1. BERLUSCONI SPAVENTATO DAI SONDAGGI CERCA DI CONVINCERE BARBARA A CANDIDARSI 2. ALLA VIGILIA DELL’IBERNAZIONE DI UN ANNO IMPOSTA DALLA CONDANNA, FORZA ITALIA È SUL PUNTO DI ESPLODERE. TANTO CHE PERSINO L’UOMO FORTE DEL PARTITO, DENIS VERDINI STA MEDITANDO DI RITIRARSI DALLA VITA POLITICA. A QUESTO PUNTO FORSE SOLTANTO IL COLPO DI SCENA RAPPRESENTATO DALL’ARRIVO DELLA FIGLIA BARBARA BERLUSCONI POTREBBE RADDRIZZARE UNA NAVE CHE IMBARCA ACQUA SOTTO LA LINEA DI GALLEGGIAMENTO 3. L’ATTACCO DI FRANCESCA PASCALE A SANTANCHÉ E COSENTINO HA PORTATO ALLA SUPERFICIE LA VERA PARTITA IN GIOCO:.CHI CONTROLLERÀ FORZA ITALIA QUANDO BERLUSCONI SARÀ AI DOMICILIARI E NON POTRÀ NEMMENO FARE UNA TELEFONATA AI SUOI CAPIGRUPPO? 4. È L’ORGANIZZAZIONE IL CUORE DEL PARTITO. CHI CI METTE LE MANI VINCE TUTTA LA POSTA. E L’ORGANIZZAZIONE, CON IL DIPARTIMENTO ELETTORALE, È ANCORA NELLE MANI DI VERDINI

1. BERLUSCONI SPAVENTATO DAI SONDAGGI
ORA CERCA DI CONVINCERE BARBARA A CANDIDARSI
Ugo Magri per La Stampa


A profetizzare un tracollo di Forza Italia alle prossime europee non sono solo i giornali nemici. Il più preoccupato è forse colui che da quelle parti più se ne intende, vale a dire l'uomo-macchina del partito Verdini.

Ieri ha consegnato al Cavaliere (il quale tale resterà formalmente fino alla revoca del titolo) un mazzo di cartelline variopinte, con grafici e tabelle a corredo, un bel lavoretto insomma. Dove si prova a quantificare il danno causato dall'interdizione del leader, che non potrà candidarsi e addirittura, secondo certe teorie in voga ad Arcore, nemmeno prestare il proprio nome per il simbolo elettorale.

In particolare Verdini solleva una questione spinosa: se Forza Italia non metterà in lista perlomeno 10-12 personaggi capaci di rastrellare voti, il rischio débacle è dietro l'angolo...

E chi sarebbero questi campioni delle preferenze? Nel dossier non si fanno nomi, ma è sufficiente prestare attenzione a quanti già si stanno scaldando a bordo campo, pronti a tuffarsi nella mischia. Il numero uno della lista è senza dubbio l'ex-ministro Fitto.

Ma se ne vorrebbero aggiungere altri del calibro di Scajola, di Saverio Romano, di Rotondi, magari addirittura di Cosentino, quest'ultimo tanto inviso alla fidanzata di Silvio. Proprio ieri «Repubblica», giornale non certo tenero col Cav, ha pubblicato un'intervista a Francesca Pascale, per la prima volta in cattedra sugli scenari nazionali.

E lei, con parole che rispecchiano fedelmente il pensiero del suo compagno, col quale ne ha parlato a cena, ha picchiato duro proprio su Cosentino, su Fitto, sulla Santanché, insomma su tutti coloro che secondo Verdini dovrebbero salvare la patria berlusconiana. Non solo. Lady Berlusconi ha sparato sulla moglie di Renzi (qualche dietrologo vi vede un tentativo di mettere in difficoltà proprio Verdini, che col premier è notoriamente in ottimi rapporti).

