E BERLUSCONI MANDA ALFANO A CONSEGNARE L’ULTIMATUM AL COLLE

Ugo Magri per "La Stampa"
Più la sentenza Ruby si avvicina, e più l'umore di Berlusconi volge al tempestoso. Da un po' di giorni il Cavaliere appare «cupo», preoccupato, teso quanto può esserlo chi si prepara a ricevere una legnata giudiziaria. Non si rispecchia affatto (ma in fondo, quale imputato vi si riconoscerebbe?) nel ritratto del pm Sangermano, e tantomeno in quello di Ilda Boccassini.

Lo umilia essere dipinto come un vecchio satiro che adesca le giovinette, addirittura come un concussore per quella telefonata in Questura che lui racconta «educatissima», supergentile. Tuttavia Silvio ha una vecchia ruggine con i giudici milanesi, da loro non si aspetta nulla di buono; se il 24 giugno prossimo lo condannassero per le sue «feste eleganti», lui sarebbe il primo a non provare stupore.

Rivalersi contro Letta o contro l'uomo del Colle avrebbe a quel punto scarso significato perché né il premier né Napolitano hanno la minima chance di indirizzare la sentenza. E poi, spiegano amici fedeli, una crisi delle larghe intese causata per vendetta potrebbe spalancare la strada a governi ben più di sinistra, appoggiati da Vendola e da un po' di transfughi a Cinque Stelle. Cosicché davvero a quel punto Berlusconi dovrebbe darsela a gambe...

Insomma: se le pendenze giudiziarie si limitassero a Ruby, l'equilibrio politico potrebbe reggere anche una severa condanna. Il guaio è che mercoledì 19 è attesa un'altra sentenza, stavolta della Corte costituzionale. Dovrà stabilire se Berlusconi aveva o meno diritto al «legittimo impedimento» che gli venne negato dalla Corte d'appello nel processo Mediaset.

L'impatto ai fini pratici è tutto da dimostrare. Anche nel caso in cui la Consulta desse ragione al Cavaliere, non è detto che quel giudizio ripartirebbe da zero. Dipenderà molto da come vorranno dosare il verdetto i giudici costituzionali. I quali, diversamente dalle toghe di rito ambrosiano, sono notoriamente sensibili ai venti della politica. Mettiamola così: non vivono sulla luna. Per cui nel loro caso sì che la decisione potrà scaricare onde d'urto sul governo.

Tuona privatamente Berlusconi: «Se la Corte costituzionale dovesse sostenere che il legittimo impedimento non esiste nemmeno quando un premier presiede il Consiglio, allora saremmo davvero al colmo». In quel caso, nessuno può prevedere quale sarebbe la reazione del diretto interessato. Si spingerebbe fino a causare una crisi?

È interessante sentire Capezzone, tra i personaggi di spicco della nouvelle vague berlusconiana: «L'equilibrio politico si regge sul senso di responsabilità che il nostro Presidente ha dimostrato in questi mesi. In qualche modo questo ruolo gli deve essere riconosciuto. Dalla Consulta il Pdl si attende un segnale di pacificazione», cioè una sentenza che, quantomeno sul piano politico, possa segnare uno spartiacque. Guai se non arrivasse, dichiara senza peli sulla lingua Daniela Santanché.

C'è chi invece, come Gianni Letta o Alfano, trova più appropriati i canali della diplomazia. Guarda caso proprio ieri il vice-premier è salito al Colle per un colloquio dai contorni misteriosi. Nessuno crede che a tu per tu con Napolitano abbiano parlato solo di nomine prefettizie. Mille segnali fanno pensare che Angelino abbia voluto mettere sul chi vive il Capo dello Stato: Berlusconi è più imprevedibile che mai, da lui ci si può attendere di tutto.

In un attimo, può compiere qualsiasi inversione a «u». Vedi il caso Allegri. Il Cavaliere sembrava deciso a cacciare l'allenatore, invece di colpo ha cambiato idea. Al governo promette lunga vita. Ma che poi mantenga la parola, tra i suoi non ce n'è uno in queste ore che metta la mano sul fuoco.

 

berlusconi alfano berlusconi e alfano NAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI ruby a53 gianniletta

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…