1- BERLUSCONI CHI? SIGNORI, SI CAMBIA (CASACCA) E LUIGINO ABETE, COME I SUOI COMPAGNUCCI DI MERENDA MONTEZEMOLO E DELLA VALLE, SI SCOPRE DI COLPO INDIGNATOD’S 2- E SUBITO CI PENSA IL GRANDE PERNA SUL “GIORNALE” A SISTEMARLO PER LE FESTE “SE C’È UN UOMO CHE NON HA PASSATO GIORNO SENZA GODERE DEI PRIVILEGI CHE DERIVANO DALLA POLITICA E DALLA BENEVOLENZA DEI POTERI PUBBLICI, QUESTO È IL NOSTRO LUIGINO. GLI ABETE EBBERO IL MONOPOLIO PRIVATO PER LA STAMPA DELLE SCHEDE ELETTORALI, DEI MODELLI 740 E COSE COSÌ. ANNI DOPO, IL CONI CONCESSE ALLA FAMIGLIA L’ESCLUSIVA PER LA STAMPA DELLE SCHEDINE DEL TOTOCALCIO…” 3- NEL ’92, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA. FU PRODI A PROIETTARLO IN VETTA ALLA BNL 4- ORA DITEMI SE UN UOMO CHE DA DIECI LUSTRI È AMMANICATO CON LA POLITICA (PARE VOGLIA SOSTITUIRE ALEMANNO A ROMA) E DA ALTRETTANTO È LA QUINTESSENZA DEL POTERE FORTE, POSSA DECENTEMENTE FARE IL FINTO TONTO IN TV (“IO FACEVO IL CITTADINO”)

LE SCINTILLE ABETE-LUPI A "BALLARÃ’"
http://video.corriere.it/scintille-lupi-abete-ballaro/ae599a00-0543-11e1-bcb9-6319b650d0c8

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Perfino un Luigi Abete che da mezzo secolo è nel ventre del potere, fa lo gnorri ora che siamo nelle peste. Patetico, l'altra sera a Ballarò. Si parlava dello straripante debito pubblico e lui se ne mostrava indignato. Allora il pdl Maurizio Lupi, che è tipo peperino, gli ha detto: «Lei non è stato un venditore ambulante in tutti questi anni». Ossia: poteva darci una mano e non l'ha fatto.

L'altro, paonazzo come sempre quando si stizza, ha replicato: «È lei il politico. Io facevo il cittadino. Non confondiamo le sue responsabilità con le nostre...» e qui - da sbellicarsi! - ha fatto un gesto circolare per apparentarsi ai povercristi in platea e dirsi vittima, al pari di loro, del destino cinico e baro. Al che, Lupi ha sibilato: «Lei faceva il presidente della Confindustria». Fine del grottesco siparietto.

Se c'è un uomo che non ha passato giorno senza godere dei privilegi che derivano dalla politica e dalla benevolenza dei poteri pubblici, questo è il nostro Luigino. Prima ancora che nascesse - nel 1947 - gli Abete erano già saliti sul carrozzone pubblico al quale devono gli esordi delle loro fortune. Papà Antonio, futuro Cavaliere del Lavoro, era un sannita trapiantato a Roma che, nell'immediato dopoguerra, entrò fortunosamente in contatto con il Poligrafico dello Stato. Da esso acquistò delle stampatrici usate e mise su una propria tipografia.

Poi, strinse col medesimo Poligrafico un patto con i fiocchi: il lavoro che la stamperia di Stato non riesce a smaltire, passa all'Abete spa (Azienda beneventana tipografia editoriale). Se poi il Poligrafico fosse davvero oberato di commesse o fingesse per avvantaggiare il beniamino, è un mistero italiano. Sta di fatto che gli Abete ebbero il monopolio privato per la stampa delle schede elettorali, dei modelli 740 e cose così.

Anni dopo, il Coni concesse alla famiglia l'esclusiva per la stampa delle schedine del Totocalcio. Ricordo, non per malizia ma perché cade a fagiolo, che Giancarlo Abete, fratello minore di Luigino e già deputato dc, appartiene al mondo dello sport ed è attualmente presidente del Federazione calcistica.

Mentre la famiglia arricchiva nella bambagia dell'economia protetta, Luigi cresceva imponente e quanto mai ambizioso. Non aveva la stoffa dell'imprenditore ma quella del presidente a vita di qualche cosa, qualsiasi cosa. Prima ancora della laurea in Legge, entrò in Confindustria che divenne la sua unica casa. Ventitreenne era già presidente dei giovani industriali romani. A trenta, presidente nazionale dei medesimi virgulti.

Poiché ormai faceva toilette in Confindustria, decise di passare ai seniores. Nell'82 divenne presidente degli industriali (adulti) di Roma. Tre anni dopo, per farsi confermare, stracciò il patto di rotazione tra i dirigenti delle varie province laziali. Per la prepotenza, due associazioni laziali, Latina e Rieti, abbandonarono Confindustria. Fu la conferma che Luigino, con le buone o le cattive, sarebbe stato un presidente a vita.

Nel '92, fu eletto presidente della Confindustria. Favorito era Cesare Romiti, ma Agnelli mise il veto perché c'era bisogno di lui alla Fiat. Abete, che non era in nulla paragonabile all'altro, ma non era il tipo da farsene un problema, si candidò al suo posto. Da semisconosciuto divenne noto e invadente come oggi la Marcegaglia. Come lei alternava moine e reprimende ai politici. Chiedeva vantaggi per le aziende, casse integrazioni, accolli di imprese decotte e tutto l'ambaradam dell'industrialismo assistito all'italiana. Insomma, fece la sua parte per assaltare le casse pubbliche.

Dopo averlo strizzato come un agrume, si staccò dal seno di Confindustria per farsi banchiere. Fu il governo Prodi a proiettarlo in vetta alla Bnl. È ancora oggi presidente, tredici anni dopo, nonostante la banca sia diventata francese. Caso unico al mondo di sopravvivenza al furore gallico.

Fu lo stesso Luigino a favorire l'impossessamento francese per scongiurare la celeberrima scalata Unipol-Pds. Non per antipatia verso coop ed ex comunisti, ma perché loro, volendo la banca per sé, lo avrebbero cacciato dalla poltrona e lui ne sarebbe rimasto stecchito. Così, mors tua vita mea, si è accordato con i francesi dando, per li rami, l'avvio al disastroso processo contro Consorte e contro Fazio che lo appoggiava.

Ora ditemi se un uomo che da dieci lustri è ammanicato con la politica (pare voglia sostituire Alemanno a Roma) e da altrettanto è la quintessenza del potere forte, possa decentemente fare il finto tonto in tv.

 

LUIGI ABETE resize MAURIZIO LUPI GIANCARLO ABETE fer04 montezemolo l abetefer06 montezemolo marchionne l abeteh mo32 montezemolo luigi abetePAOLO MIELI

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