Berlusconi, come pure il «cerchio magico» intorno a lui, teme che dando retta a Verdini le Europee diventerebbero una sorta di primarie, dove le gerarchie di partito verrebbero fissate a suon di preferenze anziché in base alle sue volontà. E piuttosto che cedere ai ras locali, Berlusconi preferisce correre il rischio della sconfitta. O gettare nella mischia un rampollo. Dopo i no di Marina e di Piersilvio, l'ipotesi Barbara non è tramontata.


2. VECCHIA GUARDIA IN RIVOLTA CONTRO LA PASCALE E ORA VERDINI È PRONTO A LASCIARE IL PARTITO
Francesco Bei per La Repubblica

Un partito dilaniato da uno scontro interno senza esclusioni di colpi, una guerra di coltelli nel crepuscolo del leader, alla vigilia dell'ibernazione di un anno imposta dalla condanna: Forza Italia è sul punto di esplodere. Tanto che persino l'uomo forte del partito, Denis Verdini, diventato il simbolo stesso dell'ultimo decennio
berlusconiano, sta meditando di ritirarsi dalla vita politica. A questo punto forse soltanto il colpo di scena rappresentato dall'arrivo della figlia Barbara Berlusconi potrebbe raddrizzare una nave che imbarca acqua sotto la linea di galleggiamento.

 

L'attacco di Francesca Pascale a Santanché e Cosentino - tra le righe dell'intervista concessa ieri a
Repubblica - ha portato infatti alla superficie la vera partita in gioco in vista della decisione del 10 aprile del Tribunale di Sorveglianza di Milano. Chi controllerà Forza Italia quando Berlusconi sarà ai domiciliari e non potrà nemmeno fare una telefonata ai suoi capigruppo? È l'Organizzazione il cuore del partito. Chi ci mette le mani vince tutta la posta. E l'Organizzazione, con il dipartimento elettorale, è ancora nelle mani di Verdini e dei suoi uomini, da Ignazio Abrignani a Gregorio Fontana.

 

O meglio lo sarebbe, visto che Verdini - di fatto il segretario politico - formalmente non è più nulla. Le vecchie cariche del Pdl non sono state rinnovate, quelle nuove non prevedono più il suo ruolo, tutto è sospeso in un limbo in attesa che la guerra stabilisca nuovi equilibri. Nemmeno il tanto discusso ufficio di presidenza esiste ancora. Nel frattempo avanza un'organizzazione parallela, quella dei Club Forza Italia, affidati a un membro del cerchio magico come Marcello Fiori.

 

Perché è questa la linea di frattura che emerge, il quadrumvirato guidato dalle due lady di ferro - la fidanzata Francesca Pascale e il capo dello staff Maria Rosaria Rossi - con il consigliere politico Giovanni Toti e Marcello Fiori. Contro la vecchia guardia rappresentata da Verdini e da tutti quelli, come Raffaele Fitto o Claudio Scajola, che possono vantare un loro bacino di voti, una loro riconoscibilità politica a prescindere dalla benevolenza del Capo.

 

Lo scontro è violento. Senza attaccare direttamente Verdini, Pascale ieri ha asfaltato due esponenti considerati vicini all'ex coordinatore: Daniela Santanché e Nicola Cosentino. La prima ha scelto (per ora) di non rispondere. Cosentino invece ha vibrato una rasoiata che è arrivata a far sanguinare anche il Cavaliere: Rispondendo «ad alcune dichiarazioni della signorina Pascale», l'ex coordinatore campano non l'ha presa alla larga: «Se il suo l'imbarazzo riguarda il fatto che io sono indagato, allora cominciamo a guardare anche a quelli che hanno sentenze passate in giudicato. Perché in quel caso ci sarebbe, sì, l'imbarazzo della scelta».

 

Denis Verdini, scelto come bersaglio dei Quadrumviri, ha fatto sapere in giro che potrebbe anche andarsene e occuparsi dei casi suoi. «Io con la politica c'ho solo rimesso», ha confidato amareggiato agli amici. Artefice del patto con Renzi e della riabilitazione politica del Cavaliere, Verdini pensa di non meritarsi il trattamento che gli viene riservato.

