berlusconi alla presentazione del libro di vespa

"SENZA VINCITORI RESTA GENTILONI" - ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI VESPA, BERLUSCONI CHIUDE OGNI IPOTESI DI INCIUCIONE CON RENZI: "SE NON CI SARÀ UNA MAGGIORANZA AVANTI TRE MESI POI SI TORNERÀ A VOTARE" - MA NON HA FATTO I CONTI CON GLI ALLEATI - LA LEGA S’IMPUNTA (“MAI CON GENTILONI”) E GIORGIA MELONI FRIGNA (“OCCORRE CAPIRE UNA VOLTA PER TUTTE SE SI VUOLE STARE INSIEME O NO”)

1 - "SENZA VINCITORI RESTA GENTILONI"

Amedeo La Mattina per “la Stampa”

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Per quasi un' ora e mezza ha fatto di tutto per non litigare con Matteo Salvini. Vabbè, il capo leghista è irruento, «si propone in pubblico in maniera aggressiva», ma alla fine è un bravo figliolo. «Quando poi si siede attorno a un tavolo, è aperto, dialogante, ragionevole, capace di cambiare opinione». Insomma, il Cavaliere è sicuro che ci sarà un accordo su tutto, sul programma, i collegi, la composizione del governo. Sì, perchè il leader di Forza Italia è certo di vincere con il centrodestra e il suo partito sulla vetta del 30%.

 

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Ma si sa come è fatto l' ex premier: mano a mano che si scioglie nella conversazione, comincia a dire la verità, finendo per fare arrabbiare gli alleati. Specificatamente Matteo Salvini. Così Berlusconi, alla presentazione del libro di Vespa «Solo al comando» che ha consigliato di leggere e comprare (anche perchè è edito dalla Mondadori), ha detto che il governo Gentiloni potrebbe continuare a vivere anche dopo le elezioni del 2018. Un'ipotesi di scuola o un desiderio? «La soluzione più corretta è che resti al governo Gentiloni per consentire alle forze politiche di proseguire una campagna elettorale non brevissima, di almeno tre mesi».

 

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Giorgia Meloni non ha commentato. Nemmeno Salvini lo ha fatto direttamente. Per lui però ha parlato un esponente pesante della Lega come il plenipotenziario Giancarlo Giorgetti, che ha precisato di non avere alcuna intenzione di tradire gli elettori, «basta saperlo prima».

 

«Noi mai con Gentiloni». Il leader leghista ha spiegato, non pubblicamente, di essere molto arrabbiato. Non sopporta di passare per un ragazzino bizzoso. Berlusconi ha infatti invitato i giornalisti a non sopravvalutare «i capricci» di Matteo: «Non ho alcun dubbio sulla possibilità, come accadde con la Lega di Bossi dopo il primo momento nel '94, di poter governare stabilmente per cinque anni».

 

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Salvini ha il sospetto che ad Arcore il pacificatore Gentiloni sia più che gradito: vedi le parole di Fedele Confalonieri che ieri ha riconosciuto le cose fatte dall' attuale premier e dal suo predecessore Renzi. Matteo è infuriato per il voto contrario di Fi all' iter veloce della legge Monteni sull' abolizione degli sconti di pena per i reati gravissimi. «È una vergogna - ha tuonato - sospendiamo qualsiasi tavolo e incontro con Berlusconi finché non avremo spiegazioni ufficiali». Anche la Meloni alza la voce.

 

Chiede un incontro entro Natale: «Non c' è più tempo da perdere. Occorre capire una volta per tutte se si vuole stare insieme per dare all' Italia un governo credibile, oppure no».

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Eppure Berlusconi si è sforzato di smorzare i toni. Ad esempio ha precisato che prima di pronunciarsi su ogni argomento vuole sentire e discutere con Matteo e Giorgia. Quanto alla legge Monteni, ha scaricato la colpa sui gruppi parlamentari, dicendo di non saperne nulla.

Salvini vuole abrogare la legge Fornero sulle pensioni. E lei? gli chiede Vespa.  «Anche sulla legge Fornero non le rispondo, è un tema su cui non mi sono mai applicato». La grande coalizione con il Pd? «La escludo. La situazione in Italia è diversa da quella in Germania: la sinistra in Italia è ancora troppo di sinistra per poter avere un rapporto di collaborazione con la destra democratica».

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Ma la polemica si scatena sull' ipotesi che Gentiloni possa continuare almeno per altri tre mesi dopo il voto in caso di stallo in Parlamento. Ci sarà pure un retropensiero del Cavaliere, ma in effetti ha descritto quello che prevede la Costituzione. E proprio alla Carta si riferisce quando in serata replica alle «interpretazioni fantasiose» della sua affermazione. «Ho detto una cosa assolutamente ovvia: io sono sicuro che nella prossima legislatura ci sarà una maggioranza di centrodestra che esprimerà un governo.

