donald trump maduro

BENTORNATI ANNI '60: LA CIA TORNA A DESTABILIZZARE IL SUDAMERICA! - DOPO AVER AUTORIZZATO GLI 007 A OPERARE IN VENEZUELA, TRUMP ACCUSA IL PRESIDENTE FILO-CINESE MADURO: "HA SVUOTATO LE PRIGIONI INCORAGGIANDO I CRIMINALI A EMIGRARE E INVADERE GLI STATI UNITI" - MADURO REPLICA: "QUELLI DI TRUMP SONO PRETESTI PER ROVESCIARE IL REGIME E IMPOSSESSARSI DEL PETROLIO: NO AI COLPI DI STATO ORGANIZZATI DALLA CIA, CHE RICORDANO LE 30 MILA PERSONE SCOMPARSE NEI GOLPE IN ARGENTINA..."

Patrizia Antonini per l'ANSA

 

nicolas maduro come babbo natale

Operazioni sotto copertura della Cia in Venezuela. Il nuovo passo nell'escalation tra l'amministrazione di Washington e il governo di Caracas è un deja-vu, che riporta al Ventesimo secolo, quando gli Stati Uniti contribuivano in larga parte a plasmare il destino dei Paesi dell'America Latina. Uno step anticipato dalle colonne del New York Times e confermato dal presidente Donald Trump dallo studio Ovale.

 

"Senza dubbio stiamo considerando la terraferma perché ora il mare è sotto controllo", ha spiegato il leader repubblicano, affermando di aver dato luce verde alla Central Intelligence Agency "per azioni segrete". In pratica un via libera per procedere con la terza opzione: una soluzione più aggressiva della strada diplomatica, ma allo allo stesso tempo più discreta dell'alternativa militare, che soprattutto in caso di perdite, potrebbe destare maggiori polemiche in patria.

 

donald trump

Tra le accuse mosse al Venezuela - oltre a quella di essere un narco-Stato, col presidente, Nicolas Maduro, impegnato in prima persona alla guida dei traffici del Cartello dei Soles e per questo colpito da una taglia da 50 milioni di dollari - anche quella di aver "svuotato le prigioni", incoraggiando i criminali - soprattutto i membri del Tren de Aragua - ad emigrare e 'invadere' gli Stati Uniti.

 

Tutti pretesti per "rovesciare il regime e impossessarsi del petrolio" di cui il Paese è molto ricco, secondo il leader socialista, riconfermato ad un terzo mandato da un risultato elettorale contestatissimo (di cui non ha saputo esibire le prove nonostante il pressing internazionale) e in odore di dittatura, anche per la feroce repressione degli esponenti politici di opposizione fatti sparire nelle celle dell'Elicoide, torturati, abusati o uccisi.

NICOLAS MADURO

 

"No ai colpi di Stato organizzati dalla CIA, che tanto ci ricordano le 30.000 persone scomparse nei golpe in Argentina" e in Cile "con Pinochet", ha aggiunto il delfino di Hugo Chavez, che temendo il peggio ha già mobilitato civili e militari per la difesa nazionale.

 

D'altra parte, i canali ufficiali del Paese sudamericano sono entrati in fibrillazione subito dopo i primi attacchi Usa nel mar dei Caraibi iniziati a settembre, ed ora con un bilancio di una trentina di morti e sei imbarcazioni affondate. E Caracas si è mossa anche con un reclamo formale al Consiglio di sicurezza dell'Onu e al segretario generale António Guterres, chiedendo "misure urgenti per prevenire un'escalation militare".

 

hugo chavez

"La comunità internazionale - ha scritto - deve comprendere che l'impunità per questi atti avrà pericolose conseguenze politiche che devono essere fermate immediatamente". All'intervento Usa - auspicando una 'liberazione' - ha plaudito invece la leader dell'opposizione venezuelana, il Nobel per la Pace Maria Corina Machado, che vive in semi-clandestinità dalle elezioni del 28 luglio 2024.

 

"E' stato Maduro ad iniziare questa guerra", con le elezioni truccate, "abbiamo bisogno dell'aiuto di Trump per fermarla", ha dichiarato. E se il resto del mondo è ancora occupato con il conflitto in Ucraina, i grandi Paesi sudamericani per il momento stanno alla finestra.

 

nicolas maduro

Il presidente argentino Javier Milei alleato di ferro del Repubblicano, e legato agli Stati Uniti per la sua stessa sopravvivenza politica, guarda oltre, mentre il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva alle prese con i dazi Usa, di recente ha scoperto una grande "chimica" con l'inquilino della Casa Bianca. La protesta più vocale arriva dal capo di Stato progressista colombiano Gustavo Petro: non andrà al vertice delle Americhe perché ne sono esclusi Nicaragua, Cuba e Venezuela.

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