BERSANI VIVO, MORTO O X? PDL, LEGA E UDC PUNTANO AL PAREGGIO, SECONDO IL PRIMO COMANDAMENTO: NON PRENDERLE! - LA SOGLIA DEL 42,5% PER IL PREMIO DI MAGGIORANZA E’ IRRAGGIUNGIBILE, E BERSANI E I SUOI SI SONO FATTI INGANNARE DA CASINI COME BAMBINI ALLE ELEMENTARI - MEGLIO CHE IL PD SI RASSEGNI FIN DA ORA A FARE DA PORTATORE D'ACQUA A UNA GRANDE COALIZIONE…”

Marco Damilano per L'Espresso

Ok, asciughiamoci gli occhi, diamoci un contegno e cerchiamo di non crepare di invidia per la notte stellare che ci è stata offerta. Non solo per la vittoria di Obama e del suo sogno americano, ma per lo spettacolo di una grande democrazia che mobilita milioni e milioni di persone (e anche di dollari, certo) per decidere la sua leadership. Voto su voto, seggio su seggio, categoria per categoria, perché negli Usa la politica è arte e scienza, la comunicazione non è virtuale ma richiede una conoscenza perfetta del territorio. Lo spettacolo della politica, visto anche nei faccia a faccia televisivi Obama-Romney, quando per conquistare un Paese si mettono in gioco ideali, passioni, interessi e storie personali, il contrario esatto dell'avvilente politica-spettacolo all'italiana.

Ok, facciamo gli amerikani, fingiamo di aver votato anche noi in Ohio o nel Colorado, per non rovinarci il risveglio. Perché l'italiano che ha fatto l'alba tifando Barack (e perfino Mitt) apre i giornali questa mattina per scoprire che ieri pomeriggio al Senato le forze politiche italiane si sono accapigliate intorno alla riforma del Porcellum: premi, premioni, premietti, tombole, tombolini, seggi di consolazione, soglie di sbarramento, il 42,5 da far scendere al 40 per ottenere un premio del 10 per il partito che arriva primo...

Leggi, provi a capirci qualcosa e ti chiedi perché. Perché siamo condannati ad assistere a un pasticcio così sideralmente lontano dal modello di democrazia americana cui pure tutti dicono di volersi ispirare. Negli Usa i candidati mettono in competizione tutto, o si vince o si perde. In Italia, la patria del catenaccio, non c'è concorrenza in economia e non c'è conflitto in politica.

Si gareggia per non perdere, per pareggiare, per non far vincere nessuno. E' questa l'ispirazione che mosse nel 2005 Forza Italia, An, la Lega e l'Udc a votare il Porcellum abrogando la precedente legge elettorale, il Mattarellum. Con i collegi e con l'effetto maggioritario il centrosinistra guidato da Prodi avrebbe conquistato una solida maggioranza alla Camera e al Senato, con il Porcellum sappiamo com'è andata, governo appeso a uno o due voti a Palazzo Madama, due anni di vita stentata e elezioni anticipate.


Ora la storia si ripete: c'è un problema di instabilità politica, il prossimo Parlamento sarà balcanizzato, i partiti sono in crisi? Bene: lo stesso trio che ideò il Porcellum, il Berlusconi-Calderoli-Casini, ieri ha votato al Senato una rifomicchia che alza la percentuale per conquistare il premio di maggioranza al 42,5 per cento. Poiché nessuna coalizione può sperare di raggiungere quella soglia l'effetto sarebbe un ritorno alla proporzionale pura.

Ritorno alla Prima Repubblica? Magari. Lì i partiti erano una cosa seria, repubblicani e liberali avevano piccole percentuali ma importanti identità, al centro c'era la Dc, il partito egemone che fino al 1992 non è mai sceso sotto il 30 per cento e che garantiva un governo stabile, sia pure con i continui cambi di inquilino a Palazzo Chigi. Oggi il partito più grande, il Pd, si agita tra il 25 e il 30 per cento e non mostra nessuna capacità di egemonia. Invece del Pci di Togliatti-Longo-Berlinguer come secondo partito c'è Beppe Grillo.

E gli altri partiti, dal Pdl all'Udc, veleggiano tra il 15 e il 5 per cento. Ecco spiegato il blitz del Senato: il Pdl e la Lega che con l'attuale legge elettorale vedrebbero i loro gruppi dimezzati possono sperare di limitare i danni con un ritorno alla proporzionale. E l'Udc di Casini, l'unico vero partito personale e padronale rimasto in campo, incollato da anni al 5-6 per cento, diventerebbe il partner indispensabile, senza muovere un dito. Casini l'ha detto e ripetuto: per fare la lista per l'Italia a me basta avere un nome e un logo il giorno che si presentano i simboli per le elezioni al Viminale. La partecipazione, le scelte, le primarie? Boh, roba vostra, fatele pure.

Il Pd strepita contro l'asse Pdl-Lega-Udc che lo vede isolato e spera almeno di portare a casa un premio di consolazione, il 10 per cento di seggi in più per il partito che arriva primo. Ma è un lamento tardivo: Bersani e i suoi si sono fatti ingannare come bambini alle elementari. E soprattutto non hanno mai voluto affrontare la questione centrale. Hanno predicato per anni il ritorno alla cosiddetta democrazia dei partiti, teorizzando che i governi non li fanno gli elettori ma il Parlamento.

Ovvero i partiti, ovvero le segreterie di partito, ovvero loro. Quante volte l'hanno ripetuto D'Alema e Violante e i loro esegeti sull'Unità? Quante volte hanno spiegato che rivolgersi direttamente agli elettori è populismo, plebiscitarismo, antipolitica, berlusconismo mascherato? «Gli italiani decideranno se dare a una singola forza politica un consenso sufficiente per governare da sola o a stabilire se quella forza per governare debba allearsi con altri. In ogni caso decideranno i gruppi parlamentari», così Violante spiegava nelle interviste lo spirito della nuova legge elettorale.

Ma se questo è vero è inutile lamentarsi ora di essere stati beffati da Casini. Se si gioca solo nei corridoi del Transatlantico il più bravo è Pier, non c'è dubbio. Ed è meglio che Bersani si rassegni fin da ora a fare da portatore d'acqua a una grande coalizione, perché se questa è la nuova legge elettorale non ci sono alternative.

 

PIERFERDINANDO CASINI E PIERLUIGI BERSANI TECNOCASTA CALDEROLI BY CARLIBEPPE GRILLO AL MARE taverna violante dalemaPIERFERDINANDO CASINI

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