 

Ma certo non ha nascosto al leader le sue idee, puntualmente messe nere su bianco in un report recapitato ad Arcore. Nel documento il "mago dei numeri" afferma che senza 10-12 candidature di peso, di gente capace di mobilitare decine di migliaia o centinaia di migliaia di preferenze, Forza Italia rischia la débâcle alle Europee.

 

Una visione opposta a quella di Toti e Fiori, che sperano basti il nome Berlusconi nel simbolo per risolvere ogni cosa. Un altro che potrebbe mollare tutto è Raffaele Fitto, a cui viene impedito di candidarsi alle europee. «Mi stanno provocando - ha spiegato ai suoi - perché sperano che sbatta la porta, ma non gli farò questo favore».

 

La partita delle Europee si intreccia con quella della successione del Cavaliere. I figli maggiori, Pier Silvio e Marina, si sono ufficialmente chiamati fuori. Barbara invece ci spera ancora e ci lavora. Nelle ultime ore il movimento intorno al suo nome è aumentato, si parla di un incontro decisivo nel week-end con il padre ad Arcore. Sul tavolo ci saranno i sondaggi fatti da Alessandra Ghisleri sul suo nome.

3. BERLUSCONI E QUELL'EREDE CHE NON C'È - LA DELUSIONE DI ALFANO, IL FLOP DI TOTI E LA RINUNCIA DI MARINA E PIER SILVIO: L'EX CAVALIERE E L'ETERNA CACCIA DI UN LEADER POLITICO PER GUIDARE FORZA ITALIA
Michele Brambilla per Stampa


Forse mai come in questi giorni Silvio Berlusconi ha sentito la mancanza del compianto don Luigi Verzé, il quale gli aveva promesso di farlo vivere in perfetta forma fino a centovent'anni. Potesse contare di tagliare quel traguardo in piena efficenza, l'ex Cavaliere non avrebbe il problema di trovare, in politica, un erede. Prima o poi, anche l'incandidabilità finirebbe in prescrizione.

Ma il tempo stringe e Berlusconi non può aspettare dieci anni per tornare in politica in prima persona. Certo c'è il suo partito, Forza Italia: ma senza di lui, dicono i sondaggi, è una Ferrari senza motore. Dopo la delusione di Alfano il fedifrago e dopo aver forse pensato a Toti, Silvio si è convinto che a Berlusconi non può succedere che un altro Berlusconi.

Ma chi? Barbara forse vorrebbe ma è troppo giovane. Restano Marina e Piersilvio, che hanno l'età, ma non la voglia. Hanno già fatto sapere che preferiscono occuparsi, rispettivamente, della Mondadori e di Mediaset. Amore per il loro mestiere d'imprenditori, ma probabilmente anche consapevolezza che quello dei «figli di» è un destino ingrato: bene che ti vada, ti dicono che sei bravo, ma non come tuo padre.

Forse solo di Alexandre Dumas padre non si sa se è stato davvero più grande di Alexandre Dumas figlio; mentre Luigi Barzini senior e Luigi Barzini junior, per tutta la vita, hanno sostenuto di essere il vero Luigi Barzini. Per il resto nelle grandi famiglie, per poter fare paragoni che stessero in piedi, di solito si è aspettato il salto di una generazione, mettendo a confronto il nonno con il nipote.

Indro Montanelli, che non aveva figli, diceva che i grandi uomini non dovrebbero generare, perché è difficile crescere all'ombra di una quercia. Tanto più se è una quercia ingombrante come quella di Silvio Berlusconi. Già ne deve aver sofferto Paolo Berlusconi, del quale Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini, nel loro "Catalogo dei viventi", scrivono: «Racconta che una volta gli chiesero: come sta la mamma di suo fratello?». Almeno i figli, forse hanno il diritto di essere solo se stessi.

 

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