è costretto a chiudere partito e carriera politica, ha promesso che si cercherà un lavoro, presumibilmente a Roma. Nel frattempo Renzi è già in pista per organizzare il funerale di altre carriere politiche, in attesa ovviamente di preparare l' ultimo viaggio per la sua e quella di Maria Elena Boschi.

 

LA STRETTA DI MANO TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZIBERLUSCONI BIBERON RENZI

Tranquilli, ancora un po' di impegno e ce la farà. Vai avanti, Becchino.

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