 

Ho aggiunto che se però, per ipotesi teorica questa maggioranza non ci fosse, e quindi un nuovo governo non si potesse formare, si dovrebbe tornare a votare dopo tre mesi. In questo caso, rimarrebbe evidentemente in carica Gentiloni. Lo prevede la Costituzione».

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Non c' è dubbio che le cose stiano così. Tuttavia è bastato poco per far esplodere la polemica. Ora bisognerà vedere se il vertice a tre salterà davvero oppure se tutto si aggiusterà. Come sembra, con mezza vittoria elettorale già in tasca. Il sospetto di Berlusconi è che Salvini alzi il tiro per spuntare il massimo dei collegi uninominali.

 

2 - IL PD PRESO IN CONTROPIEDE "PER NOI È UN NO ALLE LARGHE INTESE"

Francesca Schianchi e Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

Il suggello all' inciucio, o, al contrario, la smentita di ogni previsione su larghe intese Pd-Forza Italia post-voto. Da dem e M5S le stesse parole vengono lette in modo diametralmente opposto. Da una parte, nel partito di Renzi, si interpreta la frase di Berlusconi come la certificazione di quello che il segretario ripete senza che molti gli credano e che ancora ieri, a Firenze per l' ultimo incontro di auguri alla Stanford University dove ha tenuto un ciclo di lezioni, ha ribadito con i suoi: «Nessun accordo con i populisti».

 

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Dall' altra parte, tra i Cinque Stelle, la lettura è al contrario: per loro è facile girare a proprio favore quelle dichiarazioni ed evocare uno scenario di «inciuci» e grandi coalizioni.

Il candidato premier Luigi Di Maio ci scherza su: «Riconosco che oggi Berlusconi è stato sincero. Ha messo le mani avanti e dichiarato che, se non ci sarà maggioranza, si andrà ancora avanti con Gentiloni. Lo ha detto perché sa che non avrà la maggioranza.

 

Vuole mettersi d' accordo col Pd per tenere Gentiloni e sostenere l' ennesimo governo non eletto. Basta! Votare Pd o Berlusconi è la stessa cosa, ma non avranno la maggioranza». Le riflessioni rilasciate dal capo di Forza Italia alla presentazione del libro di Vespa sono un assist perfetto per il giovane leader del Movimento, già immerso completamente in campagna elettorale, dove spera di strappare uno a uno i voti di chi non vuole vedersi riproporre la formula della grande coalizione, già sperimentata nel 2013 con Enrico Letta alla guida.

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Ogni voto in più al M5S, sostiene, è un voto sottratto al Pd e a Berlusconi. Tutti i suoi piani si reggono sulla prospettiva che i due avversari non raggiungano una maggioranza tale da garantire un governo e costringere i grillini a una eterna opposizione. Se Pd e Fi non dovessero farcela, e i Cinque Stelle dovessero arrivare primi, Di Maio tenterà di convincere la Lega o la sinistra di Pietro Grasso a convergere su un esecutivo programmatico guidato da lui. «La scelta dei parlamentari sarà tra la fiducia a un nostro governo o tornare a casa e riandare al voto», le sue opzioni. Poco importa, in questo caso, chi sarà a Palazzo Chigi tra un' elezione e l' altra: «Basta che si limiti - mette in chiaro una fonte dello staff M5S - all' ordinaria amministrazione».

 

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Quello che, insiste a sera Berlusconi tentando di ridimensionare il caso dopo aver registrato l' ira dei leghisti, voleva dire lui, «lo prevede la Costituzione». E quello che, sostanzialmente, sostengono anche i dem. «Siccome non puoi rimanere senza un governo, mi pare che Berlusconi volesse solo dire che se non c' è una maggioranza resta in carica il governo Gentiloni per gli affari correnti, come successe con Monti», valuta il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, renziano molto amico del premier.

 

Nessuna promessa di inciucio, garantisce: «Mi sembra che queste parole avvalorino il fatto che non c' è spazio per larghe intese nemmeno temporanee», concetto che il Pd ci tiene a diffondere in campagna elettorale, per la ragione uguale e contraria a quella per cui i Cinque Stelle la accreditano.

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«No a Berlusconi, l' ho detto appena pochi giorni fa in un' intervista», ricorda il segretario.

Polemiche e discussioni da vigilia del voto. Quando sarà, ancora non si sa. Dal Quirinale filtra l' indicazione che al capo dello Stato spetta sì sciogliere le Camere, ma sulla data delle urne - per la quale è il governo a esprimersi con un decreto - serve un accordo tra partiti.

Comunque, la cosa più probabile è che sarà il 4 marzo, o al massimo il 18. Non l' 11, però: per evitare che la prima riunione delle Camere cada il venerdì di Pasqua.

 

 

 

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