1- FINE DEL PROCESSO E DELLE INDAGINI E DELLA DETENZIONE, ACCORDO PER 1 ANNO E 8 MESI. BISI POTRÀ ESSERE SOLO TESTIMONE. CONTRO PAPA CHE RESTA SOLO A DIFENDERSI 2- UN PATTEGGIAMENTO CHE FA CALARE IL SIPARIO SULLE CENTINAIA E CENTINAIA DI INTERCETTAZIONI CHE DOCUMENTAVANO LE CONVERSAZIONI TELEFONICHE E I SUOI INCONTRI A PIAZZA MIGNANELLI CON MINISTRI, IMPRENDITORI, POLITICI, GIORNALISTI, GENERALI 3- E TUTTI INCASSANO UN SUCCESSO: BISI LA LIBERTÀ, I PM WOODCOCK E CURCIO LA CONFERMA CHE LA LORO INCHIESTA ERA BEN FONDATA E L’ITALIA POTENTONA CHE PUÒ FINALMENTE TIRARE UN BEL SOSPIRO DI SOLLIEVO E DORMIRE TRANQUILLA PENSANDO CHE NESSUNO LEGGERÀ LE CONVERSAZIONI CON “L’UOMO PIÙ POTENTE D’ITALIA” (COPY SILVIO)

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Va tutto come previsto e Luigi Bisignani esce dalla scena giudiziaria napoletana. Il lobbista accusato di associazione a delinquere e favoreggiamento del parlamentare del Pdl Alfonso Papa - a sua volta imputato di corruzione, concussione ed estorsione nei confronti di alcuni imprenditori - chiude l'accordo con i pubblici ministeri e concorda una pena a un anno e otto mesi. Ma soprattutto ottiene un patteggiamento «tombale», dunque fine del processo e delle indagini tuttora in fase istruttoria. In aula potrà essere chiamato soltanto come testimone.

Comincia alle 10,15 l'udienza davanti alla prima sezione del tribunale di Napoli e viene rispettato il copione stabilito da accusa e difesa: da una parte gli avvocati Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo, dall'altra i sostituti Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Il patto prevedeva una richiesta di nullità per difetto di notifica che consentisse di riaprire i termini in modo da poter accedere al rito alternativo. Pirolo presenta l'istanza, Woodcock la appoggia specificando come tre giorni fa lo stesso Bisignani abbia formalizzato la richiesta di patteggiare la pena. E al presidente del tribunale non resta altra scelta che riconoscere l'effettivo errore procedurale.

Alfonso Papa, per la prima volta in tribunale dopo l'arresto autorizzato il 20 luglio scorso dalla Camera, assiste impotente. I suoi avvocati cercano di accodarsi, sottolineano la necessità di non separare il destino dei due imputati e per questo chiedono che un'eventuale riapertura dei termini possa riguardare anche il loro cliente. Ma non sortiscono l'effetto sperato.

E Papa resta solo a difendersi dall'accusa di aver ricattato i titolari di alcune aziende con informazioni riservate sulle inchieste in corso. Notizie segrete carpite grazie alla sua «rete», in cambio delle quali si sarebbe fatto elargire soldi, auto di lusso, viaggi, contratti lavorativi per sua moglie e per le sue amanti.

Bisignani torna dunque davanti al Gip che dovrà ratificare l'accordo: un anno e due mesi di condanna per l'associazione a delinquere, sei mesi per il favoreggiamento. Tenendo conto che da quattro mesi è agli arresti domiciliari, appena sarà emesso il decreto tornerà in libertà. I suoi legali si mostrano soddisfatti del risultato, ancor più la Procura che in questo modo può rivendicare di aver condotto un'inchiesta solida e di aver ottenuto il riconoscimento di colpevolezza dell'imputato. Ma anche la possibilità di poterlo riconvocare al processo come testimone, tenendo conto che durante l'istruttoria aveva già accettato di rispondere per tre volte alle domande degli inquirenti.

L'uscita di scena di Bisignani fa calare il sipario sulle centinaia e centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali che documentavano i suoi incontri e le sue conversazioni nell'ufficio di piazza Mignanelli, nel cuore di Roma, dove il lobbista riceveva ministri, imprenditori, politici, giornalisti. E dove riusciva a orientare persino le scelte del governo. I magistrati potranno eventualmente utilizzare soltanto quelle relative a reati commessi da altri.

Nulla potranno invece fare con i documenti custoditi nei computer di Bisignani e da lui acquisiti illegalmente grazie a un sofisticato programma che gli consentiva - semplicemente inviando una e-mail - di copiare l'intera memoria del destinatario. Ma anche di quelli che aveva ricevuto in maniera lecita e che - secondo alcune indiscrezioni - potrebbero essere classificati come «riservati» perché provenienti da uomini dell'intelligence.

Il processo è stato rinviato all'8 novembre. Dopo alcune questioni procedurali, si comincerà ad esaminare la lista dei testimoni. Sono numerose le persone che potrebbero essere chiamate a rendere dichiarazioni in aula sui rapporti tra Papa e gli imprenditori, ma soprattutto su quelli con i politici.

Del resto le intercettazioni hanno mostrato le frequentazioni del parlamentare con i vertici del Pdl e i suoi tentativi di accreditarsi presso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per ottenere un posto da sottosegretario. Nell'elenco c'è anche l'onorevole Marco Milanese, l'ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti, che nell'ambito dell'inchiesta sulla cosidetta P4 di cui anche Papa è accusato di far parte, è già stato interrogato diverse volte.

 

BISIGNANIBISIGNANIi pm napoli woodcock piscitelli curcio ALFONSO PAPA MARCO MILANESE STEFANIA PRESTIGIACOMO Mariastella Gelmini dal Corriere Italo Bocchino

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…